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Incunaboli e cinquecentine

Pur avendo avuto parte importante nello sviluppo dell'arte della stampa, non si è visto in Italia un uguale sviluppo delle scienze del libro, specialmente nella pubblicazione di cataloghi di fondi librari a stampa. Tutto il capitolo dedicato ai grandi cataloghi di biblioteca e alle bibliografie divise per secolo, vede l'Italia in posizione assai defilata, a vantaggio - come ben si sa - dei paesi di lingua tedesca e inglese. Solo dalla metà degli anni Settanta del secolo scorso, concluso il censimento degli incunabuli conservati nelle biblioteche italiane, abbandonata - troppo tardi - l'impresa di pubblicare un catalogo collettivo del patrimonio bibliografico delle biblioteche statali e iniziati i primi esperimenti nel trattamento automatizzato dei dati bibliografici, i bibliotecari italiani hanno ritenuto che fosse giunto il momento di dedicarsi alla catalogazione dei libri antichi conservati (sarebbe meglio dire: depositati) in gran numero nelle biblioteche, spesso anche in quelle di piccole dimensioni e appartenenti alle più differenti titolarità.

Una bibliografia - che ancora non c’è - dei cataloghi di libri antichi, pubblicati in questi ultimi trent’anni, arriverebbe a descrivere almeno un migliaio di titoli, compresi anche i cataloghi editi all’interno di monografie e di periodici. L’interesse scientifico, e la passione (anche civile) per documentare compiutamente un capitolo della nostra storia del collezionismo, si è quindi risvegliato e ha prodotto - a volte - strumenti di analisi bibliografica eccellenti, che reggono a letture diversificate.

E proprio su questo sentiero di pazienti ricerche si è posta la Fondazione Palazzo Coronini Cronberg che ha scelto di catalogare, un po’ alla volta, tutto il ricco e multiforme patrimonio conservato nella silenziosa villa di viale XX Settembre a Gorizia. La Biblioteca Coronini, se confrontata con la quadreria e con le raccolte di stampe e argenti, può sembrare di livello non adeguato, considerato che numerosi libri antichi sono stati acquistati in blocco a Venezia dal libraio Giuseppe Malattia sembra più per ricostruire almeno l’immagine di una biblioteca nobiliare, che per effettive competenze bibliofiliche ed esigenze intellettuali.

Tuttavia, questo «scavo» praticato - in un tempo ragionevole - da due bibliografi dell’Università di Udine, Arianna Grossi e Simone Volpato, ha portato alla luce tra le 16.215 descrizioni bibliografiche, delle quali si compone la Biblioteca, altri sei incunabuli (uno non censito da IGI) in aggiunta ai due già conosciuti, aumentando a sessantadue il totale degli incunabuli posseduti dalle biblioteche goriziane e così integrando l’elenco pubblicato nel 1980 da F. Posa, e un gruppo di 154 cinquecentine (in 165 esemplari), sette delle quali - su un totale di trentanove edizioni tedesche - non sono registrate nel monumentale censimento delle cinquecentine tedesche (VD 16), a conferma di quanto siano ricche di scoperte questo tipo di raccolte, vergini e appartate.

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