Questo sito contribuisce alla audience di

16. L’occupazione sessantottarda del 1919

Il primo esempio di occupazione sessantottarda avvenne a Fiume mezzo secolo d’anticipo sul 68, nel 1919. Nel movimento dannunziano si ritrovano quasi tutti gli ingredienti del 68: la ribellione all’autorità e il potere all’immaginazione, l’antipolitica e l’attacco a tutti i partiti, alle convenzioni borghesi e al moderatismo senile, il giovanilismo e il radicalismo, il progetto di abitare l’utopia realizzando il sogno collettivo del paradiso in terra, la politica come festa e la rivoluzione come trasgressione ludica, il primato dell’estetica e degli artisti, la promiscuità sessuale e omosessuale, l’orgia, il libero amore e la libera droga, più venature orientali, in una mescolanza creativa di futurismo e arcaismo naturalista. Rivoluzione breve, come una vacanza dalla realtà. Uno stage trimestrale nel sogno.

A Fiume avvenne qualcosa di straordinario che somiglia a un incrocio tra una rivoluzione, un baccanale, un film, un reality-show. Un poeta rimasto orbo, reduce da imprese eroiche e spettacolari come la trasvolata su Vienna o la Beffa di Buccali, marcia su Fiume con letterati, musicisti, donne e soldati. Il mondo lo osserva curioso. Lui progetta la marcia dalla Casetta rossa di Venezia, dove riceve donne e ufficiali e poi arriva a Fiume nel settembre del 1919 con un’auto scoperta, il monocolo e i legionari al seguito. Il suo corteo è composto da personaggi straordinari. Giovani artisti, musicisti e letterati, nordici affascinati dalla solarità mediterranea. Speciale menzione per Guido Keller, che ha lanciato in una trasvolata su Montecitorio un pitale e dei fiori sul vaticano e sul Quirinale per la Regina, e si aggira nudo a Fiume, vive e defeca da un albero, inventa un’alimentazione alternativa, fa amore di gruppo.

 

A Fiume nasce l’associazione Yoga ovvero l’Unione di Spiriti Liberi tendenti alla perfezione, con trasgressioni, libero amore, orge gay, e accoglienza per i ladri, prostitute, tossicomani. Ha come simbolo la svastica ma nel verso tradizionale, opposta a quella adottata dai nazisti. Progetta il castello d’Amore, in cui inscenare feste medievali con donne in grigioverde e soldati.

 

Sbarca a Fiume marconi, a bordo del suo bianco yacht Elettra, e poi viene a divorziarem consigliato da Mussolini, perché a Fiume è facile separarsi. Toscanini arriva con la sua orchestra e fa concerti devolvendo gli incassi ai poveri; Martinetti, accolto trionfalmente, si produce in discorsi show; ufficiali giapponesi, belgi e ungheresi diventano legionari fiumani. Gramsci difende Foime da chi lo presenta come “un luogo di bestialità, prepotenza, quattrini, possesso di donne”; per Lenin d’Annunzio era il più adatto a fare la rivoluzione in Italia. Scettico invece Mussolini, che d’Annunzio accusa di viltà.

 

I frati modernisti disobbediscono alla Chiesa per seguire il patriottismo fiumano, espongono alla finestra del monastero il motto dannunziano “Hic manemibus optime”; sette cappuccini poi abbandonano il saio. Il nunzio apostolico di Fiume accusa d’Annunzio di paganesimo. A Fiume si svolgono suggestivi convegni notturni al chiarore delle fiaccole, baccanali in spiaggia, feste dionisiache con vino, donne, sesso e cocaina, “la polvere folle” di d’Annunzio. Battaglie simulate con sfondo orgiastico; soldati inghirlandati che danzano e vestono in modo stravagante, si fanno crescere la barba e i capelli o se li rasano a zero, e fondano la Congregazione del Pelo. Nipoti degli scapigliati, nonni dei capelloni.

Ultimi interventi

Vedi tutti

Link correlati