
Si può tranquillamente affermare, dopo di avere letto il libro di Service, che l’autore con le sue 592 pagine non esita a infilare il Comunismo direttamente nel cestino della storia, alla stessa maniera con la quale quei regimi comunisti in Asia e nei Paesi dell’Est, non esitarono a fare sprofondare le monarchie e i regimi di destra nella pattumiera. Va detto subito che l’autore del libro affronta un argomento immenso in grado di spaventare chiunque, e lo fa in maniera brillante non solo per il sistema narrativo prescelto, ma anche per l’acutezza del suo pensiero. E’, comunque, sempre spietato con l’ideologia comunista, dall’inizio alla fine del libro. Allo stesso modo egli si comporta nei confronti dei suoi seguaci. Lo stesso titolo risulta chiaramente essere una parodia: “Compagni”. Dagli inizi del pensiero comunitario del 19° secolo, fino alla frantumazione suicida dei partiti comunisti europei alla fine degli anni 1990, secondo l’autore, vi è stata una sequenza storica sfortunata di vendette ideologiche, denunce, violenze, interventi militari, rozzo autoritarismo e quant’altro. Negli anni trenta Stalin eliminò più membri del partito comunista tedesco di quanti ne fece fuori Hitler. La sinistra marxista trafficò con utopie irrealizzabili quali ad esempio quelle con le quali armeggiò allorquando gli stessi comunisti divennero vittime e merce di scambio viste come nemici di classe.
Molti dei fatti che Service narra sono noti a partire da quando Marx e Engels emersero come ideologi di una idea chiamata Comunismo, anche se essi la usarono molto raramente. Ciò si spiega con il fatto che al tempo, in campo socialista e in quello anarchico, molti erano coloro i quali tendevano ad usare una parola del genere in relazione alla corrente fase di industrializzazione europea. Service afferma che tutto va ritrovato negli interessi intrinseci che lo stesso Marx aveva nell’argomento. Ma la spiegazione va forse trovata anche nella natura scientifica che egli dava ai suoi scritti e nella sua illusione che gli stessi potessero influenzare forze e ambienti in quei luoghi dove la sua ideologia potesse attecchire. Ambienti risultati poi storicamente inappropriati . Non è un caso, infatti, che il Comunismo, ironicamente, non attecchì là dove Marx si aspettava che attecchisse, cioè in Gran Bretagna, Olanda e Stati Uniti.
La parte più importante del libro di Service non è quella che riguarda la storia degli eventi del 19° secolo bensì allorquando egli affronta il modo col quale il pensiero di Marx venne distorto oltre ogni aspettativa nei movimenti e nei regimi rivoluzionari che intendevano realizzare l’idea. Egli tende a dimostrare con decisione come le ambiguità del pensiero di Marx, in particolare il suo atteggiamento nei confronti del liberalismo borghese e le sue tendenze autoritarie, lo portassero ad applicare solamente questa parte della sua visione delle cose. Per Marx ed Engels quasi certamente il violento autoritarismo dei regimi militari dell’era sovietica sarebbe stato certamente un incubo, ma Service preferisce insistere sul fatto sull’idea di una continuità quasi visibile, evidente nel marxismo di Lenin e nell’obbedienza alla parola d’ordine di Stalin e di Mao. C’è comunque il rischio di perdere di vista il cuore del problema, non tanto del comunismo di Marx, quanto nella visione che ebbero molti socialisti e anarchici del tempo di molti paesi per i quali l’obiettivo principale era la liberazione dell’uomo dai bisogni, dall’oppressione e dalla superstizione. Le loro economie erano collettiviste e giuste; le società che essi immaginavano comprendevano gruppi di volontari, di cooperanti che volessero rispettare la libertà degli uni e degli altri come condizione per la libertà di tutti. Erano ingenui, forse, ma vennero a trovarsi esattamente all’opposto di quanto ebbero modo di vedere accadere allorquando le economie marxiste e la teoria sociale vennero rozzamente applicate da regimi che avevano bisogno di una base scientifica per giustificare la distruzione rivoluzionaria dei vecchi sistemi che prevedevano la proprietà, il potere sociale, la religione e le diversità culturali.
