
Hai tra le mani il libro comprato prima di salire e ti sei promesso di leggere il volume tutto di un fiato. Ed invece, eccoti a guardare la faccia di chi ti sta di fronte, a lanciarti all’inseguimento dei pensieri di lui che cominciano a girare nel tuo cervello: chi può essere, dove va, cosa andrà a fare e via pensando. Poi improvvisamente suona un cellulare dietro di te e la signora si mette a parlare con l’altra parte di quelle carte che non si trovano. E tu ti rimetti a pensare, ad inseguire quei pensieri indistinti che non ti appartengono, eppure ti entrano nel cervello ed occupano gli spazi già pieni di altri pensieri che aspettano.
Riprendi a leggere e decidi che se vuoi continuare a leggere quel volume devi concentrarti e quello non è proprio il posto adatto. Afferri allora il giornale e lo scorri affondando nelle pagine. Dalla politica passi alla cronaca. Il comune, la viabilità, le tasse, la crisi, gli scontri e gli incontri, che convergono e divergono. Passa lo steward del ristorante. Ti ricordi che hai fame e decidi di andare a mangiare qualcosa mentre cominci a pensare a che cosa scriverai sul blog di stasera. La crisi di governo? Le frange estremistiche? Il costo della vita? La nuova moglie del leader? Le nuove droghe?
Oppure l’ultimo film di Woody Allen pubblicato da un settimanale che hai trovato deludente? Un vero e proprio “Delitto senza Castigo”, appunto il “matching point” il punto esatto dove casualità e fatalità si incontrano e si confrontano di fronte all’imponderabilità. Ma allora il mio blog deve tentare l’eternità o vivere nella quotidianità? Se voglio sperare che qualcuno mi legga, devo occuparmi dell’ultimo disco, dell’ultimo film o programma Tv, oppure della nuova esistenza del caro estinto di cui ho assistito il funerale? L’antica domanda “to blog or not to blog?” sembra continuare a non avere una risposta plausibile. Al prossimo blog, allora!

galloway








