Elogio della parola scritta

Un invito alla lettura vede il libro quale indispensabile momento di formazione individuale e ineludibile strumento per la costituzione di un sapere argomentato. Non intendo qui demonizzare i nuovi media. Non solo sarebbe antistorico, ma sicuramente non sortirebbe nessun effetto visto la globale pervasività , vorremmo in compagnia delle riflessioni di tanti autorevoli intellettuali richiamare l’attenzione di tutti i bibliomani e non sul "sapere che stiamo perdendo" da quando la televisione e tutti i suoi figli derivati che si ritrovano nel “social networking” assurge imperiosamente a divenire prima maestra in questa fase della nostra civiltà. Il sapere che stiamo perdendo è figlio della parola scritta, che ha costituito l’essenza della nostra civiltà fino ai nostri giorni, un sapere dialogico, astratto, costruttore di concetti, e produttore di pensiero argomentato.

E’ il sapere che ha caratterizzato “Homo Sapiens”, un sapere lento, che oggi si vede contrastato dalla velocità figlio della cultura dell’immagine usata prepotentemente della televisione. Se è giusto il pensiero di tanti intellettuali, per una riflessione critica nei confronti dei nuovi media, sembra, comunque, doveroso constatare pragmaticamente che contro tutti i passati totalitarismi niente ha potuto la cultura in qualunque modo essa si sia manifestata.

Queste precisazioni vogliono meglio specificare lo spirito di questo invito alla lettura, che vorrebbe essere figlio di quel pensiero laico che non ha da proporre alcuna ricetta per assicurare la bontà degli uomini e/o la felicità su questa terra. Quello che vorremmo proporre è un contributo alla formazione di uno spirito critico e non succube nei confronti dei nuovi media, senza con questo volere scagliare anatemi o parlare di fine della civiltà.

“Quali che siano le circostanze, abituatevi a discendere in voi stessi per trovarvi quelle quintessenze che vengono chiamate amore, saggezza, dolcezza, bontà, pace, ispirazione, purezza, gratitudine… Dei semplici oggetti, da voi tenuti in mano, possono aiutarvi a far riaffiorare ciò che è nascosto nel più profondo di voi stessi. Una piuma d’uccello, una foglia d’albero, un sasso… tutto può divenire un intermediario, un mezzo per entrare in relazione con il vostro mondo interiore. Anche una parola scritta su un foglio di carta può bastare: scrivete una parola, e grazie a quella sola parola, entrate nel vostro laboratorio interiore, dove trovate il “flacone” che porta lo stesso nome. Quella parola scritta è come un testimone, un rivelatore; la tenete in una mano, mentre con l’altra cercate il flacone, e poiché esiste un’affinità fra quella parola e un certo flacone, finite per trovarlo. Non finirò mai di ripetervelo: ci sono tantissime cose a vostra disposizione, ma a condizione che facciate lo sforzo di utilizzarle!”.

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