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La vita in 17 sillabe

Ci sono piccolissime cose nella vita che possono affascinare, una di queste è l’Haiku. Non è una poesia vera e propria, non è un aforisma, non è un detto. È solo un semplice gioiello che raccoglie in 17 sillabe un’emozione. È un componimento dell’anima, dove tante parole non servono, agisce la delicata e quasi insostenibile leggerezza di una carezza.


Molto tempo fa sono imbattuto in un luogo virtuale che ha, appunto, per sottotitolo “la vita in 17 sillabe” e si riferisce a questo tipo di poesia che amo moltissimo. D’allora ho cominciato a collezionare libri di poesia Haiku, sia in italiano che in inglese. Quando ho bisogno di sintesi, e nella vita di oggi tutti ne abbiamo bisogno, ne apro uno e faccio viaggiare la fantasia su quelle 17 sillabe. L’Haiku fa le pulci a tanti poeti che aspirano ad essere tali ma che invece sono soltanto logorroici. Provateci voi a dare un senso alla vita scrivendo versi Haiku in così breve spazio poetico. È raffinata l’emozione di un Haiku, come è raffinata la semplicità. La metrica è composta di 17 sillabe, ripartite in tre versi in cui due quinari si alternano ad un settenario.

L’arte dell’Haiku è nata in Giappone, ed è fiorita nel XVII – XVIII secolo, dove tanti poeti di Haiku, dotati di coraggio e determinazione, non solo in guerra, manifestavano la loro grandezza e il loro più alto prestigio nella solitudine della meditazione e nel comporre haiku alla corte dell’Imperatore. Alcuni di loro come Matsuo Basho (1644 – 1694) abbandonarono la vita da Haiku dedicandosi completamente alla letteratura. Due esempi, uno in italiano e l’altro in inglese.

all are in a hurry -
in the beggar’s hand
only the rain

tutti hanno fretta
nella mano del mendicante
solo pioggia

Vorrei commentare l’immagine di questo haiku rifacendomi ad una situazione vera vissuta da me durante una visita a New York. “All are in a hurry” è la visione del formicolìo umano che si può vedere ogni momento della giornata in quella metropoli che non si ferma mai. La fretta in effetti sembra essere la caratteristica di questa straordinaria città. Uno spettacolo, vedere fiumi di persone entrare nella Grand Station da un lato ed un altro fiume uscirne dall’altro. Da lontano sembrano serpenti che si snodano, il ticchettìo dei tacchi delle donne, il parlare urlando a se stessi nell’auricolare. Guai a tentare di andare contro corrente, vieni inesorabilmente travolto senza pietà. Arrivi e Broadway e sei abbagliato da milioni di luci, suoni, colori mentre ti danzano sulla testa grattacieli che scalano il cielo. Il grosso cane lupo del poliziotto all’angolo ti annusa e ti scruta, appena ti ha scaricato il tassista nero, incollato al suo taxi giallo, che ti sbatte la portiera dietro perchè non gli hai dato il “tip”, appena in tempo a scansare l’uomo sandwich che ti avvisa della prossima fine che farà il tuo mondo se non ti fermi.

E laggiù senti la predica della donna della Salvation Army, mentre ti passa accanto correndo un pellerossa, o almeno così pare. E poi scopri che è un attore appena uscito da una portone per dirigersi verso un teatro e si avvia verso il suo palcoscenico. Veloci scorrono le ultime notizie sul tabellone luminoso del Times, lampeggiano le cifre della Borsa, ulula un’ambulanza che quasi falcia i poveri pedoni in attesa del verde che non arriva mai. “All are in a hurry“: fuggono? corrono? si rincorrono? Appaiono, scompaiono, svoltano, ridono, imprecano, nessuno vede il “beggar” e la sua mano stesa nel vuoto. La pioggia comincia a scendere fitta ed improvvisa, e quella mano sembra riempirsi d’acqua, come una coppa. Le gocce scorrono su quella pelle che luccica alle luci e tremola nella penombra. Nessuno parla, nessun lamento, nessun grido. Solo il cane del poliziotto accanto ogni tanto lo annusa, si ferma e lo guarda. Tutto scorre intorno, tutto è irreale, eppure tutto sembra fermo.


Ecco un altro esempio. Le parole chiave di questo haiku che danno fuoco all’immaginazione del lettore, e lo fanno diventare poeta, sono “cuore” “tempo” “estinto”. Perché di questo si tratta: l’haiku è “ristretto” nelle 17 sillabe in quanto il suo destino, come poesia, è quello di far diventare poeta il lettore. Se si ferma il cuore, lo sappiamo tutti, si ferma il tempo e la morte spegne il respiro. Ed allora ci si può chiedere quanto ci sia di tempo nel battito di un cuore, e se un battito, una pulsazione sia un secondo, il principio del tempo ed anche la sua fine nel momento in cui quel secondo si spegnerà.

dentro al cuore
il respiro del tempo
poeta estinto

Quel momento fermerà anche inesorabilmente il respiro. Legati quindi ad un unico destino sono il poeta e il suo cuore. Se smette di poetare lui, finisce il tempo e con questo la sua poesia che non avrà respiro. Allo stesso modo in cui se il tempo si ferma non ci sarà poesia e senza respiro non ci sarà tempo. Il cerchio si chiude inesorabilmente.

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