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Libri mostruosi gratis in rete

Ecco il futuro: libri gratis. Si spera ovunque sia possibile leggere, riflettere, scambiarsi idee, pensieri, progetti. Io dò un Proust a te, tu mi dai un Petrarca, lui mi passa un Joyce, noi ci troviamo un Calvino, voi mi fate leggere un Conrad, essi se la stanno vedendo con Beckett. Immaginate scaffali all'entrata della metropolitana, all'ingresso dello stadio, davanti alla chiesa, di fronte al mare sulla spiaggia di Positano, accanto alla seggiovia di Cortina, in cima al Faito, di lato alla statua della Madonnina della neve, nei saloni per uomini e quelli per signore, tra gli attrezzi delle palestre, sui bordi delle piscine, a bordo dei treni, vicino alle scalette degli aerei pronti al decollo, sulla banchina per l'imbarco al porto dei pensieri di chi viaggia, arriva, sosta, decolla, per riflettere, pensare, immaginare, evadere, in nome e per conto dei libri e del piacere che essi danno nella lettura. Un momento: avevo dimenticato di dirvi che per ora i libri sono sì gratis, ma solo in rete. Davvero? E dove? Come? Perché? Leggetevi questa intervista di un editore "pazzo".

Neoavanguardista? Sperimentale? Lo scrittore Giulio Mozzi, 46 anni, padovano, è una fucina di iniziative difficilmente catalogabili con un’etichetta. Esordì nel ‘93 con la raccolta di racconti Questo è il giardino, segnalato da Marco Lodoli. Fu accolto dalla critica come un evento. Poi ha scritto altri sei libri suoi e tanti altri ne ha fatti pubblicare. Molti a loro volta accolti dalla critica come un evento. «Ci sono persone che hanno come destino di inventarsi cose nuove. Io ne invento un sacco.  La maggior parte non funzionano. Io sono l’esatto contrario di un imprenditore: mi piace avere una buona idea e trovare qualcuno che ci stia. Non guardo al profitto, il profitto è un limite». Una volta si definì «un cattolico nevrotico e sovrappeso». Tre aggettivi che lo rappresentano perfettamente. Veste a metà tra un prete di base e un volontario della mensa del defunto fratel Ettore. E ha l’occhio vivace tipico del nevrotico.

 

 

L’ultima sua trovata è una casa editrice che non produce libri.  Li sceglie, li progetta, li edita, ma non li stampa. Si chiama vibrisselibri, (www.vibrisselibri.net) dal nome del bollettino letterario che dal 6 agosto 2000 è diventato un appuntamento per chi cerca qualcosa di nuovo nella muffosa Repubblica delle Lettere. Prima era una newsletter settimanale, poi divenne blog, tra i più cliccati e vivaci del mondo letterario. Essere segnalati dal blog di Mozzi per un autore è un po’ come essere l’ananas a cui l’Uomo del Monte ha detto sì. La stessa cosa accaduta a molti esordienti lanciati dalla Sironi, la piccola casa editrice milanese per cui Mozzi fa l’editor: da Tullio Avoledo con l’Elenco telefonico di Atlantide a Don Luisito Bianchi con La messa dell’uomo disarmato, da Alberto Garlini di Fùtbol bailado a Giorgio Falco di Pausa caffè fino al romanzo mostruoso di Leonardo Colombati Perceber. Testi di qualità, romanzi lontani dalla narrativa facile o di intrattenimento. Nel cartoncino che annunciava il lancio dell’ultima folle iniziativa, nata ufficialmente il 16 novembre scorso,  Mozzi scrive: «Perché farlo adesso? Perché sennò non lo farò mai più».

 

 

Questa è una ragione sufficiente per dar vita a una nuova casa editrice?

«Non è solo un motto. Adesso è il momento giusto, perché si può usare il web in modo più naturale».

 

 

Il futuro del libro sarà on-line?

«Favole. È finito il periodo di sbornia, quando si diceva che il libro elettronico avrebbe sostituito quello di carta. Noi invece usiamo la rete come strumento».

 

 

Cioè?

«Produciamo libri e li mettiamo in rete:  libri veri a tutti gli effetti, impaginati, con la copertina, il frontespizio. L’unica differenza è che non li stampiamo. Chi vuole se li scarica. Il giorno dell’uscita dei primi due libri il sito è saltato per i troppi contatti. Nel banner c’era scritto: “Romanzi gratis, cliccate qui”. Come imbucarsi al convegno perché c’è il buffet».

 

 

Perché non fare una casa editrice vera e propria?

«Per uscire dalla logica del piccolo editore, costretto a rifugiarsi nella nicchia per non soccombere alla logica della grande industria editoriale. (continua al link)

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