
Tutto sarebbe diventato poi “open learning” e “distance learning” sfruttando i mezzi che la moderna tecnologia ci mette a disposizione. Ho detto che ebbi modo di riciclare tutto quanto credevo di sapere, ed è vero. Posso dire che, dopo circa 40 anni di insegnamento, ho cominciato ad apprendere davvero, entrando in questa epoca che, nella dissertazione finale del corso, ebbi modo di definire “l’era del C.A.C.” vale a dire C —> Connessione, A —> Accesso, C —> Controllo.
Connessione, tutti possono connettersi, ovunque e quando lo vogliono. Una volta Connessi, si può Accedere ad ogni tipo di informazione raggiungibile per mezzo della Rete. L’Accesso offre la possibilità di assumere il Controllo di quanto serve ai singoli ed ai gruppi. Tutto questo mi sembra un fatto straordinario che il pur eccellente articolo su Internet di Stenio Solinas , pubblicato di recente su IL GIORNALE, tende ad ignorare. Non c’è bisogno di fare la storia di quando io, giovane studente di scuola di provincia meridionale italiana, aspettavo con ansia il richiamo del mio cognome risuonare nel cortile dove abitava la mia famiglia.
Era una voce amica che ogni mattina, quasi sempre alla stessa ora, girava per le strade del paese a distribuire la posta. Era il postino che si portava appesa alla spalla una grossa borsa ripiena di lettere ed altre carte che diligentemente consegnava ai destinatari. Esiste ancora oggi la romantica figura del postino. L’ho visto girare non più a piedi, con le scarpe scalcagnate e consumate dai lunghi cammini fatti per consegnare la corrispondenza. Oggi i postini girano in motorino, con giacconi gialli riconoscibili a distanza, con tanto di casco e anche il tradizionale borsone che non pende più dalle spalle bensì è collocato comodamente nel cestino della motoretta. Ecco, questa si chiama evoluzione della specie. Le lettere continuano ad essere distribuite, insieme ai giornali, le riviste. Ma questa corrispondenza cartacea è ben poca cosa se si pensa a quella che ad ogni ora della giornata, per 24 ore, gira in Rete e scivola silenziosa nelle nostre caselle di email.
Voi direte: vuoi mettere, il piacere di essere chiamato per nome, a viva voce dal postino nel cortile del tuo quartiere che, scrutandoti in volto con ammirazione e con sospetto, ti consegnava quella attesa lettera della tua corrispondente da Stuttgart, quell’amico da Limoges o da St. Albans. Fili di carta scritta a mano, colorata dalla fantasia della scoperta che ti legava ad altre realtà, ti parlava in altre lingue, ti portava nuovi messaggi. Oggi è tutto diverso. Non più uno, due o tre amici, meglio se amiche di cui potevi vantarti in paese nelle lunghe serate d’estate sognando di andare via. Oggi tutto è diverso. Con un semplice clic, posso connettermi ed accedo a centinaia di contatti. Li posso avere per iscritto, in audio oppure in video. In diretta o in differita. Mi basta soltanto un tocco alla tastiera e il gioco è fatto. Mi collego, accedo e decido cosa fare, controllo a mio piacimento la mia vita e quella di altri. Le pare poco, caro Solinas?
Ma l’articolo mi è piaciuto lo stesso. Potrete leggerlo qui al LINK . Mi è piaciuto perché mi ha fatto capire quanto forte e decisivo sia stato il cambiamento di questi anni a causa della Rete. Un cambiamento sociale, scontato, sotto gli occhi di tutti. Ha messo in moto un processo che ancora non sappiamo bene come evolverà. Sarà inevitabile una ulteriore interconnessione tra la parola scritta, quella parlata e quella, per così dire, vista. Parole, immagini e suoni, il tutto fuso, speriamo non confuso, in una sola realtà comunicativa. Una realtà che potrà davvero decidere il destino degli uomini: una nuova Babele oppure una nuova Civiltà. Questo io non lo posso dire. Quello che so per certo è che su di me, come docente di lingua inglese, nato e cresciuto nella parola scritta e stampata della piccola tipografia paterna di un piccolo paese di provincia meridionale, ha avuto un impatto “devastante”, ma “costruttivo”, al raggiungimento dell’età della pensione. Dopo di avere provato il piacere dell’avventura di una formazione linguistica, con circa quarant’anni di insegnamento, ho potuto e voluto riciclare tutto quanto credevo di sapere.
Il risultato è che, con l’avvento del Web e di Internet, ho smesso di insegnare e cominciato ad imparare. I due termini, in effetti, non sono sinonimi, come sembra che Solinas li intenda. Sono due realtà totalmente diverse e separate. Internet è, in effetti, una straordinaria e sempre più imponente aggregazione di collegamenti tra computer a livello globale. Ogni singolo computer è in grado di comunicare con un altro, se i rispettivi utenti lo vogliono e decidono di gestire i contenuti scambiati. Il Web, detto anche WWW, è il modo in cui si accede alle informazioni per mezzo dei così detti “ipertesti” o “hyperlinks” che contengono suoni, grafici, testi e video. Nella mia carriera prima di studente e poi di docente nessuno mai ci ha insegnato a come tenere distinte le due aree cognitive e operative che possono ritrovarsi nel Web e in Internet. Ieri ripetevo soltanto, senza capire come impiegare ciò che mi veniva detto di apprendere. Oggi posso dire veramente di sapere, condividendo e comunicando. A “distanza” e in maniera “aperta”, grazie al Web e a Internet.

galloway








