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L'ultimo numero di LETTURE

Nei giorni scorsi ho trovato nella posta l'ultimo numero della rivista LETTURE, un mensile al quale sono stato abbonato per molti anni. Un titolo che è tutto un programma, un mensile tenuto in vita dalla Editrice San Paolo per lunghi anni. Il primo numero vide la luce nel 1946 e sono quindi ben 64 anni che questo periodico ha scritto di libri, di autori, di editori.


Mentre lo liberavo dalla busta trasparente che lo avvolgeva, mi preparavo a gustare il piacere delle recensioni, delle interviste, delle schede ed inchieste sul mondo della scrittura e della lettura. Ho avuto un colpo quando ho dato una scorsa alla fascetta editoriale di accompagnamento e ho letto una breve comunicazione del Direttore Generale dei periodici San Paolo Don Giuseppe Soro il quale laconicamente comunicava la decisione da parte dell’editore di sospendere la pubblicazione della rivista.

Non vengono date spiegazioni precise ma è chiaro che le ragioni sono quelle delle dure leggi di mercato. E’ evidente che le “letture” sono poche, esigue, tanto esigue che non pagano. Perciò, senza soldi, non si può fare altro che chiudere. Nel suo editoriale di saluto, che propongo qui appresso alla vostra attenzione, il Direttore parla di “beffa” in quanto questo ultimo numero esaminava quello che è lo scenario delle riviste letterarie italiane. La chiusura di LETTURE gli fa sperare in futuro una formula editoriale diversa che ne continui la tradizione, la passione e l’amore per tutto ciò che la parola come comunicazione comporta.

Parlare, leggere, scrivere sono le abilità fondamentali dell’uomo con le quali lo stesso uomo si distingue dalle bestie. Ma queste stesse qualità non sono niente se non interagiscono tra di loro e tra chi le pratica. Ogni atto comunicativo ha un senso se si colloca nello spazio e nel tempo, attraversando lingue, storia e culture. Le parole, la lettura e la scrittura sono degli uomini, ma sono gli stessi uomini che le fanno tali. Sono le parole a fare i libri e gli scrittori, ma sono i lettori che in fondo danno forma ai libri e senso ai loro autori. Non sono possibili discorsi senza parole, né libri senza autori, allo stesso modo di come non possono esistere libri senza lettori e lettori senza libri. La scomparsa di LETTURE è una perdita grave nell’editoria italiana. Speriamo che qualche altra iniziativa subentri al più presto anche se in forma nuova e diversa ma che sia utile a preservare l’amore per tutto ciò che fa “lettura”.

“L’ultimo numero di “Letture” chiude una storia lunga più di sessant’anni: nel 1946 i gesuiti di San Fedele proseguivano la rivista creata nel 1904 da monsignor Casati. Nel 1994 veniva rilevata dalla San Paolo. Sembra una beffa del destino: proprio il numero dedicato alle riviste letterarie italiane è l’ultimo della nostra rivista. Sì, perché da oggi la pubblicazione di Letture viene sospesa. Non più Letture, dunque. La decisione era nell’aria da tempo, ma poi è arrivata improvvisa da parte dell’editore, per cui non mi resta che utilizzare questo editoriale come un discorso d’addio. La Periodici San Paolo, che aveva rilevato la rivista dai gesuiti di San Fedele nel 1994, ha creduto fin dall’inizio nel suo valore e nelle sue possibilità, in linea con il proprio ideale apostolico: annunciare il Vangelo agli uomini di oggi con i mezzi di oggi. Infatti l’elevazione dello spirito umano propria della cultura intesa nel suo senso più vero è opera pienamente evangelica, poiché, parafrasando l’espressione di Terenzio, nulla di ciò che è umano è estraneo al cristianesimo in quanto lo stesso Figlio di Dio Gesù Cristo si è fatto uomo.

