
Introduzione:
C’è un prima, pomposamente detto storia, origine. Un adesso, che sarebbe l’ora presente e sfuggente. Un dopo. E’ del dopo che vorremmo parlare. Su un giornale quotidiano, ma con quattordicimila battute di computer a disposizione. Come sempre, scriverne in modo libero, questo vorremmo. Nella forma di appunti personali, se lo si volgia. O in altra forma. Il dopo è semplicemente immaginazione, rimozione, prefigurazione, letteratura, filosofia, teologia, science fiction (la scienza esatta ne sa nulla). Offre inquietudine, che è una buona cosa. Oppure l’idea del riposo, che è un’altra buona cosa. Con il dopo la maggior parte della gente convive irriflessivamente. E che cosa c’è mai di più irriflessivo, di più scaramantico, di più futile e anche edificante della preghiera del mattino recitata nella scrittura e lettura di un giornale quotidiano? In Aristotele il tempo è “il numero del movimento secondo il prima e il poi”, un numero. In Platone un’immagine, “immagine mobile dell’eternità. Si tratta di scegliere, e di pubblicare e firmare una pagina che tutti leggeranno. Perché la gente è curiosa degli appunti personali e, nonostante tutto, vorrebbe essere informata su quello che sta dopo.
Gioca pesante questa gente de “Il Foglio”, figli o allievi, oppositori o antagonisti della firma culturale più intelligente e moderna dell’Italia contemporanea: Giuliano Ferrara. “Carne” che nasce e che marcisce, giocando con la “morte”, sfidando il “diavolo” umano e divino allo stesso tempo. Ricordi ed impressioni, fantasie e realtà, mito e pregiudizio si intrecciano rincorrendosi nei labirinti della cultura di scrittori diversi per storia personale, credo politico, estrazione sociale ed umana. In maniera tragica o appassionata, umoristica o paradossale, prevenuta o ascetica, tutti hanno cercato di superare, abbattere o penetrare la barriera della incomunicabilità della morte. O di qua o di là, non è possibile essere certi o sfuggire ad un destino che afferra tutti e ci travolge in un mare di incubi o di trascendenza, attraverso metafore e immagini, fatte di sogni ed allucinazioni, intuizioni o premonizioni, esperienze ed epifanie.
Gli stessi titoli degli articoli ci indicano il percorso che accompagna il lettore lungo la strada che si accinge a fare nella lettura: “salto nella luce”, il freddo “oltretomba”, il viaggio con”le valigie in mano”, la “presenza del dopo”, “il posto dell’amore”, il posto di “Amleto”, gli “illitterati dell’ars moriendi”, il “mistero di Facchetti”, chi ha avuto tutto “svelato” e lo “dice”, “il dopo dei dopo”, “il dopo in faccia”, l’aldilà “arbasiniano”, il “dopo che accade giorno dopo giorno”, “il senso del prima e del dopo”, “osiride la guida”, “il dopo alle spalle” , “il coraggio di vivere”, “morte senza un dopo”, fino ad arrivare nella zona di nessuno dove “tra il prima e il dopo c’è il mentre”.
Come si può vedere ce n’è per tutti e per ogni gusto. Basta il titolo per scegliere. E dietro, o meglio sotto, c’è la firma di chi è noto, notissimo, illustre e ignoto. Ma non fa nulla. Tanto, “dopo”, almeno lo spero, saremo tutti uguali da quelle parti. A me basta avere una “livella” e starmene con Totò. A presto rivederci da quelle parti. Tutti, prima o poi. Meglio tardi, comunque… E fate i dovuti scongiuri!

galloway








