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“Il commercio delle idee: del libro e della libreria”

Liber: pellicola situata tra la corteccia e il legno, tra il cortex e il lignum, tra il pensiero esposto e l’intimità nodosa, interfaccia del fuori e del dentro, essa stessa né fuori né dentro, volta verso l’uno come verso l’altro, mentre volge l’uno verso l’altro, rivolta l’uno nell’altro. Qualunque cosa il libro possa diventare – digitalizzato, smaterializzato e virtualizzato così come rilegato in cuoio e foglie d’oro – non è possibile che non rimanga, per quanto sottile possa diventare, “per il lettore blocco puro – trasparente” attraverso il quale non accediamo ad altro che a noi stessi, gli uni agli altri ma in ciascuno come in geroglifico.

La vera proprietà del libro, la sua “virtus operativa” o la sua “vis magica”, ciò che si potrebbe chiamare la sua “librarietà”, si trova solamente nel rapporto che esso stabilisce e mantiene tra la sua apertura e la sua chiusura. A differenza della porta del proverbio, non è necessario che un libro sia aperto o chiuso: è sempre tra i due stati, passa sempre da uno all’altro.

Questo passaggio continuo e incessantemente reversibile – il libro aperto infatti si richiude proprio mentre il libro chiuso si apre – dipende dal fatto che il libro non può essere considerato né semplicemente come un “contenente” né propriamente come un “contenuto”. Il libro non è l’oggetto che è possibile riporre su uno scaffale o posare su un tavolo, e non è nemmeno il testo che risulta stampato sulle sue pagine. Ma va piuttosto dall’uno all’altro, o meglio si mantiene nella tensione tra i due: apre questa tensione, la suscita e non smette di alimentarla con il susseguirsi delle sue pagine, affidandola al suo volume come ad una sorta di repositorio…

Un omaggio al libro, a questo strano oggetto, o merce, a al luogo in cui esso viene messo in vendita, la libreria, affidato alle cure di quel singolare commerciante che è il libraio, a cui spetta non solo vendere, ma innanzitutto scegliere, esporre, offrire il libro alla curiosità del lettore. Una curiosità che si rivolge in prima battuta alla “materia” del libro, che si manifesta nel contatto sensibile con le sue pagine, la sua copertina, il suo formato. Solo qui si espone l’Idea del libro: un’idea o un “senso”, inseparabili dalla materialità. Il libro è per Jean-Luc Nancy l’elemento distintivo della nostra cultura, in quanto privo di un senso giò dato, di una verità assoluta e unitaria, che precede la sua esposizione, sempre particolare e finita e quindi sempre plurale.

Parlando del libro, Nancy riprende così i temi fondamentali del suo pensiero: la materialità o la corporeità del “senso”, il suo darsi sempre in una superficie, nelle pieghe e nelle aperture che la attraversano, nella sua costitutiva impurità. E lo fa con una scrittura singolare che nella sua straordinaria densità, contamina linguaggio filosofico e poetico, termini tecnici e gergali.

L’autore del libro Jean-Luc Nancy è uno dei filosofi contemporanei più originali ed innovativi. Insegna all’università di Strasburgo.

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