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12. L’egocentrismo

L’egocentrismo generazionale e soggettivo fu l’effetto più profondo del 68. i contestatori vivevano con la convinzione che il mondo si svegliasse con loro, che la libertà nascesse da loro, che l’umanità si redimesse grazie a loro. Millenni di saperi rottamati, consolidati costumi che volavano come stracci. E a differenza delle rivoluzioni precedenti, nulla veniva rimandato a domani. La Rivoluzione Impaziente, da consumarsi preferibilmente in giornata, con effetto immediato. Nacque messianica, finì gaudente.

Col 68 l’Io coincide con lo spirito del tempo, in una forma di soggettivismo cosmico. Ogni ripensamento è permesso, inclusa l’autocritica. Si è autoreferenziali, non c’è bisogno del giudizio altrui. A criticare e criticarci ci pensiamo già da noi, voi siete intrusi o superflui. L’Autarca recita a soggetto.

 

Il 68 è l’elevazione di un dato anagrafico a valore. Nascono la generazione come patria globale e la lotta di classe generazionale. Il secolo di “Giovinezza”, dell’americanismo e del comunismo – dopo il boom economico – ha figliato il 68. La bio-utopia del 68 è un mondo senza vecchi né bambini, eterni ragazzi che prima con l’ideologia e la rivolta, poi con il lifting e il Viagra praticano la resurrezione dei corpi. Lasciateci giocare.

 

“Era una beatitudine in quell’alba essere vivi, ma essere giovani era un paradiso” (William Wordsworth). Sfugge un lieve conato d’invidia dei fratelli minori e degli esclusi dal soffio sessantottardo.

 

Ricordo personale. Il mio primo scritto politico risale al 68. In un tema alla scuola media criticai i contestatori che lanciarono uova marce alla prima della Scala. Scrissi:”Le uova marce non sono idee”. L’insegnante mi corresse con la matita blu: “Le uova marce non “delle” idee”. Era meglio l’originale, la licenza grammaticale lo rendeva più incisivo o omeopatico agli slogan sessantotteschi.

 

1968, compito di latino. Confondendo “avis” con “aviae”, un mio compagno traduce: “Le nonne volavano nel cielo”. Metafisica creativa, tra Manritte e il catechismo. Puro 68.

 

Gratitudine. Tutto quello che non so lo imparai a scuola e all’università dai prof sessantottini. Il resto, lo imparai di nascosto da loro, senza di loro, nonostante loro.

 

Cattivi maestri. “Io sono totalmente d’accordo con gli studenti” scriveva Bobbio. E se la lotta si è radicalizzata in forme di estremismo, ciò dipende – diceva l’esimio barone – dai “professori sordi”. Non era dunque violenza, ma cortesia: urlavano e urtavano perché riuscissero a sentire.

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