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Il paesaggio italiano

Il paesaggio di un territorio costituisce l'anima di un popolo. Nel caso dell'Italia le anime sono tante, quanti sono i paesi, le città, i campanili, le valli e le pianure di una penisola che per secoli è stata al centro del mondo conosciuto. Questo prezioso libro è non solo una raccolta di poesie italiane, presentate in testo a fronte in inglese dall'autore, è anche uno strumento di lavoro linguistico ed una possibilità diversa per esplorare ed osservare il paesaggio italiano con gli occhi di uno straniero. In questo caso uno scrittore inglese specialista in poesia comparata europea. Sono note le sue antologie dedicate alla realtà poetica della Francia, della Germania e di quella latina classica.

In questa raccolta dedicata all’Italia la sua analisi poggia sul concetto che gli Italiani danno alla parola “paesaggio”.
In inglese la parola “landscape”, “forma della terra”, ha un senso ben diverso da quello in lingua italiana. Col termine “paesaggio” gli abitanti della penisola intendono “il mio paese, il mio villaggio, la campagna da dove provengo, sono nato e cresciuto, all’ombra del campanile”. In effetti la scelta delle poesie tradotte delinea un percorso culturale e poetico ben tracciato: la passeggiata in collina con Leopardi porta il lettore a cogliere i profumi della ginestra su per un monte del tutto particolare ed evocativo qual’è quello di “sterminator Vesevo”. Oppure ad odiare la solitudine della campagna in un sonetto del Belli che si contrappone alla visione erotico-sessuale dell’Ariosto o a quella scenografica del Tasso. Non mancano le immagini e i virtuosismi di D’Annunzio o la nostalgia di Pascoli, con i ricordi e i richiami nazionalistici di Carducci o i luoghi sacri alla memoria ed all’anima del Giusti.

Le poesie che Alistair Elliott traduce in inglese offrono una visione tragica, comica e pastorale insieme del nostro paesaggio, che in questi versi si anima e diventa, appunto, animo. Spirito di un popolo che è la somma di tante anime, così come si sono presentate nel corso dei secoli sul palcoscenico del nostro Bel Paese. Dal Medio Evo illuminato e tradizionale di Frate Francesco fino all’ermetica età moderna del grande Ungaretti. Devo confessare che sui 31 testi presenti nella raccolta non ne conoscevo almeno tre o quattro. Come ad esempio quella di Lorenzo de’ Medici intitolata “Uccellaggione di starne” . Agli anni giovanili risale questo poemetto in ottave che descrive una battuta di caccia, non a caso scelta dal curatore inglese, per l’amore che gli inglesi hanno per la caccia e per gli animali. Oppure quella di Gioacchino Belli titolata “Li malincontri”. Vale la pena qui riportarla per comprendere come poi, tutto sommato le cose descritte dal Belli, accadono ancora oggi e colpiscono a morte nello scenario di un paesaggio italiano implacabile e violento.

Li malincontri

M’aricordo quann’ero piccinino
che Ttata me portava for de porta
a rriccojje er grespigno, e cquarche vvorta
a rrinfrescacce co un bicchier de vino.

Bbe’, un giorno pe la strada de la Storta,
dov’è cquelo sfassciume d’un casino,
ce trovassimo stesa llí vviscino
tra un orticheto una regazza morta.

Tata, ar vedella llí a ppanza per aria
piena de sangue e cco ’no squarcio in gola,
fesce un strillo e ppijjò ll’erba fumaria.

E io, sibbè ttant’anni sò ppassati,
nun ho ppotuto ppiú ssentí pparola
de ggirà ppe li loghi scampagnati.

15 aprile 1846

Unlucky Encounters

I remember, when I was very tiny,
Dad used to take me out the gate of Rome
To pick some curly salad - and even some
Times to refresh us with a glass of wine.

Well, one day, on the Cassia, the tenth mile
Or so, where there’s that house beside the track
In ruins, we found stretched out there round the back,
Plump in a patch of nettles, a dead girl.

Seeing her lying belly to the air
Covered in blood, with a hole across her neck,
Dad gave a squawk and took off out there.

Though that was years ago - and “time affaces” -
I still won’t hear of going for a walk
In any of those lonely country places.

Dalla via Cassia si passa per le falde del Vesuvio alle Fonti del Clitumno fino all’Infinito di Leopardi, perdendosi poi nella immensa luminosità della “Mattina” di Giuseppe Ungaretti. Il famoso distico “M’illumino d’immenso” che dà al traduttore non pochi problemi nella traduzione. Varie infatti sono le proposte di resa in inglese. Nessuna, a mio modesto parere, possiede la profondità del significato del messaggio che la breve poesia contiene. Eccole:

Mattina

M’illumino
d’immenso

Morning

I bring myself light
out of immensity
—-
I turn on
my own
endless free light
—-
I light
me
from endless space
—-
I become an illumination
of myself
with unlimited colour
—–
I throw on me
infinite light

————

Italian landscape Poems
Translated by Alistair Elliot
Italian English Bilingual Edition
Bloodaxe Books Ltd, 1993
Newcastle upon Tyne, England
ISBN 1852242477

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