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Chi-cosa-quando-dove-perchè

Chi? Un giovane tifoso ucciso in auto da un poliziotto. Cosa? Un colpo di pistola sparato, si dice, in aria da un poliziotto. Dove? Davanti ad un autogrill in autostrada, una presunta rissa tra tifosi. Quando? Una domenica di novembre in questo paese. Perché? Tutto ancora da accertare. Un colpo in aria? Un poliziotto impazzito? Una ennesima rissa ? Tifosi guerriglieri? Quanto mai attuale questo post legato a quanto è accaduto ieri. Ovviamente scatteranno le indagini della polizia, il ministro degli interni risponderà alle inevitabili domande, i magistrati esplicheranno il loro compito visionando filmati, facendo interrogatori, i giornalisti scriveranno fiumi di parole, i politici accentueranno le posizioni politiche, gli organi competenti sportivi sospenderanno le partite, i bloggers si scateneranno, si celebreranno i funerali, due e più famiglie piangeranno. Un giovane tifoso morto ammazzato senza un perché. Un poliziotto impazzito senza un perché. Il libro della vita del giovane tifoso morto ammazzato è stato scritto e chiuso. Quello del poliziotto assassino si apre e deve essere ancora scritto. Ogni uomo è un libro, ogni libro è un uomo.

Queste sono le cinque costanti-variabili, o variabili-costanti, fa lo stesso, con le quali si scrive la vita di un uomo. Mi spiego: io penso che ogni uomo sia riportabile ad un libro o, quanto meno, la sua vita sia simile a quella di un libro: “ogni uomo è un libro”. Se, quindi, ogni uomo è un libro, è necessario che di un libro abbia i necessari riferimenti di lettura: chi-cosa-dove-quando-perché, per l’appunto. E’ ovvio che la sequenza delle costanti-variabili, o variabili-costanti, può essere diversa da quella che ho scelto io. C’è chi preferisce dare la precedenza al “cosa”, chi partire direttamente dal “perché” e via discorrendo. A mio avviso le cose diventano più difficili da gestire, e poiché credo che sia meglio partire da ciò che è più facile a quello che è più difficile, eccomi a spiegare il percorso che ogni bibliomane, o quanto meno, uno che ama e legge i libri, si accinge a fare con i suoi libri e con la sua vita.

CHI. Chi sono, chi siamo, chi sono gli altri, chi mi ama, chi mi teme, chi mi segue, chi davvero sono io, quando sono sveglio, quando dormo, parlo, mangio, penso, scrivo, lavoro, viaggio, studio. Una ricerca continua della propria identità, della propria ragion d’essere. Chi se lo chiede, se se lo chiede, cosa si risponde, o cosa gli altri gli rispondono. E cosa fa chi non si pone proprio la domanda? Vive o sopravvive? Vive meglio o peggio? Che cosa sarebbe poi il peggio o il meglio? Chi sono davvero io che penso? Posso dire che se penso, io sono davvero? Non è che “penso dunque sono” va detto all’incontrario, vale a dire “sono, dunque penso”. Lo so, forse comincerete a pensare che io sia impazzito, oppure che questi sono pensieri oziosi di un uomo ozioso, che dovrebbe andare a lavorare invece che porsi domande dl genere. Avete ragione. E’ che ad un certo punto della propria vita, ognuno, domande del genere, dovrebbe pur porsele, per cercare di capire con chi ha a che fare. Voglio dire, prima con se stessi e poi con gli altri, non vi pare? Ma voi pensate che una cosa del genere sia davvero possibile, voglio dire che sia possibile comprendere davvero io che sto scrivendo a questa tastiera, io davvero sappia rispondere alla domanda su chi sono? E a chi lo sto chiedendo, poi, tutto sommato? A chi ne sa meno di me, non vi pare? Sì, perché voi, che nemmeno sapete chi siete, chi è vostro padre, vostra madre, vostro figlio, il vostro capo ufficio, il vostro direttore, il vostro vicino inquilino, il vostro portiere, il vostro parroco, il giornalaio all’angolo, la vostra amante, cosa potete sapere di me? Come vedete, sono pure illazioni quelle avete nella vostra testa, perché poi amaramente scoprite che quella persona che voi pensavate di conoscere a fondo era un’altra persona, era diversa e come! Da quella che pensavate, tanto che ha fatto fuori la moglie, il padre e il figlio in una sola botta. E che dire poi di quell’inappuntabile ragioniere che per decenni credevate un modello di gentiluomo è improvvisamente scappato in Sud America con tutti quei soldi sottratti a tanta gente che gli aveva affidato i propri risparmi? E allora ecco perché chi davvero siete dovete scoprirlo voi, come chi autore del libro, il personaggio principale, l’autore sia del libro che della vostra vita, l’artefice, l’editore, lo scrittore, il distributore, l’agente, il bibliotecario che si prenderà cura del vostro libro, coma anche dello stampatore, del correttore di bozze. Eh sì! Perché ci saranno molti errori, possibili da correggere, ma saranno molti di più quelli impossibile da correggere, rivedere, riscrivere, riproporre all’attenzione di che ha la bontà di leggere quelle pagine. Pagine che non potranno mai essere scritte o corrette né tanto meno rivissute. Tante pagine fitte dense di caratteri, disegni, immagini, graffi, chiari e oscuri, a colori, in bianco e nero, visibili o invisibili. Fino all’ultima pagina, bianca, sulla quale qualcuno stenderà l’indice del libro, un indice inappellabile perché non sarà possibile cambiarlo. Non lo scriverà l’autore del libro, qualcun altro lo farà. Il libro del giovane tifoso ucciso in auto sull’autogrill in autostrada è stato chiuso da un pallottola vagante, venuta dal cielo, chissà come. Ha messo la parola “fine” consegnando il volume della sua esistenza al tempo presente, per essere poi sistemato nella biblioteca della vita.

