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Sapete che cosa è lo "spime"

Il neologismo è stato coniato da Bruce Sterling. Il futurologo texano, creatore di nuovi concetti, usa “spime” per designare gli oggetti che viaggiano nello spazio e nel tempo (space, time) in modo nuovo perché sono dotati di etichette elettroniche (rfid) che li definiscono per come evolvono e per il luogo in cui si trovano. L’idea gli è venuta venendo a conoscenza della decisione di un tale messicano che si è fatto impiantare un chip per comunicare la propria identità a speciali lettori elettronici. Si potranno cercare le persone con Google, dice Sterling. Che prevede anche le conseguenze negative: spam, attentati alla privacy, furto di personalità. E il sogno diventa subito incubo. Questo libro si occupa degli oggetti creati e dell'ambiente, questo vuol dire che è un libro su tutto. Visto da una certa distanza, è un argomento piccolo. I lettori ideali di questo libro sono quelle ambiziose anime giovani (di tutte le età) che vogliono intervenire costruttivamente nel processo della trasformazione tecnosociale. Il che significa che questo libro si rivolge a chi progetta e a chi pensa, a ingegneri e scienziati, imprenditori e operatori della finanza e a chiunque altro abbia a cuore capire perché un tempo le cose erano come erano, perché oggi le cose sono come sono e come sembra stiano diventando.

Il mondo dell’artificiale organizzato si sta trasformando secondo modalità mal comprese e poco esplorate. Questo per due ragioni. Primo, compaiono nuove forme progettuali e produttive che non hanno alcun precedente storico e sono destinate a creare novità sostanziali.

Secondo, i modi di produzione usati attualmente non sono più sostenibili. Hanno scale enormi, la loro storia è lunga, e hanno conosciuto lunghe fasi di ricerca e sviluppo, ma non possono andare avanti nella forma attuale. Lo status quo usa forme di energia e di materia arcaiche, limitate e tossiche: danneggiano il clima, avvelenano la popolazione e fomentano guerre per le risorse. Non hanno futuro.

Quindi abbiamo davanti una bella sfida: sapremo guidare in modo creativo i fortissimi vettori della prima ragione e, al contempo, gestire strategicamente le terribili conseguenze della seconda? Se ci riusciremo, allora potremo godere di un qualche futuro. Ecco qual è l’oggetto di questo libro.

La ricerca per un mondo sostenibile può aver successo, oppure può fallire. Se fallisce, il mondo diventerà impensabile. Se funziona, il mondo diventerà inimmaginabile. In pratica, sarà un po’ metà e metà: in alcune cose avremo successo, in altre no. Quindi il mondo di domani sarà in parte impensabile e in parte inimmaginabile. Gli attori effettivi si bilanceranno tra queste due condizioni, con tanto di progetti e piedi di porco. Spero che questo libro possa essere uno stimolo per chi è impegnato nella preparazione dei nuovi progetti. Spero che vi divertiate a leggerlo almeno la metà di quanto mi sono divertito io a pensarlo.

Userò termini particolari in un modo particolare, che al di fuori del contesto di questa discussione potrebbero generare confusione. Quindi li scriverò in lettere MAIUSCOLE: MANUFATTI, MACCHINE, PRODOTTI, GINGILLI. Poi c’è lo “SPIME”, un neologismo recentissimo e centrale per la tesi di questo libro, per cui ho reso in MAIUSCOLO anche questo termine. In questo modo si sottolinea che sto parlando di classi di oggetti all’interno di relazioni variabili oggetto-essere umano, e non di specifici MANUFATTI, MACCHINE, PRODOTTI, GINGILLI o SPIME.

Usando questa particolare terminologia intendo mettere in rilievo la continua interferenza tra oggetti e persone. Sto descrivendo un’infrastruttura di supporto umano irrevocabilmente legata alla classe di persone – e da essa generata – necessaria a crearla e mantenerla. Mentalmente, separare gli uomini e gli oggetti è più semplice che intenderli insieme come sistema ampio e interdipendente: gli esseri umani sono vivi, gli oggetti sono inerti; le persone possono pensare, gli oggetti semplicemente giacciono lì. Ma questa divisione tassonomica ci rende ciechi riguardo ai modi e ai mezzi attraverso cui gli oggetti mutano e lascia in ombra quelle aree d’intervento nelle quali la progettazione può dare nuova forma alle cose. Un intervento che sia efficace non ha luogo nel regno degli uomini, né in quello degli oggetti, bensì in quello del tecnosociale.

Così, scrivendo in maiuscolo MANUFATTI, intendo oggetti artificiali semplici, fatti a mano, usati con le mani, azionati dall’energia dei muscoli. I MANUFATTI vengono creati uno per volta, localmente, affidandosi a processi empirici e alla saggezza popolare anziché a una qualsiasi comprensione astratta dei principi della meccanica. Le persone all’interno di una infrastruttura di MANUFATTI sono “Cacciatori e Agricoltori”.

Con MACCHINE indico manufatti complessi, proporzionati con precisione, composti di molte parti mobili essenziali, che sfruttano una qualche sorgente di energia di origine né umana né animale. Le MACCHINE richiedono strutture di supporto specializzate quanto a conoscenze tecnologiche, capacità distributive e finanziarie. Le persone all’interno di un’infrastruttura di macchine sono “Avventori”. Allora, qual è la differenza? Come tracciare una linea tra una tecnocultura di MANUFATTI e una tecnocultura di MACCHINE? Leggete il libro e lo saprete…

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