Questo sito contribuisce alla audience di

WEB 2.0 è la milionesima parola inglese

Tutti sanno che la lingua inglese è una della lingue più flessibili al mondo. Ma non tutti sanno che questa flessibilità la rende anche una delle lingue più difficili da imparare, e sopratutto mantenere, sia da un punto di vista della forma che dei contenuti. "Flessibilità" è una parola affatto generica che in questo caso significa molte cose sia in termini linguistici che culturali. Si traduce, in effetti, in apertura, disponibilità, opportunità ai cambiamenti, alle trasformazioni, alla mobilità. In sintesi, alla piena accettazione di quelli che sono i principi della democrazia e della libertà. Il tutto sempre in termini sia linguistici che culturali. Ed in ultima istanza, anche politici. Il che non è poco.


Basti pensare al bacino di utenza in cui la lingua inglese si muove per identificare quante e quali sono le diversità che la caratterizzano. Un bacino di parlanti indubbiamente il più vasto del pianeta ed anche il più variegato. Tutto ciò ha reso questa lingua permeabilissima alle diverse realtà sociali, umane e culturali nelle quali è venuta a trovarsi nel corso della sua storia. Ma non voglio qui fare un’analisi linguistica-antropologica-culturale, bensì limitarmi a segnalare il fatto importante, ed abbastanza pertinente, che in questi giorni è emerso sulla stampa internazionale. La lingua inglese si conferma la lingua col più esteso e ricco patrimonio lessicale al mondo.

Una ricerca americana ha stabilito che il vocabolario della lingua inglese ha raggiunto l’acquisizione del milionesimo termine che risulta essere la modernissima parola WEB 2.0. Non molti linguisti però sono daccordo sul valore di questa parola in quanto tale. La ritengono, infatti, un termine senza senso, una “finzione linguistica”. Il Global Language Monitor, l’istituto di ricerca che impiega formule matematiche per rintracciare e analizzare le frequenze linguistiche in uso corrente, così come compaiono in frasi a stampa o in realtà elettroniche, ha accertato che la parola WEB 2.0 è apparsa ben 25.000 volte nelle ricerche ed è ampiamente accettata. Per questa ragione ha una sua legittimità ad essere considerata la milionesima parola in uso. All’inizio la parola era usata soltanto in gergo tecnico e veniva riferita alla Rete informatica di seconda generazione ed i suoi prodotti. Ma negli ultimi mesi si è venuta sempre di più affermando come una parola di senso pieno e significato compiuto.

Altri linguisti, oltre a contestare la validità del termine come parola, contestano anche la conta del numero delle parole del lessico inglese. Essi, infatti, sostengono che non è possibile fare un elenco affidabile delle parole del vocabolario inglese in quanto sono innumerevoli le parole composte in questa lingua e come tali non hanno un senso pieno se separate, oppure se considerate nel loro insieme.

Il professore Geoffrey Nunberg, dell’Università della California, ha dichiarato che non solo non è scientifico ma è addirittura un “non-senso” affermare una cosa del genere. Il presidente della Global Language Monitor Payack, a sua volta, ha risposto che il metodo di ricerca impiegato è scientificamente corretto ed appropriato. “Se si vogliono contare le stelle in cielo si deve prima stabilire cos’è una stella e poi contarle. I criteri adottati sono molto semplici e se seguiti correttamente si possono contare le parole. Molti linguisti ritengono che il nostro sia un lavori rigoroso e valido.”

Egli ha calcolato che circa 15 nuove parole o frasi inglesi vengono alla luce ogni giorno. Le ultime cinque parole che hanno portato a raggiungere la cifra del milione sono un esempio di come la lingua inglese riesca ad imprimere mutamenti sociali cambiando se stessa. Tra le cinque parole va segnalata anche la parola di origine indiana “Jai Ho!” che sta indicare vittoria, conquista, e “slumdog” un termine di scherno dei bambini che vivono nei quartieri popveri di Delhi diffuso con il film che vinto l’Oscar “Slumdog Millionnaire”.

La lista include ancora l’espressione “cloud computing” riferita ai servizi via internet, “carbon neutral”, un termine usato nel dibattito sui cambiamenti climatici, “NOOb” una parola offensiva proveniente dagli ambienti di gioco d’azzardo e riferito a chi è nuovo arrivato. “A distanza di oltre 400 anni dalla morte del Bardo, le parole e le frasi non nascono più soltanto nei dintorni di Stratford-Upon-Avon, ma anche a Silicon Valley, in India, in Cina e in Polonia, e anche in Australia, Canada, Usa e perfino nel Regno Unito ha dichiarato il texano Payack …

Ultimi interventi

Vedi tutti