COSA. Le cose, la cosa, tante cose, tutte le cose, belle, brutte, chiare, semplici, complicate, futili, utili ed inutili, credibili, stupide, fattibili, incomprensibili, immediate, dirette, personali, collettive, importanti, cose indegne ed indecenti, cose intelligenti e geniali. Tutti le fanno, le scelgono, le incontrano, le pensano e le conservano. Chi lo fa per mestiere, chi ad arte, chi per burla, tutte le cose di questa terra, del nostro mondo ci sembrano cose importanti, decisive, esclusive, personali, determinanti. Ma chi ci crede? Tutti, almeno così appare, per tutti: per il presidente, il papa, il direttore, il preside, il postino, il meccanico, il sindacalista, il ladro e l’assassino, tutti sanno cosa fanno, perché e dove e come e quando. Sapeva cosa faceva quel poliziotto quando sparò in aria sull’autogrill? Sapeva che avrebbe potuto fare fuori un giovane tifoso che se ne stava seduto in auto durante la caciara tra i tifosi? Al mattino, appena svegli, sanno già che la cosa va fatta, così è stato deciso, almeno il giorno prima, la notte è stata pensata. E poi, è un ordine, non è una cosa da nulla, c’è il codice penale, quello civile, il codice deontologico, quello morale a dire che la cosa, quelle cose, vanno comunque fatte, senza ombra di dubbio. Avrebbero già dovuto farle e mi meraviglia che non siano state fatte prima, se non da me, da noi, almeno da altri, altrove, per il bene di tutti, non solo suo e mio, del governo o della scuola, ma almeno per la gestione del condominio che ha bisogno di ordine. Quelle cose non possono rimanere nelle scale perché danno un segno negativo a tutto l’immobile a chi ci abita e ci vive. E poi, quelle cose vanno deliberate al più presto, il governo non può continuare a fare finta di non sentire e di non vedere i problemi della gente. Le cose sia ll’interno che all’esterno stanno certamente peggiorando, cose che non si capisce perché non siano state fatte prima. Ma chi le deve fare queste cose? Che ci stanno a fare allora? Siamo onesti, il tempo delle chiacchiere deve cedere io passo alla politica delle cose che non sono state fatte e che con questo governo devono essere assolutamente fatte. Perché questo ci distinguerà dal governo precedente. Loro le cose dicevano di volerle risolvere, noi invece le risolviamo. La cosa, le cose, tutte le cose, tante cose. Le cose degli uomini, delle donne, dei bambini, dei gay, dei trans, dei preti, delle suore, dei sindaci, degli assessori, le cose delle destra e quelle della sinistra destinate a non incontrarsi mai, come quelle del centro e della periferia, cose antiche e moderne, cose di dentro e cose di fuori, quelle dette e quelle non dette, scritte, trascritte e registrate con tanto di atto notarile perché tutto venga tramandato e sia secondo le regole. Perché qui le cose sono serie, sono cosa da magistrati, le cose dei togati che guai a chi li tocca. Gli intoccabili. Cose da pazzi…come il poliziotto impazzito?

