
Il computer ha ridefinito la funzione e l’essenza dell’uomo facendo in modo che percepisca se stesso come elaboratore di informazioni e la natura come informazione da elaborare. Nello stesso tempo, benché la nostra comprensione della fisiologia e della natura umana sia incompleta, oggi si pensa che il corpo sia obsoleto e perciò si lavora duramente, perlopiù in maniera inconsapevole, per sostituirlo con qualcosa di meglio. Siamo arrivati a credere che l’uomo, al pari delle macchine, sia un insieme di parti distinte che, nel momento in cui risultano danneggiate, bisogna semplicemente rimpiazzare con un modello più recente.
La potenza di calcolo e di stoccaggio dei computer segue la legge di Moore, la quale prevede che la capacità dei microprocessori e dei semiconduttori raddoppi ogni diciotto mesi. Difficilmente si potrebbe paragonare questo tassa di eresemi con l’aumento medio del coefficiente intellettivo (tre punti ogni decennio) riscontrato tra gli esseri umani negli ultimi cinquant’anni. Ne consegue, fra l’altro, la perdita di fiducia nella soggettività e nella capacità umana di giudicare, mentre crediamo ciecamente nel potere del calcolo meccanizzato. Con un computer possiamo trasformare quasi tutti i problemi umani in statistiche, grafici, equazioni. La cosa davvero inquietante, però, è che così facendo creiamo l’illusione che questi problemi siano risolvibili solo con i computer.
L’ambiente, dal canto suo, minaccia di diventare sempre più ostile per gli organismi che si basano sul carbonio. La teoria del surriscaldamento della Terra sembra trovare sempre nuove conferme; si annunciano quindi pericolosi cambiamenti climatici nel prossimo futuro. Inoltre, il buco nello strato di ozono che protegge la Terra tende ad ampliarsi e il saccheggio del pianeta prosegue in maniera devastante, malgrado gli sforzi sempre insufficienti di politici e attivisti. Oltretutto, molti successi medici nel campo dell’immunologia sono stati azzerati dalle mutazioni e dalla proliferazione di batteri e virus quasi indistruttibili. Siamo ancora lontanissimi dall’era del superuomo, ma in compenso siamo immersi nell’era dei supermicrorganismi: basti ricordare che negli ultimi decenni sono comparse una trentina di nuove malattie infettive altamente resistenti agli antibiotici e ai rimedi tradizionali.
Dopo la comparsa e la massificazione delle tecnologie digitali, l’illusione collettiva che chiamiamo realtà si è destabilizzata. Un’ondata di esperienze e stimoli virtuali ha stemperato le nostre certezze rispetto al mondo materiale e sta addirittura ridefinendo concetti fondamentali come la vita e l’intelligenza. Queste tecnologie hanno creato l’illusione che ci sia un futuro oltre la carne, che il corpo sia solo un pesante e maleodorante involucro di fluidi, gas e viscere in graduale decomposizione, di cui possiamo liberarci…

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