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Morfologia dei libri

Dare uno sguardo all’anatomia dei libri non fa male. Aiuta a capire non solo chi scrive i libri ma anche chi li stampa, li pubblica e li legge. Contrariamente a quanto si possa pensare anche l’aspetto fisico, estetico ed esteriore dei libri può ben avere a che fare con la bibliofilia o, peggio, con la bibliomania. Sono malattie che nella fisicità dell’aspetto esteriore dei libri, nel modo in cui sono stampati, rilegati, messi insieme, prodotti, esposti, sistemati negli scaffali delle librerie personali, o nelle biblioteche del mondo, trovano la diffusione del virus.

Cap. II

 

Ci sono due principali divisioni del libro: la parte che va verso l’esterno del libro, e quella che va verso l’interno. Cominciamo dalla prima, cioè dal visionare le parti anteriori e posteriori del libro, la pelle, la membrana, che ha per scopo il rivestimento o la legatura che fanno da protezione della parte interna che è quella più delicata e soggetta a danneggiamenti. In effetti il libro può essere rilegato in cartone semplice, stampato sopra, oppure il cartone può essere rivestito di tela o di pelle con incisioni e stampa. Disegni, fregi, decorazioni concorrono ad abbellire un corpo che deve attirare l’attenzione per la sua esteriorità che in questo caso anticipa il contenuto. Ci può essere una sovraccoperta a colori che a sua volta concorre a dare eleganza e stile. La parte che va verso l’interno del libro comprende l’inchiostro e la stampa. La carta è il corpo del libro e può essere sottile o spessa, secondo la forma, il gusto, il contenuto, se il libro è di molte o poche pagine, se ci sono immagini in bianco e nero o a colori. Il formato dei fogli può essere variamente nominato: imperiale, reale, protocollo e a seconda di come viene piegato può essere chiamato quarto, ottavo, sedicesimo, vale a dire, quattro, otto o sedici pagine. Il carattere della stampa può variare secondo gli stili, i gusti, le tendenze, la tradizione. Da questo punto di vista il libro un mondo a sé, una tecnica complessa, che continua dai tempi in cui gli scriba che lavoravano con penna o stilo, fino ad arrivare ad arrivare al giorno d’oggi in cui la stampa è diventata digitale. Il design, la progettazione, l’estetica, il gusto, le preziosità le raffinatezze, tutto serve a fare della stampa un’arte davvero raffinata ed esclusiva, per allietare il compito di chi legge e per ricreare la sua vita.

 

Un altro aspetto importante del libro è la sua grandezza. Il famoso lessicografo inglese il Dr Johnson era solito dire che i migliori libri sono quelli che si possono tenere in una mano, essere portati con sé, ovunque si vada. I grossi libri sono difficile da tenere tra le mani, impossibili da sfogliare, consultare. Callimaco in un suo frammento ebbe a dire che “un libro grosso è come una grande sfortuna” e si riferiva chiaramente alla sua grandezza fisica piuttosto che al formato vero e proprio. Chi preferisce il formato in quarto, chi quello in ottavo, chi quello in folio. Tutto, comunque, dipende da ciò che il lettore si aspetta da un libro, da quanto e come il suo contenuto possa e debba essere presentato. Chi non ha mai goduto alla vista di quei libri in formato in-folio gigante con la riproduzione di quelle mappe del mondo antico in cui il lettore ha come la possibilità di entrare in un mondo scomparso o perduto?

 

Sul fronte opposto vanno menzionati i piccoli libri, i libri miniatura, quelli che non possono essere letti se non per mezzo di una lente di ingrandimento. Il critico W. T. Spencer possedeva una Bibbia datata 1660 tanto piccola che la si poteva poggiare sulla superficie di un’unghia del dito. Si dice che il libro più piccolo del mondo sia un “Galileo à madame Cristina di Lorena” del 1615. Misurava 10X15 millimetri. Si può vedere una copia nel “British Museum” nella sezione Chippemdale che presenta una intera collezione di libri lillipuziani. Gran parte di questi libri sono prodotti con procedimento tipografico e litografico, non in maniera tipografica. Quale formato preferire allora? Impossibile dire. I libri sono come gli uomini. Sono di tutte le forme, i colori, le sembianze. Diversi fuori, diversi dentro. Come chi li legge, chi li scrive, li stampa, li vende, li colleziona. La varietà è il segreto dei libri, una varietà che si rinnova e si ricrea senza interruzione, in funzione del loro contenuto e del valore letterario che diamo ad essi.

 

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