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Ogni uomo è un libro - Ogni libro è un uomo

Di fronte a certi destini umani si è tentati di dire: «Ma esistenze simili non hanno alcun senso! Quegli esseri, che avevano tutte le possibilità di imparare, comprendere e fare qualcosa di utile, non hanno imparato nulla, non hanno compreso nulla, non hanno fatto nulla!» Ebbene, è un errore. Una vita umana non è che un anello di una lunga catena. Per capire ciò che un essere vive nel corso di una delle sue incarnazioni, non si deve considerare quell’incarnazione isolatamente, ma occorre collegarla a tutte le incarnazioni passate da secoli e millenni, e al tempo stesso sapere che quell’esistenza proseguirà nel futuro.

Ci si sbaglia sempre sul significato da dare al presente se non lo si ricolloca in quella continuità che va da un lontano passato a un futuro ancora più lontano. Forse non si sa che senso dare alla vita di qualcuno, ma non è una buona ragione per dire che la sua vita non ha alcun senso e che sarebbe stato anche un bene se quella persona non fosse vissuta.

Lo stesso ragionamento vale per i libri che sono stati scritti nel corso dei secoli e che continueranno ad essere stampati e pubblicati. E’ ovvio che non tutti i libri possono essere letti e conosciuti, alla stessa maniera in cui non è possibile incontrare e conoscere tutti gli uomini che appaiono e scompaiono sulla faccia di questo pianeta. Ed allora la domanda che sorge spontanea riguarda il “senso” di tutto questo affannarsi a scrivere, stampare e pubblicare. Come l’affannarsi a copulare, ingravidare, nascere e morire sia dei libri che degli uomini.

La sensazione che se ne ricava scorrendo le pagine dei giornali, facendo scivolare gli occhi sugli scaffali delle librerie e biblioteche, soffermandosi su quei volti-copertine che, giorno dopo giorno, escono dalle fucine delle case editrici, è la stessa di quando si cammina tra la folla delle strade di una qualunque città. Se ne leggono i volti che ci passano accanto. Se ne intuiscono i segni della condizione umana, il carico dei problemi, la tensione dei rapporti. Oppure di quando, seduti in una vettura della metropolitana osserviamo quelle facce sconosciute che ci siedono accanto, entrano ed escono dalla nostra vista. Oppure, ancora, di quando visitiamo un cimitero e lasciamo cadere lo sguardo su quelle immagini che riproducono i volti di chi ci ha preceduto nel viaggio su questa terra.

Giovani e vecchi, ricchi e poveri, innocenti e assassini, tutti sembrano voler darci una risposta, ma non ci rendiamo conto che mentre ci pongono delle domande ci danno anche una risposta. Ma noi non comprendiamo. Non conosciamo la lingua che usano. E sono là ad attendere il nostro arrivo. Ma noi sappiamo benissimo che non sapremo comunicare, non siamo in condizione di capire. Il significato di quelle vite passate e trapassate in quel modo, senza senso. Come quelle pagine insozzate di quei libri finiti nel bidone della spazzatura, senza che si possa sapere da dove vengono, a chi appartenevano, perchè vennero scritte. Quelle pile accatastate di libri che giacciono in fondo al buio dei magazzini senza luce, e che si riflettono come un fardello sulla coscienza di chi li ha scritti e magari dimenticati nel profondo della propria anima turbata. Prima o poi subiranno, ancora in vita, perchè intonsi e non letti, l’ultima definitiva violenza: il viaggio verso la soluzione finale: il macero!

Destini di carne, destini di carta. Giorni, mesi ed anni di una vita vissuta, invana in apparenza, eppur densa di fatti ed eventi. Fogli e pagine, paragrafi e capitoli mai letti, conosciuti, sfogliati ma infangati dal tempo di un presente impietoso. Da uomini senza memoria e senza futuro. Uomini e libri. Ogni uomo è un libro. Ogni libro è un uomo. Un solo destino. Degno di essere vissuto, ma incomprensibile.

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