
Quando le lettere a stampa erano messe insieme a mano nella composizione, le righe allineate nel tipometro, le forme dei caratteri legate con lo spago, inchiostrate e poi impresse per essere stampate. Insomma la così detta ars componendi che con quella di oggi digitale ed elettronica , ha ben poco a che fare.
I luoghi della memoria scorrono nella mente e vanno dalla piccola ma fornita libreria paterna a quella del convento dove si studiava e si giocava, alla Biblioteca Nazionale di Napoli a quella del seminario dell’Istituto Universitario Orientale fino ad arrivare a quel grande salone del del British Museum di Londra oppure della Public Library di New York. E di tante altre che non ho potuto visitare ma che fanno parte lo stesso della memoria virtuale di un bibliobilo/bibliomane. Veri e propri regni magici, simili a quelli fatti di castelli fantastici per chi ama le storie ed i racconti di fantasia, come quella della biblioteca della scuola di Harry Potter. Le biblioteche sono i luoghi dedicati alla memoria degli uomini. Chi non ha libri non ha memoria.
E’ riduttivo dire: visito una biblioteca. Un luogo del genere non può essere soltanto “visto e visitato” come un comune monumento. La biblioteca è un posto che va vissuto, goduto, posseduto. Bisogna sentire il profumo del posto, l’odore della carta e della pelle dei libri, il sapore del tempo passato, i silenzi del tempo trascorso. Si deve saper godere di quegli spazi lungo i quali si allineano scaffali dopo scaffali, quadri, arredi, stucchi, mobili e mappamondi preziosi, statue, affreschi … Tu senti che da quelle alte mura fatte di libri traspirano voci di uomini che si parlano, ci interrogano al nostro passaggio. Ci chiedono da dove veniamo, chi siamo, dove andiamo, cosa succede là fuori nel mondo. Ci invitano a fermarci, discutere, riflettere.
Sono milioni e milioni i libri che aspettano di essere aperti, riletti, discussi. Tanti argomenti lasciati in sospeso, tanti problemi insoluti, tanti errori commessi, tante decisioni ancora da prendere, tanti giudizi sbagliati, da rivedere, rivalutare, riconsiderare. Ci invitano a fermarci, a riflettere, a condividere. Ma noi, riluttanti e impotenti, procediamo. Sono tante queste biblioteche, non c’è tempo per tutte. Possiamo soltanto ammirare quegli spazi preziosi e godere di quella ospitalità impareggiabile che ci offrono. Come queste, che potete visitare qui al link. D’accordo, biblioteche virtuali, ma sempre raggiungibili, quando si vuole. Basta prendere un treno, un aereo, un’auto e in poche ore immergersi in quell’atmosfera irreale che solo una biblioteca sa trasmettere a chi pensa i libri. Buona visita e mi raccomando: ascoltate le voci …


galloway








