
“Gli esseri umani giudicano tutto secondo i propri criteri; non vedono che ci sono valori che trascurano mentre invece ne sopravvalutano altri. Ecco perché agli occhi dell’Intelligenza cosmica, i valori umani raramente sono i veri valori. Prendiamo il caso dell’istruzione cui si dà generalmente tanta importanza. Se si chiede a qualcuno quanto tempo ha impiegato per ottenere un diploma, risponderà tre anni, cinque anni o più, se è un medico, il che sembra parecchio. Ma per acquisire delle virtù come la pazienza, la bontà, la generosità, la saggezza… non bastano alcuni anni: occorrono diversi secoli. Acquisire conoscenze libresche è molto più facile che sviluppare qualità morali! Quando un essere possiede tali qualità, significa che ha lavorato secoli per ottenerle; allora perché sottovalutarle?”
Chi avrà scommesso su queste abilità, potrà affrontare il futuro, qualunque esso sia. Quanti ne saranno privi, si troveranno in balia di forze che non saranno in grado di comprendere. Cinque le chiavi per aprire il futuro: la padronanza delle maggiori teorie e interpretazioni del mondo (comprese scienza, matematica, storia); la capacità di integrare idee e conoscenze di diverse aree disciplinari in un insieme coerente; la capacità di affrontare la soluzione di problemi nuovi; la consapevolezza delle differenze tra uomini e culture diverse; la consapevole accettazione della propria responsabilità personale e generale.
“Nel descrivere la mente non ci si può sottrarre a un esame dei valori umani” - è il monito costante che permea l’analisi di Howard Gardner, psicologo di fama mondiale, docente di Scienze cognitive e dell’educazione ad Harvard e principale rappresentante della teoria delle intelligenze multiple, nel saggio “Cinque chiavi per il futuro” (Feltrinelli). Quale futuro ci aspetta, nell’immediato e nel lungo termine? E’ già possibile intravedere le sfide e le opportunità che pongono i processi di globalizzazione, l’enorme flusso di informazioni, l’avanzare della scienza e della tecnica, come pure il divampare di conflitti a livello internazionale, le tendenze al fanatismo, l’emarginazione delle fasce più deboli.
“Nel mondo interconnesso in cui vive oggigiorno la grande maggioranza degli esseri umani, non basta dire che cosa occorre a ciascun individuo o a ciascun gruppo per sopravvivere nel suo orticello. Non è possibile, a lungo termine, che alcune parti dell’umanità nuotino nell’abbondanza mentre altre rimangano disperatamente povere e profondamente frustrate” - avverte Gardner nell’introduzione. Per presentarci all’appuntamento col futuro dovremmo cominciare fin da ora a coltivare delle formae mentis - le cinque chiavi - a cui dare la priorità. Non si tratta di una semplice enunciazione dei pregi di una mente “disciplinare”, “sintetica”, “creativa”, “rispettosa” ed “etica”; lo psicologo si spinge oltre, passando dalla descrizione alla prescrizione: queste sono le intelligenze che dovremmo sviluppare in futuro. “La persona dotata di queste intelligenze, come io le chiamo, o mentalità, sarà bene attrezzata per affrontare quello che si aspetta, e anche quello che è impossibile prevedere; la persona priva di queste intelligenze sarà in balia di forze che non potrà né prevedere né tanto meno controllare”.
La mente disciplinare si avvale di una modalità di pensiero orientato alla conoscenza in un ambito particolare, che sarà quello dove può raggiungere l’eccellenza. Occorrono in media dieci anni per padroneggiare completamente una disciplina, di modo che, ad esempio, uno psicologo arrivi infine a “pensare” come uno psicologo, un matematico sia portato ad interpretare la realtà in termini di modelli e teorie o un giornalista valuti quasi automaticamente l’importanza di fatti e notizie. L’intelligenza sintetica è in grado di filtrare rapidamente le informazioni provenienti da diversi fonti e di rielaborarle in maniera originale. Sostenendosi alla disciplina e alla sintesi, la mente creativa esplora territori sconosciuti approdando a soluzioni innovative. Sostanzialmente inventa nuovi modi di pensare.
Gli altri due approcci, la mente rispettosa e quella etica, sono indubbiamente in rapporto tra loro e si avventurano nel campo delle relazioni umane. L’intelligenza rispettosa è il modo di pensare di chi accoglie le diversità che esistono tra i singoli e tra le comunità umane, senza tentare di annullarle attraverso l’amore o l’odio. “Non possiamo più semplicemente tirare una tenda o costruire un muro per isolare permanentemente i gruppi l’uno dall’altro. L’homo sapiens dovrà in qualche modo imparare ad abitare i suoi paraggi - e il pianeta tutto - senza odio per i suoi simili, senza brama di ferirsi o uccidersi l’un l’altro, senza agire sulla base di tendenze xenofobe anche se il proprio gruppo potrebbe, a breve termine, risultare vincente” - scrive Gardner. E’ molto di più che semplice tolleranza. L’intelligenza etica si sposta ad un livello più astratto, rappresenta l’elemento chiave di chi si interroga sulla natura dell’operare del singolo e sui bisogni e le aspirazioni della società, in altre parole, caratterizza l’individuo che comprende qual è la natura della sua relazione con il mondo e costruisce le sue azioni a partire da questa consapevolezza.
Lo psicologo sottolinea costantemente l’importanza dell’educazione: come sviluppare le cinque forme di intelligenza e farle agire sinergicamente nello stesso individuo? Di chi è il compito? Secondo Gardner è una sfida che riguarda tutti coloro che lavorano con altre persone: genitori, insegnanti ma anche istituzioni, aziende, mezzi di comunicazione. Benché sia possibile individuare le età dello sviluppo in cui è più proficuo puntare su un particolare tipo di intelligenza, la condizione migliore è una sorta di “educazione permanente” avendo ben chiari mete e valori.
Howard Gardner è condirettore del Progetto Zero, un programma sperimentale sui meccanismi dell’apprendimento che riconosce grande importanza alle arti. E l’arte è il terreno comune che può consentire la nascita di un atteggiamento simpatetico verso gli altri, a intessere le fila di un dialogo interrotto o mai iniziato tra gruppi abituati a considerarsi a vicenda come dei nemici. Come esempio valga l’esperienza “West-Eastern Divan Workshop” promossa da Edward Said e Daniel Barenboim, che comprende un’orchestra formata da giovani musicisti arabi e israeliani. Nel periodo estivo i ragazzi si riuniscono in una località europea, facendo musica durante il giorno e discutendo liberamente di politica nelle serate. “Ovviamente - avverte Gardner - un’orchestra che pure comprende parecchie decine di giovani cittadini del Medio Oriente non può risolvere i problemi di un’area che da secoli è devastata dai conflitti. Eppure, nell’estate del 2006, mentre i soldati israeliani e gli hezbollah libanesi si combattevano duramente, i giovani musicisti tennero concerti in tredici centri della regione. Barenboim osservava: “E una piccolissima risposta ai terribili orrori della guerra”.
Howard Gardner
“Cinque chiavi per il futuro”
Feltrinelli Editore, 2007
Rosalba Miceli
LA STAMPA
07/01/2009

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