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Un’intervista via email sui libri e sulla cultura attuale

Nei giorni scorsi ho ricevuto un cortese invito al dialogo da parte del collega guida dada per i racconti italiani Heiko. Mi sono volentieri prestato a rispondere alle sue domande sui libri e sulla situazione culturale attuale qui in Italia e anche altrove. Non che io sia particolarmente esperto della materia, oppure frequentatore di circoli e ambienti letterari ed editoriali, ma credo soltanto perché mi piace scrivere di carta stampata sia in versione a stampa che digitale. Il collega mi ha posto delle domande, alcune anche molto stimolanti ed intelligenti, alle quali ho cercato di rispondere a braccio senza pensarci su troppo. Spero che questa corrispondenza, pomposamente chiamata “intervista”, sia utile ai suoi scopi.

Io, intanto, mi permetto di rendere pubblico il testo senza avere nemmeno chiesto il suo parere. E lo faccio in nome della spontaneità con la quale la cosa è nata e che può essere utile anche alle altre guide dada come scambio di esperienze, idee e obiettivi all’interno del lavoro che ogni guida svolge sul sito. Va ricordato a tal proposito che le guide dada sono oltre cinquecento e che gli argomenti di cui ci occupiamo sono quanto mai variati ed interessanti. Sono ormai quasi quattro anni che svolgo questo ruolo di bibliomane che mi sono assegnato e in questo mio spazio virtuale sono migliaia i post pubblicati.

 

Sarebbe ora che il gruppo editoriale a cui appartiene dada facesse di più per sensibilizzare la interazione tra le guide e rendesse più visibile il prezioso lavoro che essi svolgono spesso in isolamento e oscurità. Essere una guida dada non dovrebbe soltanto significare acculare punti per gli acquisti o stelle di merito per notorietà. Dovrebbe significare anche avere un ruolo pubblico facendosi partecipi dei benefici che sia il social networking che il web 2.0 offrono a chi decide di vivere la vita della rete.  

 

 

Gentile Galloway,

 chi ti scrive è la guida di racconti italiani (http://guide.dada.net/racconti_italiani/), e per farti una proposta: mi piacerebbe proporti un’intervista (via email) sui libri e sulla cultura attuale, da pubblicare sulla mia guida. Se l’idea ti piace, fammi sapere.

Grazie e spero a presto,

 Heiko

 

Salve Heiko!
grazie per la tua idea e per il gentile invito.
Sono pronto e, come dicono gli anglosassoni: “shoot!”
A presto leggerti
galloway

 

Heiko Caimi ha scritto:

 

Grazie della disponibilità.

Allora inizio con la sfilza. Sentiti libero di rispondere telegraficamente o in maniera più estesa, a seconda delle domande, a tuo piacimento.

Alcune tue risposte potrebbero suscitarmi altre domande. Saresti disponibile a rispondere anche a queste? Ciao e a presto,

 Heiko

 

 

 

Quanto è importante la leggibilità nelle opere letterarie?

Quello della leggibilità delle opere letterarie è un problema “moderno” sul quale mi sento di esprimere la mia opinione in tutta libertà. La cosa più importante per me è la “comunicazione” in quanto tale. Questa può andare anche oltre il contenuto. Come dire, “il mezzo è il messaggio” specialmente oggi, più di ieri e dell’altro ieri. Che poi questa “leggibilità” diventi difficile da “leggere” è un problema che tocca il lettore e non chi scrive.

 

E quanto è importante la qualità?

Bisognerebbe prima intendersi sul significato della parola “qualità” tenendo presente quello che ho detto nella risposta precedente.  Non saprei dire se i bisogni comunicativi di chi scrive debbano avere una “qualità” in sè. Mi sento di pensare che, comunque, il termine si espone ad una valutazione “etica” soggettiva che difficilmente può diventare oggettiva.

 

Una scrittura vivace, o eclettica, va a detrimento di quanto si vuole dire?

No, anzi è da auspicarsi.

