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Un'altra "storia" tutta italiana ...

Vedo che un'altra "storia italiana" si sta scrivendo alla vigilia di una ennesima competizione elettorale. Storia tutta italiana, davvero, e nello specifico, bellamente impregnata di sana ipocrisia mediterranea. Non all'americana, o all'inglese, dove aleggerebbe una cupa atmosfera puritana anglo-sassone.

Vedo che un’altra “storia italiana” si sta scrivendo alla vigilia di una ennesima competizione elettorale. Storia tutta italiana, davvero, e nello specifico, bellamente impregnata di sana ipocrisia mediterranea. Non all’americana, o all’inglese, dove aleggerebbe una cupa atmosfera puritana anglo-sassone. Chi vuole potrebbe cominciare a ricordare i tanti tormentoni politico-erotico-passionali che nella storia della nostra Nazione si sono susseguiti sin dalla sua fondazione.

Si potrebbe cominciare dai padri fondatori risorgimentali, passando attraverso il tunnel della dittatura e finire ai nostri tempi di illuminata democrazia parlamentare. Una democrazia, comunque, che a detta di molti illuminati sì, ma smemorati democratici, sembrerebbe a rischio per le presunte frenesie velinare-mediatiche di chi resta unico esemplare italo mediterraneo, vero “tycoon” di media e di donne. Con grande rabbia e gelosie di altri che non sanno, nè intendono scendere a questi livelli morali e culturali.

Tenendoci all’era moderna non sarebbe vano ricordare l’affare Profumo nell’Inghilterra degli anni sessanta, oppure la scomoda scrivania usata per fare sesso di Clinton negli Stati Uniti, fino all’affare francese di Mitterand e della sua figlia illeggittima. Ma tutto ciò non avrebbe la boccaccesca godibilità italiana che si culla in una buona, antica e convalidata consorteria catto-comunista, condita da un discreto furore giustizialista san pietrino, con venature dipietresche di chiara tinta giustizialista. Il tutto democraticamente servito sul piatto della legalità mediatica.

Negli ultimi venti anni le cose sono cambiate e di molto. L’avvento dell’immagine come strumento di comunicazione prevalente, tende ad alterare i contenuti. Insomma, lo si è detto tante volte, l’apparire deve avere la meglio sull’essere. Prima e meglio si appare, meglio è per diffondere nome, marchio,persona o personaggio, indipendentemente dal contenuto. E’ in questa ottica che distinguere il pubblico dal privato diventa difficile.

Quando il dittatore Mussolini se ne va con le sue scelte irregolari, le sue fughe private non lo intaccano in pubblico. Anzi … Quando Togliatti ripudia sua moglie e se ne va con un’altra, perde o guadagna in immagine e contenuti? A quei tempi i media non avevano ancora acquisito l’attuale stadio di raffinatezza, eppure la cosa successe e non se ne fece il baccano che si sta facendo oggi.

Per giunta, la signora in oggetto, peraltro degnissima, come anche la sua rivale moglie però, assurse addirittura alla terza carica dello Stato, se ricordo bene. Fino a che punto, allora, il pubblico deve restare privato? E quando il privato può diventare pubblico? Con il predominio della immagine, quindi dell’apparire a scapito dei contenuti, la divisione tende a scomparire. Nessuno quindi è abilitato o autorizzato a dare patenti morali o di comportamento. Chi decide di stare su questa scena, quella della politica, deve sapere che possono accadere anche cose del genere.

E stasera assisteremo alla summa televisiva santoriana, sicuramente travagliata, di ANNO ZERO. Ne avremo così fino a giugno e ad elezioni finite e vinte ( da chi? - ma che importa!) quando potremo poi tutti rilassarci al mare andando a caccia di veline a sperando di non imbatterci in nessuna veronica che possa rovinarci la vacanza…

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