La Collezione del Bibliomane

La mania dei libri è una patologia delineata da diversi stadi progressivi ed irreversibili: tutti nasciamo lettori, un giorno ci crediamo scrittori, poi col tempo l'amore per i libri che collezioniamo per varie ragioni ci fa diventare bibliofili. La bibliofilia ha sempre un carattere elegante, sofisticato e raffinato. Ma non ci accorgiamo che le frustrazioni, le invidie, le gelosie, le rabbie represse nel vedere crescere la quantità di libri in giro, ci porta a diventare bibliomani. Sembra che a questo stadio la malattia divenga irreversibile, di non ritorno. Ma così non è perché non ci si rende più conto che siamo definitivamente diventati bibliofolli.

La follia di cui parla Erasmo con le sue innumerevoli facce. Questa è la Bibliofollia, vero e proprio stadio terminale dell’amore dei libri. Ricordate cosa diceva l’Uomo di Rotterdam? Lui pensava che la Follia ci concilia con la vita, la si conosce di più ed al meglio vivendola. Perché la “follia” della vita è: libertà, modestia, sincerità, trasparenza, piacente. E’ la felicità, è divina, è donna, è condimento da tavola, è società, è artistica, amorosa, saggia. La follia consola, è umana, simpatica, mortale, alchimica, giocatrice, nobile, adulatrice, imparziale, filosofica, grammaticale, religiosa, cortigiana, fortunosa, fortunata, classica, eterna. Leggendo quest’ultimo libro di Giampiero Mughini ci si rende conto che è vero e che la “follia” è assimilabile alla “Bibliofollia”.

Per mettere bene a fuoco questa patologia umana bisogna, però, conoscere bene anche i soggetti che ne soffrono. Nel caso in esame GM, qualificato in quarta di copertina del suo nuovo libro “giornalista e scrittore” non rende giustizia al personaggio. Bisogna inquadrarlo bene questo “bibliofolle” per conoscerlo, amarlo, detestarlo o apprezzarlo. Basta leggersi una delle tante biografie reperibili online per rendersene conto. Ne stralciamo una che ci appare piuttosto neutrale.

“Giampiero Mughini nasce a Catania il 16 aprile 1941 da padre toscano e madre siciliana. Conseguita la laurea in Letteratura francese decide di intraprendere la carriera di giornalista. Nel 1970 si trasferisce a Roma dove inizia a plasmare il suo destino professionale. Reduce dal joli mai francese entra a far parte del gruppo delle dodici persone che fondano “Il Manifesto”: entra in polemica con Lucio Magri (pare per l’allineamento politico di un suo testo) e abbandona il gruppo quando mancano solamente quattro giorni all’uscita del primo numero del quotidiano.

Negli anni ‘60 Mughini è direttore della rivista “Giovane critica”, poi ricopre lo stesso incarico per un periodo brevissimo per “Lotta continua”. Quest’ultima esperienza seppur breve è tuttavia sufficientemente densa da causargli ventisei querele e tre condanne. Diviene poi collaboratore di “Paese Sera” e più avanti de “L’Europeo”. Negli anni ‘80 matura la decisione di separarsi dagli ambienti di quella sinistra che ha segnato quasi vent’anni della sua militanza politica. Lo fa nel suo stile, in modo clamoroso, molto schietto, con un pamphlet dal titolo “Compagni addio”: le sue 140 pagine gli attirano numerose critiche da parte dei suoi ex compagni. Partecipa anche alla registrazione di alcuni lungometraggi: viene chiamato da Nanni Moretti nel 1978 per interpretare la parte di un intellettuale nel film “Ecce Bombo”; sarà poi un cinico presentatore televisivo in “Sogni d’oro”, nel 1981. Nel corso degli anni aumentano le sue presenze in trasmissioni tv: il “personaggio” Mughini è assai richiesto sia per i suoi interventi acuti la cui verve polemica fa spesso schizzare in alto gli ascolti, sia per la sua sterminata cultura.

E’ da sempre ospite fisso della trasmissione sportiva “Controcampo” di Italia Uno dove si distingue per versatilità e ironia. Anche il suo personalissimo stile di abbigliamento, un po’ “intellettuale” e “contestatore”, contribuisce a lanciare il suo personaggio televisivo. Grande tifoso della Juventus, alla squadra del cuore dedicherà uno dei suoi libri. Dal 1987 scrive per “Panorama”, di cui è anche inviato: il rapporto si conclude in modo brusco nel 2005 con l’arrivo del neo-direttore Pietro Calabrese.

Oggi Mughini firma i suoi articoli su “Il Foglio” di Giuliano Ferrara, dove cura una sua rubrica chiamata “Uffa!”. La sua produzione letteraria è molto prolifica: durante i soli anni ‘90 ha pubblicato “A via della Mercede c’era un razzista”, “Dizionario Sentimentale”, “La ragazza dai capelli di rame”, “Il grande disordine” e “Un secolo d’amore”, per molti la sua opera migliore. I suoi ultimi lavori si intitolano “E la donna creò l’uomo” (2006) e “Sex revolution. Muse, eroi, tragedie di Sex revolution” (2007).”

L’ultimo aggiornamento è del 06/06/2008. Sono trascorsi, quindi, diversi mesi dalla stesura di questa bio e non ci è possibile sapere cosa abbia fatto un “paziente” del genere in questo breve lasso di tempo. Breve per i comuni mortali, abbastanza lungo per chi soffre di una patologia del genere. Può avere fatto di tutto. Non sono addentro ai salotti chic e alla moda, nè tanto meno ai talk-show, ma so bene che chi rincorre i libri pensandoli come uomini e idee, segue percorsi imprevedibili, impossibili agli altri comuni lettori mortali.

Mi accorgo che non ho parlato del libro che ha scritto. Bisogna che lo compriate. E’ lui che lo vuole. Come si evince anche da quanto dice Erasmo nelle sue riflessioni sulla follia che possono benissimo essere riferite al prototipo di bibliofolle che è Giampiero Mughini. Non ho il piacere di conoscerlo. L’ho intravisto un giorno su un eurostar in viaggio da Roma per Milano anni fa. E capii di che stoffa sono fatti i “folli” di questo genere. Veri e propri tesori di cultura per una società in cui hanno la ventura di nascere. Una domanda, però avrei da fargli se potessi avere la fortuna di incontrarlo. Gli chiederei, come si chiede Erasmo alla fine del suo libro sulla Follia: “E’ una cosa seria?” L’uomo di Rotterdam pensa che la “follia”, tutto sommato, non è “una cosa seria”. E la “bibliofollia”?

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