Il libro del "dopo"

Un bibliomane che si rispetti sa benissimo che il libro della sua vita lo sfoglia ogni giorno, lo scrive nel mentre cerca di leggere anche le pagine dei libri degli altri. Ogni uomo è un libro, appunto. Una vita fatta di fogli, di pagine che scorrono, si dispiegano fatte girare dal vento del tempo che soffia implacabile su tutti i libri. Parole stampate sulla carta, oppure fatte di bit & bytes, appaiono e scompaiono, vanno e vengono, riposano in memorie lontane e vicine, su scaffali impolveriti o in vetrine illuminate, aspettano di essere lette, sfogliate, commentate, ricordate, riportate in vita, dopo anni di memorie e di lontananze, dopo che gli autori se ne sono andati e hanno improvvisamente smesso di scrivere, di lasciarci i loro messaggi sulla carta o sugli spazi virtuali del tempo che continua implacabile a scorrere senza curarsi di nessuno.

Ecco, su questi fogli hanno scritto una cinquantina di scrittori una serie di “appunti sul dopo”, su come loro vedono la vita dopo la morte. Sarebbe il caso di dire anche come vedono la morte dopo la vita. Potrebbe suonare lo stesso, ma non è così. In effetti c’è chi si ostina a pensare che dopo non c’è nulla, e chi invece pensa che dopo comincia il tutto. Come al solito è una questione di punti di vista per tutte le faccende terrene e non può non essere che così. Scorrendo questi saggi pubblicati non a caso da un quotidiano che si chiama “Il Foglio” si ha l’esatta percezione della relatività dell’esistenza umana vista da questa parte, da questo mondo di vivi, nel vano tentativo di prevedere quello che succederà “dopo”, quando i “fogli” su cui scrivere saranno finiti. Non ho letto ancora tutti gli interventi che sono 47 e non posso quindi stilare una classifica di chi ci crede al “dopo”e chi no. Ma poco importa. Non saranno le statistiche o le percentuali umane a confortare la mia visione del futuro, anzi le visioni visto che sono coinvolte due ipotesi che poi diventano realtà nel momento giusto in cui si verificano: l’ipotesi della vita e l’ipotesi della morte, da una parte. E dall’altra, la realtà della vita e quella della morte.

Mi sembra di poter dire, allora, che se vediamo e leggiamo queste pagine della vita, scritte sul libro del tempo che appartengono ad ognuno di noi come realtà, allora dovremo leggerle come un percorso sia amato che tormentato. Se, invece, lo leggiamo come ipotesi, allora tutto diventa possibile, e il mistero diventa affascinante, niente affatto tormentato. Nella scelta tra l’ipotesi e la realtà, c’è il rischio dell’errore che tradisce le speranze e le aspettative di cui, comunque, chi sperimenta il “dopo” non può darne testimonianza. Sappiamo tutti, infatti, che dal “dopo, non si torna indietro.

E’ a questo punto che scatta il meccanismo del ricatto, vale a dire chi crede al “dopo” ci crede e basta, senza dover darne ragione a chi invece obietta ed è convinto che non c’è nulla. A sua volta, chi afferma il nulla rinfaccia all’altro il suo autolesionismo perché si vede costretto a fare delle scelte che nessuno gli dice di fare se non il suo stesso fanatismo, per così dire, nel credere che ci sia un “dopo” dopo la vita, visto e considerato che il dopo è questo. E questa è la sua conclusione. Le pagine scritte qui sui fogli del libro della vita sono scritte esclusivamente qui, su questa terra, senza sperare di continuare a scrivere anche “dopo”. Al contrario gli altri, quelli del “dopo” arrivano a dire che qui in vita “verba volant”, dall’altra parte “scripta manent” e quegli stessi scritti varranno come biglietto di ingresso nella vita del mondo nuovo che ci aspetta.

Dovrei, a questo punto, esprimere anche la mia opinione in proposito, riguardo al “dopo”, intendo. Dirò semplicemente, con presunzione, che piace immaginarmi di continuare a scrivere sui fogli dell’eterno divenire insieme a tutti quelli che hanno amato farlo quaggiù senza mai essere stati letti, chi per una ragione chi per un’altra. Da quella parte, invece, saremo tutti certi che ogni cosa che abbiamo scritto da questa parte è stata lì trasmessa e di essa si è tenuto conto nel conteggio del dare e dell’avere alla fine dei giorni. Ci sarà, è certo, qualcuno che avrà letto tutto, ma proprio tutto, cazzate comprese, e ne terrà ben conto. Sarà lui, e soltanto lui, a dare l’autorizzazione a continuare a scrivere. Possibilmente non più stronzate terrene bensì scritture scritte su fogli per l’eternità. A presto leggerci!

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