
Tipo: sistemare le librerie lontano da finestre e da fonti di calore (ma anche dai bambini) così come dalla luce solare diretta, che sbiadisce le copertine. Gli scaffali devono essere in legno pregiato, pioppo francese o ciliegio della Terra del Fuoco ad esempio (il metallo va bene per chi compra i libri di Moccia), abbastanza robusti perché non si imbarchino e un po’ più larghi dei volumi che devono contenere, in modo da poter appoggiare alla prima fila, con studiata noncuranza, plaquette, prime edizioni e rarità… Poi, le regole «intellettuali», che servono a non dover comprarsi un libro che si ha già in casa ma non si trova. Per fare un caso concreto, il Montesquieu di Jean Starobinski dove va collocato? Nella francesistica, tra le opere di filosofia o nel ripiano riservato agli autori svizzeri di lingua francese?
La biblioteca è una specie di harem. Le donne sono suddivise in bionde, brune, orientali… e allo stesso modo i libri si suddividono prima per aree culturali: letteratura italiana, francese, tedesca… poesia, storia, filosofia, arte, teatro; e poi alfabeticamente per autore. Evitare di raggrupparli secondo il formato o l’editore, che fa rivista d’arredamento (i terribili assembramenti di Adephi…) preferendo l’effetto disordine, alternando libri alti e bassi e file di taglio ad altre di piatto, che è una prerogativa degli intellos. Le biblioteche non si fanno, crescono. Quindi bisogna curarle: spolverare i libri spesso, controllare il grado d’umidità, spargere polveri igroscopiche per combattere gli insetti. Per i ladri, invece, non c’è rimedio. Infine, le due regole fondamentali: mai prestare i libri (come le mogli a lasciarle andare in giro si perdono) e, se possibile, non leggerli neppure, che si rovinano i dorsi e si sciupano le pagine.
Luigi Mascheroni
Il giornale 17/04/2007

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