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Gomorra, Mamma RAI e il problema del Male

Ricordo che quando venne appena pubblicato "Gomorra", il libro di Roberto Saviano, ne acquistai quattro copie di quelle prime cinquemila preventivate dall'editore: una la inviai negli States, le altre due per due amici, ed una la tenni per me.


Scrissi nella mia biblioteca virtuale una breve nota facendovi seguire lo straordinario incipit con il quale Roberto apre il suo libro. La nota era intitolata “Maneggiare con cura …” e l’invito era riferito al contenuto esplosivo del testo, che non è un romanzo, una indagine giornalistica, un saggio, un documentario. Niente di tutto questo. Ma qualcosa d’altro, che ha la forza e la potenza di scuotere coscienze, sconvolgere assetti istituzionali, provocare imprevedibili reazioni a catena su individui e società.

Di libri del genere se ne scrivono tanti al giorno d’oggi, un’epoca in cui i contenuti diventano spettacolo, e lo spettacolo diventa a sua volta il messaggio. Ieri sera, la trasmissione di Fabio Fazio è stato un grande stroardinario momento di giornalismo, letteratura, politica, civiltà e costume. Bene ha fatto il conduttore a tenersi fuori per le prime due ore e dare spazio di primo piano a colui che non può più averne in pubblico ed è costretto ad essere tenuto come in cattività coatta per quello che nel suo libro ha scritto, documentato e denunciato.

Che sia giornalismo, letteratura, indagine o romanzo, poco conta. Roberto Saviano ha confezionato un “prodotto” che va maneggiato con cura. Esplosivo come una bomba, come ebbi a dire nella mia breve nota a cui ho fatto cenno e che vi ripropongo in fondo. Un libro che viene tradotto in quasi tutte le lingue conosciute, che vende milioni di copie, che dà vita ad un film di successo, che genera opere musicali e teatrali, da noi come in altri paesi, lontani e vicini, distanti per usi e costumi. Un libro del genere, dico, non poteva non far diventare il suo autore un “nemico pubblico”, da custodire in “cattività”, per preservarlo a futura, costante memoria e vergogna di una società che si compiace del proprio male e che, anzi, questo stesso male, che non è solo italiano, meridionale, bensì universale, lo mette in scena, lo platealizza, ci ride e ci vive su come su di un palcoscenico.

Le prime due ore della trasmissione di Fazio sono state due ore di straordinario spettacolo di cultura, indagine, riflessione, analisi di una società e di uno scrittore che ha più talento di quanto il suo stesso libro non metta in evidenzia. Peccato che Mamma RAI abbia voluto e saputo banalizzare il tutto in comicità quando ha introdotto, su un improvvisato palcoscenico, un comico e quattro show-girls con il compito di solleticare gli spettatori alla risata, tanto per alleggerire l’insostenibile pesantezza dell’argomento. Anche il povero Saviano è stato costretto a ridere a malincuore di quanto il presunto sbracato occhialuto camorrista-mafioso blaterava, in una atmosfera di dubbio gusto cabarettistico. Fazio e Mamma RAI di colpo hanno distrutto il grande messaggio pedagogicamente corretto e documentato lanciato da Roberto poco prima. Per fare “audience” hanno voluto banalizzare il “male”, tanto per alleggerire le appesantite coscienze di tutti: politici, intellettuali, partiti e istituzioni. Il povero Roberto Saviano è stato costretto a ridere. Chissà cosa avrà pensato quando si è ritrovato solo in quella stanza, sempre diversa e nascosta, con i suoi cinque o sette angeli custodi dei carabinieri della scorta.

Caro Fabio Fazio, cara Mamma RAI, non si banalizza il Male, nè tanto meno lo esorcizza con battute di dubbio gusto e con le cosce di quattro show-girls invitando chi paga un lauto canone ad applaudire e far continuare lo spettacolo. “Maneggiare con cura” avevo scritto in quella mia modesta nota. E dopo ieri sera e quella trasmissione mi sento di confermare questo consiglio.

“Attenzione: maneggiare con cura. Questo é un libro dal contenuto esplosivo. Un pacco a stampa che ti può far saltare in aria, può far decollare dolcemente la tua testa su di un piatto d’argento, può farti secco dietro una curva alle nove del mattino mentre esci di casa, può farti dissolvere nel nulla come se non fossi mai venuto al mondo. Una scrittura che sembra polvere da sparo, uno sparo nel buio di chi sa ma non dice, di chi sente ma non ascolta, di chi parla ma non articola parola, di chi vede ma non capisce. Uomini come scimmie, scimmie come animali, animali come uomini, animali come scimmie. Maneggiare con cura e possibilmente dimenticare. Almeno leggetevi l’incipit. Ma poi dimentica tutto!… “

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