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I giornali delle caste

Una parola di moda oggi in Italia è “casta”. Una casta è ciascuno dei gruppi sociali che costituiscono una gerarchia rigida in alcune società del passato. In società di questo tipo, per un individuo appartenente ad una casta è molto difficile o impossibile entrare a far parte di una casta diversa, in particolare se di rango più elevato. Il concetto di casta si riferisce originariamente alla società indiana, ma è utilizzato per estensione anche in altri contesti ed in senso improprio anche per riferirsi a qualsiasi gruppo sociale chiuso anche in società che non sono ufficialmente divise in caste.

La parola “casta” - che in portoghese significa puro, non contaminato, che si avvicina anche all’italiano “casto” - raggruppa due concetti legati tra loro, ma differenti e talvolta antagonisti, nella società indiana. Questo libro parla della casta dei giornali in Italia. Ma siamo sicuri che le caste ci sono solo nel nostro Paese. Non è che queste sono dappertutto e che fanno parte del genere umano? Se è vero questo è anche vero che nel nostro Paese i giornali e i giornalisti hanno sempre rincorso il potere e da questo sono stati rincorsi. Con la trasformazione del mondo della comunicazione in Italia siamo diventati tutti “giornalisti”: giornali, giornaletti, giornalini locali, parrocchiali, provinciali, regionali, nazionali. Gratis o a pagamento, online o cartacei, in video o in bits & bytes, in chat o in forum, tutti segnaliamo, scriviamo, pontifichiamo, protestiamo, reclamiamo, sindachiamo …

Ma, attenzione, non possiamo essere liberi giornalisti. Dobbiamo essere iscritti ad un albo, avere una tessera, un sindacato. Se siamo fuori, non siamo niente. Possiamo anche non avere la grammatica, non conoscere cosa sia la sintassi, e anche essere privi di idee, ma l’importante è che ci sia un referente che ci protegga: sindacato, politico, parroco che sia. Solo così potremo appartenere alla “casta”.

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