
Infatti, l’altro giorno, sul lungomare di Maiori, ho visto un giovane signore portare in giro il suo cane sulla carrozzina per bambini, come se avesse un suo bimbo e come facevano altre mamme tutto intorno. Lo fotografai di nascosto ma non mi arrischio a pubblicare la sua immagine. C’era forse dello snobismo in quella scena, ma non tanto, se poi il giorno dopo, mi è capitato di incontrare in una farmacia una signora che aveva in braccio un gatto tutto bianco ed agghindato in maniera surreale: fiocchetti, nastrini e campanellini, addirittura perline alle orecchie …
E che dire, poi, delle notizie sui giornali di persone zoofili, - si può dire ZOOMANI ? - le quali allevano, amano ed accudiscono di tutto in casa, a partire dai serpenti passando per triceti, arrivando a tigri e pantere. E’ vero che Noè li mise tutti nella stessa arca per salvarli dal diluvio. Ma non vi sembra che gli esseri umani, e gli italiani in particolare, stiano un poco esagerando?
“Siamo tutti nella stessa arca” è il titolo di questo interessante libro. Davvero un libro di testo che tutti gli amanti degli animali dovrebbero studiare attentamente. Non è solo l’amore e la passione umana o animale a dovere governare la decisione di mantenere un animale. Adottare una bestia, che poi tanto bestia, molto spesso, risulta non essere, implica diritti e doveri. Troppo spesso accade invece che l’uomo adotta una bestia credendo di farle assumere idee e comportamenti umani. Succede che la vera bestia diventa umana e il suo compagno, uomo o donna che sia, diventa una inaspettata bestia.
Questo libro ha per sottotitolo “abbecedario dello zoofilo” e chi si crede di essere uno zoofilo farebbe bene a studiarselo con attenzione. Vi propongo alcuni brani della presentazione in cui si parla di “empatia”. Mi sembrano importanti per capire questi nostri animali che noi decidiamo di far diventare amici, e che invece molto spesso finiscono per considerare chi li adotta dei “nemici”. Dall’empatia è facile scivolare nell’antipatia.
Dopo quanto tempo dalla nascita è meglio prendere un cane? È obbligatorio il microchip per tutti i cani? Quali sono le disposizioni in vigore per poter viaggiare all’estero con i nostri animali domestici? Quali diritti hanno i gatti che vivono in libertà? Quanti animali si possono tenere in un appartamento? E quali sono i doveri nei confronti degli animali che vivono con noi? A chi dobbiamo rivolgerci se assistiamo a un maltrattamento? Questo volume è un abbecedario zoofilo, che attraverso cinquanta voci (da “abbandono” a “zoo”) offre le risposte a tutte le più importanti domande che la vicinanza degli animali suscita quotidianamente.
…una cagnetta brutta e piccola, in gravidanza avanzatissima, venne verso di me; non era un animale glorioso, e certamente era piena di cuccioli casuali, i quali non saranno poi stati conservati in vita; ma essa venne verso di me, per quanto le fosse difficile, mentre eravamo soli, e alzò gli occhi dilatati dalla preoccupazione e dall’interiorità, e chiese il mio sguardo, — e nel suo c’era davvero tutto ciò che va al di là del singolo, non so dove, nel futuro o nell’incomprensibile; andò a finire che essa ebbe un pezzo di zucchero del mio caffè, ma come per caso, celebrammo, per così dire, la messa insieme; l’azione in sé non era altro che dare e prendere, ma il senso e la gravità e la comprensione fra noi erano sconfinate. Rainer Maria Rilke, Lettera a Marie Taxis, del 12 febbraio 1912
Un uomo e una cagna ‘celebrano la messa insieme’ — usando le parole del grande poeta — in un momento magico di condivisione emozionale: e “la gravità e la comprensione fra noi erano sconfinate”. Gli animali domestici, in particolare il cane e il gatto, ci offrono la possibilità di sviluppare quella particolare capacità che va sotto il nome di ‘empatia’ e che costituisce il presupposto di qualsiasi relazione sociale. Una prima definizione ci è offerta da R.D. Hinshelwood: “Quando si parla di mettersi nei panni di un altro, si intende proprio l’empatia, ma si descrive anche un processo di inserimento di una parte di sé, della propria capacità di autopercezione, all’interno di un’altra persona… un aspetto importante di questa intrusione all’interno di qualcun altro è che non esiste una perdita di realtà, né una confusione d’identità”. Una seconda definizione, ancora più efficace, è quella di uno dei pionieri dell’economia, Adam Smith: “Uno scambio di posto nella fantasia con chi soffre”. Ma ciò che si realizza nell’intreccio di sguardi tra il poeta e la cagnolina gravida è qualcosa di più. È polarità del diverso, illuminata dall’intelletto d’amore; è forma autentica di conoscenza (gnosi): quando lo strumento di conoscenza, l’empatia, si fonde magicamente e quasi sacralmente con chi conosce e chi viene conosciuto.