DOVE. Qui i luoghi del dove abbondano, c’è davvero l’imbarazzo della scelta. Non si sa da dove cominciare. Da nord, da sud, da est o da ovest. Per non dimenticare il centro, il baricentro, l’ipercentro, la centrifuga e tutto il resto del dove. Mi ero già perso, infatti, nei labirinti del dove. Non so se cominciare da fuori o da dentro. Ma vi rendete conto che se comincio da dentro mi perdo, e se inizio da fuori me ne scappo dentro? Eppure i luoghi sono tanti: luoghi della memoria, luoghi delle spazio, luoghi del tempo. Altri hanno camminato su questi percorsi, hanno vissuto, hanno sentito. Nelle lunghe notti del tempo, quando anche nessuno sapeva cosa il tempo fosse. Prima dell’orologio allora? Forse si, forse no. E poi chi mi dice che deve esserci necessariamente un dove? Che bello se non ce ne fosse uno che ti segna dove sei, da dove sei venuto e dove vuoi andare. Certamente era così prima della nascita. Prima che uscissi fuori senza essere invitato. Uscissi, ho detto. Da dove? Chissà come ci si trovava lì. Sarà quasi sicuramente come il dove verso il quale andremo dopo. Già, perché qui si tratta di stabilire un prima e un dopo. Il principio e la fine, passando nel mezzo che ci vede vivere in ogni dove accade di essere. A volte capita di sentirsi da qualche parte e sembra esserci già stati. Luoghi reali vissuti e conosciuti ma anche luoghi inesistenti, come quelli dei sogni. Vi è mai capitato di visitare quei luoghi? Quelli che si visitano nei sogni? Fantastici, surreali, evanescenti eppure spesso ritrovati e rivisitati. E’ come entrare ed uscire dal proprio io, del proprio corpo, in un’altra mente, nei pensieri di altri. Accade anche agli altri oppure la cosa riguarda soltanto me? Chissà se gli altri ci vanno mai dove spesso vado io senza che io sappia dove sono. Sapeva dove stava andando il giovane ucciso sull’auto grill? Certo che lo sapeva. Andava alla stadio a vedere la partita. Ma non sapeva che era in arrivo quella pallottola che lo avrebbe fatto fuori. Ma che importa poi? Se lo avesse saputo non ci sarebbe andato. Come quel poliziotto che ha sparato se lo avesse saputo che avrebbe ucciso non avrebbe sparato. Non conta e non importa. Conta che non c’ero io, non c’eri tu ed io so che ci non sono stato ma che potrò esserci in qualsiasi momento. Avrò bisogno di un “dove” dove, allora, dovrò rifugiarmi. Eviterò gli autogrill.

