
Nel tracciare la storia della nascita del movimento l’autore Archie Brown risale alle radici del Comunismo nel diciannovesimo secolo. Quel movimento che Karl Marx descrisse come /”> “uno spettro che si aggira per l’Europa”. I suoi precetti ed i suoi principi ben presto si diffusero in tutta Europa ed oltre, come la speranza in milioni di persone che finalmente intravedevano la possibilità di creare un “mondo nuovo”. Ancora oggi, queste idee circolano, ma ormai restano soltanto dannose utopie, che continuano a fermentare le società di questo pianeta. Forse un quarto dell’umanità continua ad inseguire questa filosofia sulla quale la Storia sta pronunciando il suo imparziale verdetto.
Archie Brown esplora a fondo il richiamo del Comunismo sui suoi fondatori, i suoi seguaci, con i suoi successi e gli errori catastrofici. Negli anni sessanta e settanta, in piena tensione nell’est Europa, le lotte interne dominano tutti i partiti politici. Dall’ Occidente si faceva sempre più forte la pressione sugli stati comunisti a fare riforme. L’autore del libro analizza a fondo le ragioni di come e perchè quei regimi, che apparivano invincibili, crollano uno dopo l’altro, travolgendo milioni di persone con essi.
Sebbene ci sia ancora una grante nazione a perseguire una politica comunista, la Cina, insieme ad altre come la Corea del Nord, il Vietnam, il Laos e Cuba, lo studio condotto dall’autore è in gran parte svolto in retrospettiva in quanto cerca di risalire alle cause ed alle ragioni di questo movimento politico che affonda le sue radici nella filosofia. Una teoria fondata sulla rivoluzione che ebbe luogo nell’Unione Sovietica nel 1917. Fu questo grande Paese, infatti, a condurre d’allora la grande marcia. Aveva la mano d’opera, le risorse, il fuoco ed i mezzi, almeno fino ai giorni di Gorbachev, ad imporre la sua volontà sugli imitatori e sui sudditi.
La figura chiave di tutto fu Josef Stalin, il cui metodo di gestione del potere è stato seguito fino agli anni ottanta. Padre del vero totalitarismo, Stalin viene considerato dall’autore del libro come un fenomeno a sè stante dal Comunismo. La carica anti-libertà dell’ideologia politica ben si coniuga con la potente e straordinaria violenza che caratterizzò la politica interna di questo dittatore che aveva ben poco di umano. Ma durò meno in Unione Sovietica di quanto potè durare la rivoluzione portata avanti negli stati del blocco sovietico. E chi non faceva parte di quel blocco, grazie a Dio si salvò.
Ricordo ancora, come se fosse oggi, le discussioni, i comizi, i dibattiti, i libri, le riviste, il fanatismo di tanti operai ed intellettuali che marciavano, lottavano e vivevano di quella utopia impersonata da quell’uomo chiamato Giuseppe Stalin. Non basta solo ricordare da noi la famose battaglie cinematografiche tra Don Camillo e Peppone. Nel mio piccolo paese di provincia meridionale c’era gente che in camera da letto, al posto del Santo protettore o della Beata Vergine, aveva messo il quadro di Giuseppe Stalin, considerato “padre della patria” e santo protettore. Per non parlare poi delle turbolenze politiche, delle sofferenze umane e sociali, sopportate e vissute sulla sponda opposta, giudicate senza pietà dalla Storia.
Brown fa un ritratto preciso, ed anche a volte umoristico, di “Baffone“, anche se non riesce a spiegare le mostruosità da lui messe in atto, certamente superiori a quelle dello stesso Hitler. Le sofferenze inferte a intere popolazioni come i Lituani, gli Estoni e Latavi sono altrettanto gravi quanto quelle che lui riuscì a far patire ai suoi alleati, colleghi e seguaci.
Nikita Khrushchev denunciò i crimini di Stalin nel 1956, nel congresso del partito, tre anni dopo la morte del tiranno. Ma l’etica ereditata non venne intaccata. E’ questa etica che ancora resiste nell’idea comunista, tanto fortemente radicata ancora da noi in Occidente. Non a caso Khrushchev divenne più stalinista di Stalin nella difesa di quella eredità caratterizzata sempre da una politica di oppressione ed asfissia di libertà. Un vero e proprio “incubo” politico che oppresse uomini e idee, partiti e istituzioni. Un’etica che ebbe modo di ben conoscere Oleg Gordievsky di cui ho letto sulla rivista Literary Review una approfondita recensione del libro nel numero di maggio scorso.
Ma chi è Oleg Gordievsky? Quest’uomo ha trascorso undici anni nel famoso KGB in qualità di agente segreto britannico. Nel 1985 venne scoperto, arrestato e processato. Sicuramente sarebbe stato condannato a morte se il controspionaggio inglese non lo avesse fatto fuggire e riparare a Londra. Vive in Inghilterra in incognito e scrive libri. Ne ha parlato anche Paolo Guzzanti in diverse occasioni a proposito dell’ affare Mitrokhin. Nella recensione del libro Oleg Gordievsky conferma l’importanza del libro di Archie Brown e lo titola “Anatomia di un incubo”. Un’opera gigantesca, con innumerevoli prove ed evidenze storiche.
The Rise and Fall of Communism
by Archie Brown
736pp, Bodley Head, £25
Archie Brown is a British political scientist and historian. He is Emeritus Professor of Politics at Oxford University and Emeritus Fellow of St Antony’s College, Oxford. A Fellow of the British Academy since 1991, Professor Brown was elected a Foreign Honorary Member of the American Academy of Arts and Sciences in 2003. He has written widely on Soviet and Communist politics, the Cold War, and political leadership.

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