 

Quanto è importante il contenuto?

Potrei dire che è decisivo, ma è sempre il rapporto col contenente che lo determina.

 

Ostracizzi opere di Paesi la cui cultura ci è poco nota?

Questa domanda mi è poco chiara e mi suona addirittura provocatoria. A mio parere, su questo pianeta, la cultura universale è la relazione esistente tra tutte le  culture, passate, presenti e future.

 

Ti distanzi o partecipi della cultura in cui siamo immersi?

Non potrei e sarebbe assurdo pensare di poterlo fare

 

Dobbiamo accettare passivamente l’omologazione o infrangerla?

 Io credo che tutta la vita sia una continua omologazione e infrazione, è nella natura delle cose e quindi in letteratura, in politica, nella religione, nell’arte…

 

Che cosa intendi per consapevolezza?

Il consapevole è colui che consà, cioè convive con la sua radice “sap”  e sa come entrare ed uscire dalla sua realtà.

 

Che cosa significa “riappropriarsi della cultura”?

E’ una vaghezza intellettuale cara a chi non  sa che cos’è la cultura

 

Ti senti una piccola realtà chiusa o favorisci l’interscambio?

Mi sono sempre sentito figlio dell’universo.

 

A che cosa servono secondo te i corsi di scrittura creativa?

A stimolare e a spillare soldi

 

E quali scopi dovrebbe prefiggersi, secondo te, una scuola di scrittura?

Fare soldi, illudere, stimolare, provocare,  pubblicare,  ricercare, elaborare, costruire,  programmare…

 

Quindi, che tipo di narrativa avrebbe idealmente senso produrre in una scuola di scrittura?

Perchè solo narrativa? “Ogni uomo è un libro” è il mio motto da sempre.

 

La rassegnazione e la passività della società omologata in cui ci muoviamo oggi può essere combattuta dalla letteratura? E, se si, come?

Certamente. La letteratura nel momento in cui non omologa e non infrange non è più letteratura

 

Si può dire che l’arte può avere ancora un potere rivoluzionario?

Bisogna intendersi sul significato della parola “rivoluzione”

 

Se sì, in quali autori si può riscontrare questo afflato?

In chiunque cerca di “innovare” credo si possa riscontrare questo afflato. Un termine, questo, che ha il sapore del nulla.

 

La letteratura può risvegliare i bisogni primari dell’uomo? Quali? E come?

L’ho detto prima. il bisogno primario dell’uomo è quello di comunicare, interagendo e facendo senso

 

L’identità di un popolo può passare attraverso la letteratura?

Certamente

 

Che cosa intendi per identità, e per appartenenza?

“Chi,  cosa, quando, dove, perchè” sono le variabili che danno le coordinate dell’esistenza. Chi non le conosce e non le usa non ha identità e non ha appartenenza. 

 

La presa di coscienza del presente poggia solo sul presente o anche sulla comprensione del passato? Cioè, possiamo comprendere il nostro presente senza aver compreso il nostro passato?

Agostino disse “Non esiste il  passato, il presente, il futuro. Esiste la presenza del passato, la presenza del presente, la presenza del futuro”.

 

Quanto le verità storiche possono influire sul presente e sulla nostra percezione del presente?

Vedi la risposta alla domanda di prima

 

Un buon romanzo dà prevalenza al contenuto o è al contempo anche un’opera di intrattenimento?

Dipende dalle esigenze del lettore.

 

Io penso che le idee da sole non bastano, ci vuole una storia da raccontare, che sia anche il più possibile avvincente, coinvolgente…. E’ importante intrattenere il lettore… Tu che ne pensi?

Sono d’accordo. Ogni uomo è una storia da raccontare.

 

Ogni scelta che un autore fa rispetto ai propri scritti e alle tematiche da trattare va fatta “cum grano salis” o a casaccio, come viene viene, basta che venga?

Dipende dall’autore  e dalle sue coordinate esistenziali.

