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Milioni di scimmie sulla ruota del blog

Ieri ho parlato dei tormenti di una guida/blogger. Oggi ho deciso di spiegarmi le ragioni di questi tormenti perché, tutto sommato, scopro di essere in buona compagnia. L’immagine che ho proposto ieri era quella di tante scimmie che ridevano liete e giocose davanti ai computers. La didascalia parlava chiaro: “abbiamo bisogno ancora di molte scimmie” disposte a fare fare blogging. Solo in apparenza una provocazione se si pensa che ormai ammontano a centinaia di milioni i blog nel mondo. In effetti tutti coloro i quali gestiscono uno spazio del genere sembrano comportarsi proprio come tante scimmie che si trovano a far girare sempre più velocemente la ruota del mulino dei moderni mezzi di comunicazione. Possiamo riassumere la situazione in due semplici considerazioni.

La prima è che l’affermazione “abbiamo bisogno sempre di più scimmie” può essere vista come una richiesta fatta da qualcuno per conto di qualche altro. Oppure questa stessa frase può diventare una domanda apponendo ad essa un semplice punto interrogativo. Chi parla potrebbe voler dire: “Pensate che, al punto in cui siamo arrivati, abbiamo bisogno di ancora altre scimmie?”. Una domanda che ne genera altre due: chi potrebbe fare questa domanda e per conto di chi? Se, invece, la prendiamo come una semplice e categorica affermazione, allora quella stessa frase sarebbe in risposta a qualcuno che si è posto il problema di cosa/come fare per uscire da una certa situazione che potrebbe anche essere di disagio. Che sarebbe poi quella della rivoluzione che sta avvenendo col Web 2.0 Da questo ragionamento, solo in apparenza contorto o paradossale, emerge tutta la realtà della trasformazione in atto di internet .

Abbiamo veramente bisogno di questi milioni di scimmie blogger per far girare la ruota del mulino che alimenta i media del giorno d’oggi? Certo, nel giro di pochi anni di strada ne abbiamo fatta. Se penso ai post che ho scritto nelle varie aree virtuali che coltivo mi viene il capogiro. Non li ricordo nemmeno più. La nascita del Web 2.0 cominciò nel forse nel 2003 con Friendster e Linked In. Poi nel 2004, in seguito anche alle elezioni americane, il blogging vero e proprio divenne davvero big. Il 2005 ci ha portato Flickr, iTunes e vodcasting via YouTube. Le statistiche parlano chiaro qui . Nel 2006 myspace è diventato un vero e proprio spazio virtuale a sé stante. Questo anno poi è stato tutto un fiorire di macro e micro applicazioni come Twitter, Jaiku, Pownce, Facebook, iPhone.

Ed ecco che arriviamo all’immagine della scimmia blogger/guida che correda questo post. Il Web 2.0 è ancora più grande se si dà uno sguardo a nuovi soggetti virtuali come Techcrunch, Scobleizer e Mashable. Sembrano tante gru all’orizzonte come quelle che si possono vedere a Dubai . Siamo proprio come milioni di scimmie che corrono sul mulino dietro all’ultima banana. Anche io faccio parte della massa. Il bello è che non siete da meno voi che state qui a leggere. E’ certo, infatti, che l’azione si svolge su questi canali ed è altrettanto sicuro che non essi non sono sempre gli stessi. Pensate che solo dieci anni fa in giro c’erano soltanto spazi come The Globe.com, GeoCities e Tripod e sembravano essere il massimo. Sono scomparsi. Ecco perché chi su di essi ha progettato ed investito si è trovato con il nulla tra le mani.

Il segreto di Web 2.0 e il futuro dei bloggers sta nel guardare al quadro della evoluzione tecnologica nel suo insieme se non si vuole essere una scimmia tra milioni che imita, ripete e replica quello che pochi o molti fanno, obbedendo inconsciamente a quelli che sono gli ordini o le tendenze del mercato, di gruppi o di comunità. In altre parole, se scimmie siamo costretti ad essere, dovremmo essere scimmie sociologiche, consapevoli di come la tecnologia sta cambiando la nostra cultura e come noi uomini, non più scimmie, dobbiamo interagire con essa quando ci troviamo a vivere la nostra vita di cittadini. Ma, soprattutto, dobbiamo porci più spesso le domande sul perché facciamo ciò che facciamo. Ecco la ragione per la quale io penso che sia meglio osservare quello che la gente tende a fare con questa tecnologia, piuttosto che essere attirati dagli ultimi gadget lanciati sul mercato. Evitare quella che alcuni hanno chiamato la “sindrome dell’oggetto scintillante” “Shiny Object Syndrome.” Osservare come i giovani reagiscono a questi stimoli e come dobbiamo poi adattarci, e adattare loro ad essi nella normale evoluzione della realtà. Uomini che diventano scimmie per capire i propri simili e possibilmente migliorarli senza perdere la loro reale identità umana.

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