
Non è una foto casual perché Miss Caroline era una modella e si mise in posa, come lei stessa ammise in un’intervista a “Le Monde”. Poi non era salita sulle spalle dei manifestanti per sventolare la bandiera, ma perché le facevano male i piedi. Nessun gesto eroico, ma mero parassitismo per comodità pedestre. Infine Caroline chiese un risarcimento al fotografo perché quella foto le costò la carriera di modella e suo padre il conte la diseredò. Da mito a gadget e testimonial. Crollato il mito di Caroline, l’ultima eroina che ci lasciò il 68 fu una bianca polverina.
L’arresto cardiaco dei sessantottini al loro magico anno: la loro mente non si è più ripresa dall’ictus celebrante. Il 68 è il numero civico di una casa di riposo per ragazzi invecchiati che passarono dall’adolescenza alla senilità senza attraversare la maturità.
Il 68 infiammò un’epoca e poi lasciò una nuvola di fumo. Fumo ideologico per una generazione rapita da fumose utopie. Fumo di molotov, micce e P38 per una generazione che scelse la violenza ed il partito armato. Fumo di canne e allucinogeni per una generazione che fuggì dalla realtà attraverso la droga. Le tre gioventù fumanti che uscirono dal 68 inseguivano un miraggio comune: il paradiso artificiale a portata di mano. Paradisi collettivi, elitari o individuali. Il cielo fu trasferito in terra – tutto e subito – grazie all’utopia rivoluzionaria, il terrorismo e la droga. Gli ideologi si curarono delle anime; i terroristi dei corpi; i figli dei fiori del giardinaggio.

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