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Io voto la lista di Giuliano Ferrara

Io voto la lista di Giuliano anche se so che farò un dispiacere a Silvio. Il tema della vita, della sua importanza, della necessità di salvaguardarla, di difenderla e preservarla, credo sia di capitale importanza. E questi sono concetti ai quali tutti sembrano aderire. Non ci sarebbe allora bisogno, in occasione di una competizione elettorale, di presentare una lista che abbia nel suo programma l’unico e solo obiettivo di favorire la vita, evitando l’aborto.

Ben altri sono i problemi, dicono gli altri, quelli delle altre liste, che ci affliggono: l’occupazione, la sicurezza, la crisi dei mercati, la congiuntura internazionale, la mondezza, le grandi opere, il costo della vita, i problemi della giustizia, la crisi dei valori, la disoccupazione giovanile, le riforme istituzionali e via di questo passo. Se ci fate caso sono tutti temi che coinvolgono in egual misura sia una parte che l’altra. Voglio dire sia il centro-destra che il centro-sinistra.

Sì, avete ragione, ormai non si chiameranno più così. Diventeranno il Popolo della Libertà e il Partito Democratico, laburisti o conservatori, democratici o repubblicani. La vecchia destra e la vecchia sinistra assumeranno identità nuove con volti diversi, visto e considerato che alcuni reduci sia dell’una che dell’altra parte intendono occupare la terra di mezzo e quella delle periferie in maniera autonoma. Si illudono di poter sfuggire dalla sfera di attrazione ideologica delle due nuove aeree politiche e di poter procedere da soli. Non si rendono conto che gli elettori sono stanchi di vivere con tanti, troppi pensieri nella mente e che la vita contemporanea avverte la necessità di averne pochi ma buoni, di pensieri intendo e, soprattutto, per il futuro dell’umanità.

In uno scenario del genere nessuno dei partiti, movimenti, liste e aggregazioni in campo ha posto il problema della Vita sul tavolo elettorale nella sua pienezza. Hanno cercato di evitare l’argomento perché, ma non lo dicono, lo temono. Lo ritengono scottante, trasversale, anti-politico, eticamente rischioso e compromettente, ipersensibile e, come se niente fosse addirittura troppo “universale”, perché va diritto al cuore della realtà dell’essere e del suo divenire, oltre ogni cultura, lingua, istituzione.

E chi, se non Ferrara poteva sollevare un problema del genere, una personalità che è tutto ed il contrario di tutto, in nome dell’assoluta libertà di pensiero? Un uomo che incarna il percorso della storia dell’intellettuale italiano mediterraneo contemporaneo, nel suo travagliato cammino tra utopie e rivoluzioni, tra est ed ovest, tra l’identità individuale e quella familiare, il laico e il religioso, l’antico e il moderno, il liberale e il libertario, il romantico e il reazionario, il razionalista e l’idealista, il cortigiano e il principesco, bandiera e portabandiera, individualista e qualunquista, narcisista e capopopolo, in breve, uomo e anti-uomo, ma sempre innamorato della vita e del futuro del mondo.

Non ho mai conosciuto né Giuliano Ferrara, giornalista intellettuale e cortigiano, né il suo principe Silvio. Sono stato soltanto allievo di un suo indimenticabile zio, grande anglista, ma scarso politico, durante gli anni ruggenti del 68. Non condividevo le loro idee in quel seminario dell’università, anche se non mi fu mai chiesto esplicitamente di sposarle nel grande casino di quei giorni infuocati del 68. “Fuochi fatui” che mi spinsero lontano dall’università e che abbandonai scegliendo altre strade senza particolari rimpianti.

Ma il ricordo di quel grande zio, anche lui “poco politico” come il nipote, (come lo stesso Giuliano ha riconosciuto in una intervista a Barbara Romano) mi ha sempre accompagnato per tutta la mia carriera. Ora che mi ritrovo a fare i conti con le vere ragioni dell’esistenza scopro per mezzo di suo nipote, Giuliano Ferrara, le vere ragioni della vita. Sono ragioni semplici, essenziali, dirette: difendere la vita ben prima della nascita, sin dall’attimo del concepimento, per sconfiggere la morte quando la vita stessa rientrerà nel tempo. Se le cose stanno così, se Giuliano Ferrara è il nipote del mio maestro, se queste sono le ragioni che stanno dietro alla sua lista, se questo è il senso della sua ostinazione a voler proseguire contro tutti, anche contro il suo Principe, allora, io che sono niente, a confronto sia dell’uno che dell’altro, non potrò non votarlo.

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