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Ho cambiato idea: non voto la lista di Ferrara

Cambiare le proprie idee è segno di incoerenza, fragilità, immaturità, o piuttosto permette di aprire davanti a sé nuovi orizzonti, nuove opportunità? Questa è la domanda che mi frulla nella testa in questa vigilia elettorale. Qualche settimana fa ho scritto un post in cui manifestavo l’intenzione di votare la lista di Giuliano Ferrara. Sostenevo che il tema della vita, o meglio la prevenzione dell’aborto, è un tema forte, tanto forte da poter dire che quella lista non era ancora un’altra lista, bensì un’altra “cosa”. Ed è davvero così se si pensa che la vita ha un valore assoluto su ogni altra problema che possa emergere su questa terra e metterla nella lista delle cose da fare in una qualsiasi campagna elettorale.

Evitare un aborto, facilitare una nascita, aiutare una donna nel compito più alto e più nobile che un essere vivente possa avere, quello cioè di dare continuità alla vita stessa, non è una “cosa” comune, è davvero “un’altra cosa”, ben al di là di quella che può essere una normale competizione elettorale. Un’idea questa del voto per la vita e la moratoria sull’aborto che non possono appartenere soltanto ad un partito ma che dovrebbero essere di “tutti” i partiti in quanto ognuno di essi è coinvolto in un modo od un altro nel tema dell’esistenza e del valore che ogni essere vivente deve dare ad esso. Un diritto assertivo che ogni uomo dovrebbe portare con sé alla stessa maniera di quella di cambiare il proprio modo di pensare.

 

 

Ed io questo modo di pensare che l’idea della vita, del non aborto, possa essere portata avanti da un solo partito sono venuto a modificarlo nel corso della campagna elettorale quando mi sono trovato a sentire gli argomenti politici posti sul tappeto da parte dei vari candidati a premier. Questi ultimi sono davvero tanti, mi sembra quindici in tutto. Forse la metà di quanti erano i partiti prima della decimazione fatta a causa della presente legge elettorale, ma pur sempre troppi in un paese come il nostro in cui ogni abitante ha un suo programma elettorale, una ricetta per la soluzione dei problemi e una legittima aspirazione ad essere candidato premier. Anche la lista di Ferrara viene a trovarsi in una situazione del genere: ha un suo candidato premier, un suo programma, dei propri candidati alla rappresentanza. Si, lo so, il tema unico della difesa della vita è una “cosa” superiore, elevata, ideale, una richiesta che va al di là della vita e per la vita, ma si trova stranamente ad essere asfissiato dalle contingenze della politica e condannato alla non vita, a non vedere la luce, proprio come quella piccola ed inerme vita di quell’essere che con l’aborto gli si nega la nascita e il diritto ad esistere alla luce del mondo.

 

 

Molte volte, le persone che modificano la propria idea sono giudicate incoerenti, fragili, immature, voltagabbana. Portare avanti le proprie opinioni, ad ogni costo, sembra spesso un monito di questa società. Da sempre l’uomo è alla ricerca di stabilità, certezze, e questo anche nel campo delle idee. La religione e la politica, sono ottimi esempi di perseveranza di idee, che solo raramente sono modificate, o addirittura quasi mai. Gli esempi abbondano, il primo è rappresentato dalla grande rivoluzione copernicana ed un possibile secondo è quello di tanti ex-compagni comunisti i quali non hanno mai, dico mai, avuto il coraggio di affermare il loro proprio cambiamento di idea politica.

 

 

E questo argomento della lista di Ferrara mi sembra proprio essere in argomento: religione e politica sono tirate in ballo per fini elettorali e di parte. Lo stesso Giuliano Ferrara ha avuto il coraggio di farlo, ma resta uno dei pochi esempi di gente che ha saputo farlo con intuito ed intelligenza, a viso aperto, pur se con tanto tormento. Per questa ragione la sua testardaggine ed andare avanti con la lista nonostante le tante obiezioni di amici politici ed intellettuali della sua parte, gli fa soltanto onore. Ma lui è Giuliano Ferrara, se lo può permettere. I cittadini elettori comuni come me e come tanti altri suoi lettori ed ammiratori non possono permettersi di disperdere il proprio voto dandolo ad uno dei quindici candidati a premier, anche se questo quindicesimo si presenta in nome della vita e contro la morte di tanti bambini innocenti condannati alla non vita.

 

 

È giusto difendere le proprie convinzioni, battersi per esse, ma non avere l’elasticità adeguata per modificarle, per metterle in discussione è sinonimo di eccessiva rigidità è altrettanto ingiusto. Nel nome delle nostre opinioni troppo spesso sostituiamo il discutere e ragionare insieme con l’eristica o controversia, finalizzata a far prevalere la propria tesi, vera o falsa che sia. Mettere in discussione credenze che sembrano assolutamente giuste, vere, inconfutabili permette alla persona saggia di aprire davanti a sé nuovi orizzonti, nuove opportunità. Intrappolati nell’era dell’omologazione, del qualunquismo, del conformismo, spesso c’illudiamo di avere idee originali, nostre e le difendiamo a spada tratta. Esistono poi delle convinzioni ormai radicate, fondamentali per il nostro equilibrio, nate nell’ambito familiare o culturale che non possiamo valutare come false. La tutela di queste idee, la smania di convincere gli altri che siamo nel giusto, ci fa dimenticare cosa è vero o sensato e ci porta a difendere l’indifendibile. Il rischio è quello di fare la fine del mulo che si ostinava a voler passare per dove era chiaro non poteva. 

 

Per questa ragione ho deciso di non votare la lista di Giuliano Ferrara, non perché la sua moratoria per l’aborto sia una falsa certezza, oppure perché la stessa è soltanto una particolare visione del mondo alla luce di un problema che è centrale sia al mondo che alla vita. Non è continuando a battere la testa contro il muro della competizione elettorale e a fare un’ennesima lista elettorale, con un ennesimo candidato a premier, che si porta avanti il tema alto del valore della vita e sperare che si possano fermare i milioni di aborti nel mondo. Dovremo sapere coinvolgere nel tema tutti gli altri partiti e candidati per farlo diventare un tema “universale” perché in questo suo “universo” tutti debbano ritrovarsi senza timori di rimanere “asfissiati” dalla moltitudine di tanti altri argomenti e temi che, da che mondo è mondo, emergono durante una campagna elettorale.

 

Se nel nostro Paese abbiamo bisogno di stabilità, riforme e governabilità non possiamo permetterci il lusso di votare ancora per quindici premier di altrettanti partiti e partitini. Giuliano Ferrara afferma che lui vola alto e che non intende essere uno di questi. Ma è la stessa realtà dei fatti a smentirlo, senza per questo nulla togliere al suo progetto che resta un vero e proprio progetto di vita e per la vita. Un progetto che chi vincerà le elezioni dovrà saper fare suo per il bene dell’intera umanità. Per questo motivo hanno ragione sia il Cavaliere che Walter a dire che votare i piccoli partiti significa sottrarre voti tanto al Popolo della Libertà che al partito Democratico. Quello di Ferrara non è un “partito”, è un’Idea, un’altra “Cosa” che verrà raccolta da chi vincerà. Ed io, poiché non intendo disperdere il mio voto, ho deciso di cambiare idea. Non farò dispiacere Walter, voterò Silvio. Così saranno entrambi contenti.

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