Attenzione ai "Nuovi Mostri"

Ho comprato questo libro senza godere del tradizionale piccolo sconto che il mio libraio di fiducia al solito mi eroga, 13 euri e 60 centesimi secchi. L'ho comprato qui al mare e, in tutta onestà, devo ammettere di non sapere perchè l'ho comprato. Ma la cosa più grave è che non ho capito il senso del libro. Ne scorro l'indice degli argomenti, scelgo qualche "topic", mi immergo e poi mi perdo, sorvolo e mi inoltro nella ricca appendice. Ritorno alla "prefazione" che l'autore ha fatto di se stesso, ma non riesco a trovare un filo logico che mi guidi.


Per l’acquisto sono stato ingannato dalla lettura superficiale di una recensione apparsa su quell’autorevole giornale rosa ( quello italiano, non quello inglese! ) e dall’apparizione dell’autore sulla TV7. Faccio il “mea culpa”, nel senso che sto cercando di capire che panni l’autore abbia voluto vestire nello scrivere un libro del genere. Sembrerebbe di capire che per lui questo Paese è rimasto senza “intellettuali”, che l’opinione pubblica è una “mummia” e che la nostra giovane Repubblica sia “svenuta”.

Tutto perchè sono scomparsi i “maestri” nel senso classico del termine. Vi risparmio i nomi dei possibili “maestri”. Ognuno si sceglie, in situazioni del genere, il maestro che più gli si aggrada. Ammesso e non concesso che su questa terra, e durante il nostro viaggio terreno, ci possano essere davvero dei buoni “maestri”. Ma non sono solo questi ad essere latitanti. Scomparsi sono anche i veri giornalisti. E questo è troppo per Oliviero Beha, l’autore. E’ a questo punto che nasce l’incubo di “nuovi mostri”. Ancora al momento poco definibili o riconoscibili, generati da un “gigantesco Panopticon” quale è diventato il sistema dei media italiano che costringe chi scrive e chi legge, chi milita e chi simpatizza a “coniugare il senso di appartenenza con la coscienza”.

In altre parole, siamo tutti pilotati. In genere, nelle mie modeste letture, e nella mia modestissima carriera di osservatore, non mi faccio influenzare da ipotesi di lavoro catastrofiste, altrimenti che lavoro è? Decido di non fare nulla, se immagino che le cose andranno male. Non faccio proprio niente. Mi siedo e faccio fare agli altri. Tanto è certo che, comunque, sbaglieranno. Ho sempre praticato “ottimismo della volontà” opponendolo al “pessimismo della ragione”. E non per mera contrapposizione, ma perchè soltanto in un giusto, per quanto possibile, umano equilibrio tra le due posizioni, l’uomo riesce a fare qualcosa. Consapevoli come bisogna essere sempre che la volontà è “figlia” dell’ottimismo, del fare e della immaginazione. La ragione “madre” di tutti i dubbi, i limiti e le disavventure che il genere umano possa concepire.

Per l’autore del libro ci sono solo colpevoli in questo Bel Paese. Tutti stiamo facendo la pennichella. Un sonnellino che ci porterà prima o poi al coma. Se non ci siamo già. Il che vuol dire che tutto ciò che si è fatto, si sta facendo e si farà, è sbagliato. Ci vogliono veri intellettuali, veri giornalisti che siano “partigiani di valori scomparsi … imprescindibili per dare una svolta alla peggiore Italia del dopoguerra”. (pag. 253) Finalmente ancora una volta il pessimismo della ragione la vincerà su tutti gli ottimismi di chi si crede di potere fare senza mai sbagliare.

Mi accorgo adesso di avere compreso perchè all’inizio questo libro non lo capivo. Sono 280 pagine di catastrofismo descritto a “chiare lettere” e senza sconti. L’ho detto all’inizio. Il libro l’ho pagato fino all’ultimo centesimo. Oggi mi rivedrò alla TV con piacere il film di Dino Risi con il grande Alberto Sordi “I nuovi mostri”, una mitragliata, quella sì, sui mali nostrani. Antichi, eterni e continuamente rinnovati da chi questi “mostri” di volta in volta li “rigenera” e con essi si diverte e vive. Come nel caso dei “nuovi mostri” di “Striscia la notizia”.

Iolowcost

Una vita a basso costo?

Visita subito il nostro portale!

Ultimi interventi

Vedi tutti