
Il sessantottino non riesce ad assumere il ruolo paterno perché si sente ancora il Figlio Unico (variante puerile dell’Unico di Stirner). Rifiuta di procreare, separandosi dalla famiglia o al più mimetizzandosi da coetaneo dei propri figli.
Il parricidio del 68 non fu solo la liberazione dal padre, ma anche dal Padreterno, dal santo padre, dalla terra del padre, compensata dall’avvento della fratellanza, generica perché universale. I sessantottini spezzarono il legame con ogni paternità, presentandosi al mondo come autocreatisi; trovatelli sulla ruota degli esposti. Da lì il loro congenito esibizionismo.
La generazione del 68 fu la prima a crescere con l’auto in famiglia e frigorifero e termosifone, tv e telefono in casa. I sessantottini furono i primi adolescenti a vivere nell’epoca della conquista dello spazio, del villaggio globale, della messa non più in latino. I primi a vedere le guerre e le rivoluzioni direttamente in casa, tramite la tv. Fu la prima generazione a sentirsi figlia di un tempo più che di un luogo, di un’epoca più che propri genitori.
Dopo il 68 l’uomo si sente davvero “una carcassa del tempo”. Hegel disperse le ceneri di Dio nel divenire della storia, gli ultimi rivoluzionari dispersero le ceneri dell’uomo nello svanire del tempo. Hegel alla frutta, anzi al torsolo.

galloway









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