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Il piacere dei libri

Leggere per leggere. Molti lo fanno ed è un piacere che solo chi lo prova può davvero apprezzarlo. Leggere cioè non per studio, ricerca, critica o altro. Ma solo per piacere di vagare da pagina a pagina, senza un compito ed una meta precisi, senza un assillo, senza una impellenza. Il piacere di farlo tanto per farlo, per uscire dalla condizione mortale in cui ogni uomo è costretto a vivere. Thomas Carlyle addirittura affermò che ci fosse in ogni uomo il “Diritto di leggere” “una crudele ingiustizia se lo si priva di farlo”. E’ vero che, comunque, leggere non è e non può essere un “dovere” e perciò se è un piacere, tanto meglio, altrimenti è solo una perdita di tempo. Orazio ebbe, a dire con grande intelligenza, “Lectio, quae placuit, decise repetita placebit”, “ciò che leggiamo con piacere lo rileggiamo con lo stesso piacere”. Questo perché il desiderio dello spirito non è mai soddisfatto e fine a se stesso, ma continuamente aumentato quando questi desideri vengono condivisi con gli altri. E allora, come chi viene invitato ad una festa a mangiare, lasciamoci tentare dalla scelta, decidendo di leggere ciò che ci piace.

Cap. III

Senza al dolcezza di questo piacere i libri non potranno mai essere gustati, perché la letteratura, dopo tutto, non ci migliora. Piuttosto siamo noi che proviamo il piacere di migliorarci leggendo. Shakespeare dice nella “Bisbetica domata”

“Perdonatemi, gentile padrone,

In queste cose io la penso come voi,

lieto che così confermiate la vostra decisione

di succhiare le dolcezze della dolce filosofia.

Solo, buon padrone, mentre noi ammiriamo

Questa virtù e questa disciplina morale,

non siamo stoici né stolidi, vi prego,

consegnandoci alle pastoie di Aristotele

fino a fare di Ovidio un reietto sconfessato.

Esercitate la logica coi vostri conoscenti,

e fate pratica di retorica nel parlare quotidiano;

per ricrearvi, usate musica e poesia;

e a matematica e metafisica

dedicatevi quando ne provate voglia.

Non si dà profitto là dove non si prova piacere.

In breve, signore, studiate quello che più vi è congeniale.”

(I.i)

La stessa idea è sostenuta da molti e da ciò ne deriva che se un libro non è piacevole, cioè dà gioia, godimento e divertimento, non è affatto leggibile, e quindi viene meno alla sua funzione. Tutto dipende, comunque, da ciò che il lettore cerca nel libro che ha tra le mani. In fondo tutta la letteratura sembra esistere per arrecare piacere, alleggerire all’uomo la fatica di vivere, il peso dei suoi peccati, farli dimenticare, insieme alle sue speranze perdute, tutte quelle cose che si appellano al suo cuore. Questo piacere nei libri può, comunque, variare nel tempo e nello spazio. E, soprattutto se questo piacere non è alimentato dalla varietà: “jucundum nihil est, nisi quod deficit varietas”.

La biblioteca personale di ognuno di noi deve essere simile ad un giardino, con i suoi scaffali, i suoi percorsi, anfratti e spiazzali, poggi e terrazze dai quali cogliere i frutti desiderati, rose, spezie ed altre voluttà. A seconda di come si sente il nostro spirito scegliamo alcuni frutti invece di altri, decidiamo per certi gusti al posto di altri. Più grande è la varietà, maggiore è la scelta ed il godimento. Ci lasciamo guidare anche dal nostro stato d’animo, dalle nostre aspettative, ansie, problemi, sofferenze che ci accompagnano e dal libro scelto ci scegliamo un amico a cui lasciarci andare, confidarci, accompagnarci. Bisogna, però, sempre ricordare che c’è una grande differenza tra chi desidera davvero leggere un libro per far viaggiare la sua mente e il suo spirito e chi, essendo stanco, cerca di rilassarsi leggendo un libro.

Non sarebbe male pensare che per leggere, e leggere bene, ci sono delle regole da seguire. Gorge Gissing si pose questa domanda e così rispose: “Perché leggo e mi sforzo di ricordare? È davvero una domanda sciocca alla quale non si può dare una risposta. Si legge per il gusto ed il piacere di farlo, per rinvigorire il proprio io e riempire la propria solitudine. Solitudine dentro e solitudine fuori che solo i libri possono aiutare a far scomparire. E allora, bisogna dire che la regola d’oro per saper leggere consiste nella consapevolezza che non ci sono regole per leggere. Solo quando si decide di aprire le pagine di un libro si saprà esattamente quale direzione, senso e significato assumeranno quelle parole nella mente di chi legge, così come sono state scritte dal suo autore. Sarà allora che il libro scritto e stampato ritornerà in vita e si rigenererà, diventando “altro”, trasformandosi in un altro libro, tanti altri libri, quanti saranno i suoi lettori!

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