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Il libro più folle del mondo

Questo è il libro più folle del mondo. Circa 1500 pagine, corpo 8, composizione fitta, in latino e inglese. La sintesi del pensiero umano. Una edizione, come si suole dire "economica", in "paperback", di un "prodotto" che non può propriamente dirsi un "libro". Non è, infatti, un romanzo, un poema epico, un saggio, una biografia. E' chiaramente un libro che segna la fine di tutti i libri. E', infatti, scritto utilizzando tutti i libri che l'autore potesse trovare in una biblioteca del XVII secolo. Un testo, una guida che potesse spiegare a tutti il senso delle emozioni umane e il suo pensiero. Non si occupa solo della "melancholy", quella che noi moderni chiamiamo "depressione", bensì osa trattare di "tutto", intendo tutto lo scibile umano, se uno ha il fegato di affrontare una cosa del genere.

Ecco perché, Burton impiegò circa 1500 pagine, in effetti tre volumi in uno, se si pensa che una precedente edizione ha visto l’opera in tre tomi separati. C’è da dire, poi, che Robert Burton quando scrisse l’opera non ritornava mai le bozze corrette al tipografo. Le restituiva sì ma non erano altro che una riscrittura di ciò che aveva scritto prima, ampliata ed allungata, spesso modificata. Si può dire, allora, che il libro non fu mai finito. Se potesse tornare in vita di sicuro Burton la riscriverebbe in maniera diversa, allungandola …

In effetti Burton non si limita a scrivere ciò che pensa della suddetta patologia, la depressione. Egli riesce a riferire ed argomentare sul pensiero degli altri ed ad allungarsi a decine e decine di altri argomenti simili o collegati ad essa. Come ad esempio i folletti, la bellezza, la geografia dell’America, la digestione, le passioni, il bere, il bacio, la gelosia o gli intellettuali. Burton avvertì pienamente le miserie e le passioni di quest’ultima categoria di uomini, quelli che allora si chiamavano “scholars”, oggi “intellettuali”. Egli avvertiva i problemi di cui soffrivano questi signori dei quali egli diceva che dovevano “essere servili e poveri, dovevano sapersi lamentare e riferire al meglio dei loro bisogni ai loro padroni, sperando sempre di saper mentire, adulare e magnificare alla grande un idiota senza valore rivestendolo di grandi virtù”. Soggetti i quali andrebbero, invece, legati e condannati alle loro villanie e vizi, così come prescriveva il buon Machiavelli. Questa considerazione di fatto ci aiuta a capire dove possiamo collocare l’autore Richard Burton. Tra gli angeli, evidentemente, tra i puri della scrittura.

Questo è un punto molto importante di cui tener conto se si decide di acquistare, leggere e scrivere di un libro del genere. Un libro fatto non per il lettore pigro, disattento, scarsamente motivato. Un atteggiamento del genere non può essere assunto nella lettura di un libro come questo. Quando lo si apre si deve essere pronti a saltare da un argomento all’altro, disposti ad inoltrarsi in intrigate diversioni, uscite dal discorso, che sembrano portare in nessun dove e fanno facilmente perdere il filo della concentrazione. Per di più, molte di queste digressioni sono in latino ed in corsivo, si susseguono, inseguono quasi il lettore che facilmente in esse si perde e dimentica che la citazione stessa era una digressione. Insomma, Burton, sembra quasi si diverta a prendere in giro non solo chi legge, ma anche se stesso, con la sua cultura sterminata, ostentatamente inutile e ridondante.

Un libro, questo, che non va assolutamente letto in maniera lineare, come di solito si fa con un libro normale. Va bensì affrontato a caso, a sbalzi, a salti, a singhiozzi, per non prendersi una indigestione. Attenti comunque a non farsi venire il singhiozzo. Un libro che non può essere assolutamente letto dalla prima all’ultima pagina. Ma una volta entrati nella testa di Burton e nel vivo del libro ci si rende conto che la lettura porta incessantemente nuove inaspettate scoperte. Il lettore ne vuole continuamente sapere di più e scopre che questa prosa è prosa del settecento, un settecento inglese che diede vita al romanzo moderno. Il che è tutto dire. la ragione vincente per avere questo libro a portata di mano.

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