In tutti questi anni il nuovo editore ha dunque sostenuto, anche economicamente, la testata, accollandosi il passivo annuo. Ora non è più possibile. Questo è uno dei grandi problemi che ogni rivista letteraria, di là dalle spinte ideali e dalle dichiarazioni di principio, si trova davanti, oggi più che mai. La cultura in Italia difficilmente rende, dal punto di vista economico. Sono però convinto che in questi anni, e in tutta la sua storia, Letture ha sparso molti semi positivi, che hanno dato e daranno frutto. La sua scomparsa è una perdita per chiunque ama la cultura e desidera “leggere” quello che offre il panorama letterario, cinematografico, musicale. Vorrei comunque mettere in rilievo alcuni momenti salienti della storia di Letture, a futura memoria. E cedo subito la parola a padre Alessandro Scurani, direttore dal 1979 al 1994, che in una sua nota così raccontava l’origine della rivista: «Nel 1945, dopo 162 anni dalla soppressione, i gesuiti rientravano a San Fedele in Milano. Il cardinal Schuster, come contropartita della cessione della parrocchia, chiese loro di continuare il servizio già svolto dalla Rivista di Letture di monsignor Giovanni Casati. Nata nel 1904, la Rivista di Letture aveva lo scopo di fornire indicazioni morali sui libri ai lettori cattolici, che allora costituivano ancora una massa compatta e disciplinata».

«Con il gennaio del 1946», continua padre Scurani, «subentrarono i gesuiti. Il nuovo titolo fu Letture, rassegna critica del libro. […] Il primo direttore fu il padre Giuseppe Petazzi. Entro l’anno gli abbonati raggiunsero i quattromila. Intanto era rientrato dall’Albania il padre Giuseppe Valentini: l’uomo giusto per la nuova rivista. Succeduto al padre Petazzi in autunno, fu lui a dare l’impostazione definitiva aLetture. Capì che non bastava dare un giudizio morale del libro. Bisognava farsi apprezzare e guadagnare la fiducia dei lettori intervenendo con un giudizio globale, che non trascurasse l’aspetto critico-estetico. La nuova rivista si distinse per una maggiore apertura e attitudine al dialogo. […] Durante il decennio 1950-1960Letture organizzò a Roma e a Firenze una serie di incontri di molti sacerdoti e religiosi impegnati nel mondo del libro. In quei convegni vennero discussi i criteri della nuova critica cattolica. Vi prendeva parte anche un rappresentante del cardinal Ottaviani e si preparò allora l’abolizione dell’Indice dei libri proibiti: strumento troppo occasionale e frutto di una mentalità di pura difesa e rifiuto. L’abolizione dell’Indice giunse in porto con il Concilio Vaticano II».

Nel 1994, con la crisi delle vocazioni gesuite, la rivista passò alla Periodici San Paolo. La nuova Letture, sotto la direzione di don Giusto Truglia, fu rinnovata graficamente e, pur conservando le finalità di servizio pastorale, si è distinta per la molteplicità degli interessi, per la maggiore ricchezza delle informazioni e per la collaborazione di noti critici e scrittori. Quando ho preso in mano la direzione nel 2000, coadiuvato dal vicedirettore Giuseppe Barigazzi, e poi da Sergio Tosatto, ho avviato approfondimenti monografici nelle varie sezioni, in particolare nella prima parte, sempre dedicata a un tema particolare con gli interventi di critici ed esperti. Sono diventate abituali anche le interviste a scrittori, registi, musicisti, uomini di cultura.

Mentre ringrazio tutti i collaboratori di Letture e coloro che hanno amato la nostra rivista, concludo con una citazione e un auspicio. La citazione è del fondatore della Famiglia paolina, il beato Giacomo Alberione, che nel 1944, nel volume L’apostolato dell’edizione, così presentava la Rivista di Letture: «Ha lo scopo di giudicare il contenuto dei libri di lettura popolare, specialmente sotto l’aspetto morale-religioso […], è frutto di un lungo e paziente lavoro. Mira a preservare gli inesperti dai gravi pericoli di letture pericolose; indica quelle ispirate a princìpi sani; è guida pratica e sicura ai genitori, ai bibliotecari, agli educatori e ai direttori di anime. L’esempio che ha dato lo zelante sacerdote italiano [monsignor Casati] nel campo religioso-popolare, sarebbe da imitarsi in tutte le nazioni e per le produzioni di tutti i generi, siano esse di scopo intellettuale, che morale, economico o ricreativo». Infine l’auspicio: Letture chiude, tuttavia spero che non sia un vero addio, ma un arrivederci, forse con un’altra impostazione, in un’altra forma. E auguro a tutti coloro che hanno conosciuto e apprezzato la rivista di non perdere mai il gusto e il piacere di leggere, e di vedere, ascoltare, tenersi informati. Non più Letture, ma ancora tante buone letture.”

Antonio Rizzolo

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