QUANDO. Non so se questo è un interrogativo oppure una supposizione dentro o fuori del tempo. Quando venni al mondo, quando mi ritrovai a sospirare, a camminare per la prima volta, quando incontrai me stesso, quando la incontrai, quando mi disse che non voleva più avere a che fare con noi, quando non mi vide, quando accadde la cosa che non mi aspettavo, quando decisi di andare via, quando arrivai in quella città per la prima volta e per la prima volta capii cosa fosse la nebbia. Quando cala e quando sale, quando si soffre e si gioisce, senza sapere perché accade e quando accade. Quando gli dissi che mi aveva rotto, che aveva sempre mentito, che i suoi ideali erano andati in fumo, come quando nella prateria vedi levarsi in alto segnali di fumo, quando il fumo presuppone il fuoco e quando il fuoco brucia senza un perché, quando la legna poi finisce e cominci a pensare che avrai freddo e che quando verrà la notte non saprai quando farà giorno, quando poi le cose si aggiusteranno. Ma quando mai poi, se le cose quando si mettono male non c’è nulla che le possa fare cambiare quando si incontra qualcuno che la pensa in maniera diversa, e quando ti rompe l’anima, quando hai voglia di farla finita, quando hai voglia di dirglielo, di sbatterglielo in faccia, come pure quando scopri che non ne hai il coraggio, quando credi di averlo, di avere deciso di farlo, ecco quando ti trovi davvero a fronteggiare l’altro tuo io che quando sei solo te lo dice e quando stai con gli altri ti mente. Quando pure gli altri ti tradiscono, quando pensi che tutto finirà, ma non sai quando e non puoi chiederlo a nessuno, nemmeno quando ne hai bisogno, quando tutto sembra crollarti addosso, quanto scopri che la pazienza ha un limite e ti accorgi che sei alla frutta quando la frutta tu l’hai sempre evitata e desiderata alla stessa maniera di quando la mangi e quando non la trovi nel frigo quando qualche altro se l’è mangiata quando tu eri via e quando sapevi che non ti avrebbe più rivisto e poi quando all’improvviso leggi il suo numero sul display e quando decido di non rispondere perché quando tutto è finito è finito davvero e tu non puoi farci nulla quando tutto è interrotto anche l’amore che avevi quando ne avevi bisogno ti accorgevi che ti mancava. Ecco quando allora la forma non conta e conta il senso e quando il senso non ha senso. Ecco, quando il senso è nonsenso. Una pallottola che sale in aria e poi ridiscende facendo fuori qualcuno che sta seduto in macchina è davvero il massimo del non-senso.

PERCHE’. Le ragioni stanno tutte qui. E perché mai le risposte sono dure a trovarsi? Senza un perché così si comincia, perché l’ha fatto, perché l’hai detto, perché ci sei andato, perché non glielo hai detto, perché tutto è cominciato, perché tutto è finito così. Spesso non c’è un perché e nessuno conosce il perché che poi non è altro che una provocazione sul perché le cose andarono in quel modo e perché nessuno fece nulla in merito. Il perché sta per un problema e perché i problemi sono tali nessuno lo sa anche chi crede di avere la risposta ai vari perché che ogni giorno ti trovi ad affrontare, il perché della cattiveria, dell’ingiustizia, dei ladri, delle ruberie, della stupidità, sì perché la stupidità vorrebbe avere anch’essa una spiegazione, un perché, ed invece tutti sanno che a molti perché non c’è risposta che tenga, resta la domanda del perché e non chiederti perché non c’è una risposta, chissà poi che cosa diranno ai perché posti dagli inquirenti, il perché di quella improvvisa follia, di quella strage senza senso, lui che era venuto al mondo e voleva sapere soltanto il perché. Ma perché non glielo diceste che era tutto un gioco, un gioco forse anche crudele anche se nessuno seppe dire il perché di quella crudeltà. Avanti a dire il perché le cose vanno male, perché non si fa nulla in merito, perché tutti tacciono quando poi ognuno dovrebbe avere una risposta a quei tanti perché che aleggiano nell’aria mentre la conferenza andava avanti dare una ragione o spiegazione che sia ai perché di tanto assenteismo, menefreghismo e perché poi sarei dovuto intervenire il giorno in cui mi chiesero il perché le cose erano messe male e senza speranza, perché piovve tutto il giorno, perché non avevamo l’ombrello, un posto dove andare e perché poi ci riparammo sotto quella quercia senza un perché se non l’acqua che cadeva e ci inzuppava tutti senza un preciso perché Giove pluvio avesse deciso di aprire le cateratte del suo cielo. Perché poi avesse deciso di non dare la spallata alla quale ci teneva molto senza però un preciso perché non lo sapeva neanche lui perché intendeva far cadere il governo senza che nessuno se ne accorgesse. Perché andare poi di fretta se c’era il tempo necessario perché tutti fossimo al corrente che la cosa stava per trovare la sua risposta ai tanti perché che si aggiravano nei corridoi dei passi perduti e perché poi fossero poi proprio perduti quando poi tutti conoscevano il perché, ma nemmeno io sapevo, seppi e so il perché di questa zuppa che mi è venuta così senza un perché preciso. Non so se mi sono spiegato se non sapete il perché non me lo chiedete. Nessun magistrato lo potrà mai appurare e nessun giudice condannare. Tutto è lasciato al caso e noi pensiamo di potere e sapere tessere i suoi fili. Chi lo fa sparando, chi lo fa urlando. Io lo faccio scrivendo cose senza senso.


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