Fu così che Marx si trovò ad essere “rapinato”, per così dire, del suo pensiero originale e le conseguenze di questo fatto furono enormi. Nell’arco di una generazione della Rivoluzione Russa ci furono molti i quali credettero fermamente ( con paura o con gioia, a seconda del punto di vista!) che il Comunismo davvero fosse inarrestabile. La pesante sconfitta della coalizione imperialista che aveva messo su Hitler diede una legittimità soltanto apparente a questo pensiero, supportata anche da fiancheggiatori occidentali, i quali ritenevano che il Comunismo fosse davvero una nuova forma di civiltà. Il libro di Service fornisce molte prove delle grandi contorsioni ideologiche che misero in atto i simpatizzanti dell’idea sul versante occidentale, anche se forse non infierisce molto su di essi.
Spie comuniste in effetti erano sparpagliate ovunque nel cuore dei sistemi dei paesi occidentali per tutti gli anni ’40 e ’50. Il loro comunismo si basava quasi sempre sull’idea dei mali che il disorganizzato capitalismo provocava alle società e di qui nasceva la genuina necessità di trasformare quello stato di cose. I sostenitori dell’idea comunista possono certamente avere chiuso più di un occhio sulle atrocità che vennero commesse, ma va detto che il Comunismo dopo tutto non era affatto un gioco da salotto. Il suo grande successo sembrava poggiare sulle grosse disfunzioni dalle quali era affetto il capitalismo della metà del secolo scorso ed il timore che il fascismo potesse far nascere una e vera propria età di oscurantismo.
La successiva caduta del Comunismo, che si manifestò unicamente in occidente, scaturì da una reazione inversa. Mentre il Capitalismo sopravviveva e prosperava, dopo il 1945 e verso la metà degli anni ’70, divenne chiaro nel blocco comunista che la risposta economica andava trovata in occidente, cioè dall’altra parte della barricata. Secondo l’autore del libro fu questo il fattore scatenante per la dissoluzione dell’idea comunista nei Paesi del blocco sovietico. Quando la generazione di Gorbachev salì al potere, i ricordi delle antiche battaglie contro il fascismo e l’imperialismo si erano già dissolte. La crisi della volontà che ne scaturì mise in piena evidenza tutte le vergogne del Comunismo. In un paio di anni tutto l’edificio venne giù. La Cina ed i paesi del sud est asiatico adottarono una forma di capitalismo che prevenne la crisi politica, e tuttora questi stati si fanno chiamare “comunisti” tra virgolette. Per l’autore del libro questo non è già più Comunismo. Ed in questa considerazione va visto un ragionamento che sembra essere paradossale ma in realtà non lo è affatto. Negli anni 1989-91 venne scritto l’epitaffio del marxismo, eppure, ciò nonostante un quinto della popolazione del paesi del mondo continuano a dirsi comunisti.
L’economia gioca un ruolo decisivo per spiegare il successo dell’ideologia sovietica, come del resto i suoi insuccessi. Lo spazio di tempo che intercorre tra le due variabili è decisamente occupato dalla violenza cinicamente perpetrata sugli ideali che venivano sbandierati. Service, con grande lucidità, ma anche senza fare sconti, mette in luce errori e fallimenti dei comunisti al potere e non. Eppure non riesce a spiegare appieno come una idea del genere, in apparenza autosufficiente, intransigente e semplicemente fantastica, abbia potuto diffondersi in tutto il pianeta. L’attuale tendenza a “decostruire” il Comunismo, iniziata dopo il 1989, non può spiegare se stessa, nel senso che non riuscirà a dare giusto conto della sua azione svolta nei confronti della grande povertà, delle miserie esistenziali e delle discriminazioni sofferte da milioni di persone che in quella idea credettero. Il Comunismo, nella sua forma di autoritarismo moderno, non può essere compreso in maniera avulsa da questo contesto essenziale.
In conclusione, ci si può ben porre la domanda: il Comunismo è morto? Certamente quel filone che si impossessò dei paesi sottosviluppati dell’Europa e dell’Asia, dando ad essi la speranza di una vita migliore, è scomparso. Ma il Comunismo originario, quello degli anni 1830 e 1840 durante i quali Marx produsse il suo famoso Manifesto, con i suoi ideali rivolti alle piccole comunità autonome affinché con esso si liberassero dalla schiavitù della fame, della privazione e da ogni forma di oppressione, non ha perso nulla della sua forza, in chi continua a crederci anche in epoca moderna e per essa continua a soffrire. Il libro di Service si rivolge a questi fedelissimi pochi. Il peso della storia che trasporta il Comunismo è davvero immenso, ma non è detto che tutti i comunismi debbano finire nei Gulag.

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