 

Ma in un sistema editoriale come quello di oggi, in cui almeno in apparenza non c’è più censura, ha senso fare ancora battaglie sociali attraverso la narrativa?

No. Tutti i muri sono caduti. Oggi la nostra è l’epoca che io definisco del C.A.C. vale a dire della CONNESSIONE—>ACCESSO—>CONTROLLO. Se hai una linea puoi connetterti per avere accesso e quindi assumere il controllo.

 

Io penso che a volte basta tacere per non far passare l’informazione. Omertà e ostracismo che si riflettono anche sul mondo editoriale. Basta non parlare, di un libro. Sei d’accordo?

Certamente. Il silenzio può essere anche censura, come assenso o dissenso.

 

Oggi l’importante per un libro è che renda in termini economici… Sei d’accordo?

Questa oggi è la tendenza. Ma non sempre è vero

 

Un autore assoggettato alle regole di mercato è ancora un autore? In altri termini, ci è o ci fa?

Un autore quando pubblica entra nel gioco del mercato e deve sapere come gestirsi

 

Qual è quindi la differenza fondamentale tra chi E’ un autore e chi FA l’autore?

Bella domanda sulla quale si potrebbe scrivere un pamphlet.  Ho detto innanzi che per me ogni uomo è un libro e quindi  nel momento in cui scrive un libro per sè e per gli altri è un autore  e fa  l’autore.

 

Un autore che operi una presa di coscienza, di consapevolezza è importante?

Certamente se no che razza di autore è?

 

Un progetto di letteratua è anche un progetto di vita?

Forse che si, forse che no. Dipende da chi fa letteratura.

 

In questa ottica quanto sono importanti la partecipazione e l’impegno? E in quali termini?

Scontati sia l’uno che l’altro

 

Noi siamo sull’orlo di una crisi mondiale che potrebbe facilmente sfociare in una guerra… come mai nonostante ciò l’arte dorme?

Frase banale e scontata. La Pace su questa Terra è  un periodo di sospensione della Guerra.

 

La giustizia sociale e il rispetto dei diritti umani possono essere favoriti dalla letteratura?

Continuamo a sperare  che sia così

 

Abbiamo definito terroristi i guerriglieri di cui non condividiamo la causa, ma ci sono forme molto più sottili e subdole di terrorismo, attuati a livello sociologico da chi detiene le varie forme di potere… Tu che ne pensi?

Il terrore del terrorismo è il terrore dell’ignoranza

 

Ma torniamo all’arte, e in particolare al nostro specifico, la letteratura. Noi dovremmo essere privilegiati, perché viviamo in un Paese che ha una lingua ricca, sfaccettata, piena di sfumature… come mai, allora, il linguaggio medio non solo delle persone, ma anche degli scrittori si è irrimediabilmente appiattito?

Io non penso che ci sia appiattimento, è la realtà che si evolve. Tutto sta a saperla controllare.

 

Perché i nostri autori si occupano così poco della propria cultura, delle proprie radici, come mai non fanno ricerche, se non in casi sporadici?

Pensano soltanto al proprio portafoglio e al successo

 

E perché da noi c’è questo problema di cultura?

Idem come sopra

 

La cultura è ciò che costituisce spiritualmente un essere umano… Secondo te come mai in Italia il desiderio di cultura è sempre in fase decrescente?

Qui da noi pochi hanno coscienza di vivere nell’era che ho definito del C.A.C.  la tendenza credo sia quella di voler essere controllati piuttosto che attrezzarsi a saper controllare prima se stessi e poi gli altri. La chiave dei problemi sta tutta qui.

 

Scrive Kemal: “Se la gente di un paese vuole vivere bene e felice prima deve rispettare e fare propri i valori universali, e garantire la libertà di pensiero senza confini. […] La ricchezza culturale del nostro paese è nelle nostre mani”. Quindi anche nella mani degli scrittori?

Certamente e essi sono i maggiori responsabili.

 

Un saluto e fammi sapere

galloway

http://guide.dada.net/bibliofilia/

 

 

 

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