Riflessione bilingue

Da sempre l'uomo si caratterizza per le sue capacità di adattamento agli eventi della vita. Pensiero e azione sono le sue due categorie fondamentali, di base, sulle quali poggia tutto il suo essere uomo. Categorie, si badi bene, che operano insieme, in sinergia, ma che bisogna saper bene gestire nel tempo e nello spazio.


Ho letto di recente in un libro sugli aforismi, intesi come sintesi del pensiero e della vita di chi si dedica alla scrittura, che “cercare di esercitare un controllo cosciente sui nostri pensieri è come cercare di installare un rubinetto nelle cascate del Niagara: meglio lasciar perdere”. Qualcuno, molto saggiamente, cerca di tirarsi fuori da questo flusso irrefrenabile che è la coscienza presente in ognuno di noi. Adotta il comportamento del saggio Buddha il quale si sedeva sulla riva e preferiva osservare la corrente dei suoi pensieri senza però esserne trascinato, adottando la tecnica del “distacco”. Ecco quanto egli dice: ” Come una dura roccia non è mossa per effetto del vento, così in mezzo a rimproveri e lodi non si lasciano scuotere i saggi. Toccati da gioia o da dolore i saggi non mostrano mutamento.”

“Perché bisogna riflettere bene prima di agire? Perché agire significa mettere in moto delle forze e una volta messe in moto, quelle forze non si fermano, vanno fino in fondo. Siete in montagna e avete sopra di voi un’enorme pietra pronta a rotolare giù per la discesa: dipende da voi lasciarla tranquilla o affrettarne la caduta. Se le imprimete un’oscillazione, sarà poi impossibile fermarla: schiaccerà voi e con voi molti altri. E se aprite le porte di una chiusa, provate poi a fermare l’acqua! Siete sempre padroni di agire o di non agire, ma a partire dal momento in cui decidete di agire, le forze liberate vi sfuggono. Quando alcuni agitatori scatenano una sommossa, ne perdono ben presto il controllo. Ecco perché si dice: «Chi semina vento raccoglie tempesta», e quella tempesta può travolgere anche colui che l’ha suscitata. Prima di dire una parola, di gettare uno sguardo, di scrivere una lettera, di dare un segnale di guerra, si hanno tutti i poteri, ma dopo è finita: si è soltanto lo spettatore, e spesso anche la vittima.”

“Why must we reflect deeply before we take action? Because action releases forces, and once these forces are unleashed they do not stop half-way but keep going right to the end. Imagine you are in the mountains, and an enormous rock just above you is about to tumble down the slope: it’s up to you whether you let it be or hasten its fall. If you set it in motion, it is then impossible to stop it: it will crush you and many others with you. And if you opened the lock gates on a canal, try stopping the water then! You are always in control of whether or not to act, but as soon as you decide to act, the forces you set free are out of your hands. When agitators start a riot, they very quickly lose control of it. This is why it is said, ‘Who sows the wind reaps the storm’, and the storm can carry away the very person who provoked it. Before we give the signal for war by what we say or how we look at someone or by what we write in a letter, we have every power, but then it’s too late, and we become mere onlookers, and often even victims.”

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