Vita da cani?

Da decine di migliaia di anni gli esseri umani coesistono con un peculiare predatore sociale originatosi dal lupo, il cane. Durante questo tempo abbiamo accumulato molte conoscenze riguardanti i cani, alcune delle quali sono disponibili in manuali ben scritti e pratici, mentre altre sono il soggetto di storie orali sui cani, di aneddoti e credenze; soltanto una piccolissima parte ha trovato seguito nella letteratura scientifica. Se si esamina la letteratura pratica e teorica sui cani si trova molto sull'allevamento, l'addestramento e le caratteristiche di razze particolari, ma ben poco sul comportamento e il modo di funzionare delle loro menti, e non c'è quasi nessun libro che tratti espressamente di etologia canina. Perché?

Quando scelgono una determinata specie per un particolare studio, gli etologi sono guidati da molti motivi ma alcune delle loro considerazioni possono apparire contraddittorie. È utile che l’animale scelto per la ricerca sia di facile approccio e osservazione, ma anche che il suo habitat sia in luoghi lontani, in regioni esotiche e che sia difficile da osservare.

Fa al caso nostro che esso abbia un sistema nervoso semplice, ma per rispondere ai quesiti scientifici va altrettanto bene che il suo sistema nervoso sia tra i più evoluti ed è persino meglio se è strettamente imparentato con gli esseri umani. Un altro aspetto importante è quanto se ne sono occupati in precedenza gli altri scienziati: se l’animale in questione è stato studiato a fondo, non bisogna più preoccuparsi di osservare le caratteristiche più semplici, ma se non è stato preso in considerazione quasi per niente, praticamente ogni osservazione che si farà su di lui costituirà un nuovo contributo alla scienza.

Tali considerazioni contraddittorie sono particolarmente valide nel caso dei cani: essi sono contemporaneamente soggetti oltremodo desiderabili per le osservazioni etologiche quanto inadatti. I cani vivono tra di noi e il loro ambiente naturale è la società umana. Di conseguenza sono facilmente disponibili per l’osservazione, ma, allo stesso tempo, sono difficilissimi da osservare perché per farlo dobbiamo penetrare in una giungla selvaggia, ovvero l’ambiente domestico. Essendo mammiferi il sistema nervoso dei cani è piuttosto ben sviluppato senza tuttavia raggiungere il livello acquisito dalle scimmie antropoidi. Queste contraddizioni costituiscono, senza dubbio, il motivo per cui, se si eccettuano una dozzina di articoli specialistici, non esistono libri riguardanti l’etologia del cane. La riluttanza degli etologi a trattare con i cani è ulteriormente accresciuta dal fatto che nel comportamento canino c’è molta più variabilità che all’interno di qualsiasi specie vivente in natura. Sono due le eccezioni alla regola del comportamento invariante all’interno di una specie: l’essere umano e il cane. La variabilità del comportamento tra i cani non è soltanto dovuta all’esistenza di molte centinaia di razze geneticamente diverse, ma anche al fatto che lo sviluppo individuale può subire l’influsso dell’apprendimento, dell’addestramento, della disciplina e dell’insorgere di abitudini.

L’etologia offre allo scienziato due principali opportunità di osservazione. La prima è l’osservazione del comportamento dell’animale nel suo ambiente naturale. Se il cane vive in famiglia ovviamente la sua vita si svolge nell’ambiente umano. Ma avrà contatti stretti con gli esseri umani anche se si tratta di un cane da lavoro o se il suo lavoro consiste soltanto nel fare la guardia alla casa. Pertanto il campo di osservazione può essere altamente variabile. Chiunque voglia effettuare ricerche di etologia canina deve avere familiarità con l’etologia umana e con la psicologia perché qualsiasi valutazione del comportamento del cane deve essere associata alla comprensione del comportamento umano. Da ciò segue che bisogna adottare una nuova metodologia, ovvero esigere che agli esperimenti partecipino sia i proprietari sia i cani.

Un approccio alternativo sarebbe di esaminare l’animale in un ambiente totalmente artificiale come un laboratorio. Tuttavia, non abbiamo mai seriamente pensato di tenere i cani in un canile da cui sceglierne periodicamente uno per l’esperimento o l’osservazione. I cani isolati, prima o poi, diventano psicologicamente disturbati e inadatti come soggetti sperimentali per osservazioni comportamentali. D’altro canto i cani tenuti in gruppo osservano avidamente il corso degli eventi cosa che, ancora una volta, impedisce uno studio oggettivo. Per esempio, abbiamo esaminato lo sviluppo dell’attaccamento nei cani tenuti da un’associazione per la protezione degli animali dove erano ospitati in un recinto comune. Presto imparammo che i cani facevano a gara per avere l’onore di essere scelti per l’esperimento e quelli che venivano presi più spesso venivano in seguito puniti dal comportamento aggressivo degli altri. I cani non amano le eccezioni.

In questo volume il lettore scoprirà molti fatti e dati: tra questi i risultati di test ed esperimenti significativi dal punto di vista etologico, svolti con i miei collaboratori, così come i risultati di altri esperimenti che possono non essere direttamente correlati all’etologia ma che sono di indubbia importanza scientifica. Discuteremo anche le osservazioni che ho fatto sui miei cani nell’arco di dieci anni. Ovviamente si tratta di osservazioni singole, ma il loro valore scientifico deriva dal fatto che ci sono servite a progettare accuratamente gli esperimenti e a controllarli. Infine fornirò degli aneddoti che ho raccolto direttamente come arricchimento per la mia storia. Il lettore dovrebbe considerare le mie opinioni sulla mente canina come ipotesi di una teoria scientifica, la cui prova resta il compito della ricerca futura. In assenza di ulteriori ricerche si tratta delle mie opinioni attuali che cercherò di supportare al meglio. I lettori con una particolare inclinazione per la scienza verso la fine del libro troveranno un lungo capitolo sulle ricerche riguardanti la mente canina e su quali ostacoli pone uno studio del genere. Tali ostacoli ovviamente caratterizzano anche le mie teorie. Per questa ragione il lettore deve resistere alla tentazione di credere che i cani siano esattamente come li vedo io…

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