In realtà l’empatia non è affatto una prerogativa dell’essere umano, ma è condivisa con molte altre specie di mammiferi. Celebre il caso riportato dal primatologo Frans De Waal di una scimmia bonobo, di nome Kuni, che allo zoo Twycross in Inghilterra soccorse uno storno incapace di volare, tenendolo con una mano e risalendo la cima dell’albero più alto, per lanciarlo al di là del recinto. Verificato che il povero uccellino era caduto a breve distanza dal recinto, Kuni si precipitò a sorvegliarlo, per proteggerlo dalla curiosità dei suoi simili, sino alla fine della giornata, quando ripresosi in forze fu in grado di riguadagnare il volo. Il comportamento di Kuni costituisce un eccellente esempio di empatia interspecifica, vale a dire la capacità di immedesimarsi (”con chi soffre”) in una specie diversa dalla nostra. L’uomo è l’animale parlante per definizione; ma la supremazia della parola ha ridotto nei secoli altre capacità. “Ho sentito dire: senza il linguaggio siamo come cani” ha osservato criticamente Elémire Zolla nel saggio Il presupposto. “Ma la nostra vita e quella del cane si sovrappongono puntualmente per molta parte. Del cane condividiamo corpo, istinti, calcoli, paure, amori, fedeltà, ardimenti, tristezze e perfino in parte la percezione del mondo, anche se quella del cane è più estesa. Tutta questa parte puramente ‘canina’ della vita è sottratta nella sua essenza al linguaggio, che pure ci soccorre, spesso ci esalta con eloquenza e poesia, ma del pari ci inganna, dandoci da credere che sia capace di descrivere punto per punto un’esperienza che lo sovrasta in misura quasi sconfinata. Sarà sempre fuori d’ogni idioma il momento in cui la comunicazione diventa veramente stretta, quando le labbra si serrano e lo sguardo trasmette sull’istante la notizia: gli occhi parlano più della bocca”.
Solo di recente è stato individuato il fondamento neuro-fisiologico dell’empatia, grazie alla localizzazione nella corteccia premotoria dei neuroni specchio, la cui attività sta alla base del riconoscimento delle intenzioni e delle emozioni altrui, e che si rivela determinante nello sviluppo infantile e adolescenziale. La prossimità di un animale domestico — che impegna quotidianamente a riconoscere il suo stato d’animo, soprattutto attraverso la decodificazione del linguaggio non verbale — diventa una insostituibile palestra d’allenamento, unico strumento possibile per penetrare nell’alterità animale e allargare il ‘cerchio di compassione’.
“Ci siamo evoluti per stabilire relazioni profonde con altri esseri umani” conclude Marco Iacoboni nel suo libro I neuroni specchio — come capiamo ciò che fanno gli altri. “La nostra consapevolezza di questo fatto può, e dovrebbe, avvicinarci sempre di più gli uni agli altri”.
Ma perché limitarsi agli esseri umani? Piuttosto: esseri viventi…
Alessandro Paronuzzi
“Siamo tutti nella stessa arca -
L’abbecedario dello zoofilo”
Nuovi Equilibri, Viterbo 2009,
pagg. 224, Isbn 978-88-6222-065-1

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