Libri e scrittori proibiti

Che i libri siano stati nel tempo portatori di parole da leggere, ascoltare, contrastare, comprendere, respingere o meditare è un fatto noto a tutti. Sin da quando i bimbi imparano a leggere, sappiamo bene quanto sia importante, per un futuro essere umano destinato a crescere pensando, la comprensione del significato che solo le parole possono avere in sè. Ma la comprensione non basta da sola se non c'è anche la condivisione del significato, e quindi del messaggio, che con le parole solo l'uomo riesce a costruire. I libri sono senza dubbio il mezzo più appropriato e completo per ottenere tutto questo.


La comunicazione umana, nel momento in cui la parola si adagia sulla pagina, si “materializza” diventando un fatto concreto sia di comprensione che di condivisione. Ovviamente non sempre questo processo si realizza senza conflitti o contrasti. E’ nella logica della condizione umana che le parole, le idee ed i pensieri possano nascere non senza suscitare reazioni e contrapposizioni. Ognuno è libero di dire ciò che vuole. Allo stesso modo si è liberi di respingere ciò che viene pensato, detto o scritto. E’ a questo punto che sorge il conflitto delle parole, dei pensieri e quindi dei libri che si possono e non si possono pensare, leggere e scrivere.

Se infiniti sono stati i libri scritti amati ed osannati nel corso della storia umana, altrettanto infiniti quei libri che sono stati combattuti, osteggiati, denunciati, ignorati o distrutti. Il pensiero umano, si sa bene, può essere illuminante e/o distruttivo nella sua capacità espressiva e comunicativa. E quale modo migliore c’è se non mettere per iscritto il proprio pensiero e comunicarlo agli altri per mezzo di un libro? Se ogni uomo è capace di esprimere i suoi pensieri, se questi pensieri possono essere stampati e scritti, allora la vita di ogni uomo può essere rinchiusa tra le pagine di un libro. E se gli uomini vengono perseguitati, imprigionati, eliminati, anche fisicamente, perchè ritenuti colpevoli di qualcosa, allora anche i libri possono seguire la stessa sorte. Al giorno d’oggi ci sono ancora numerosi casi di uomini e donne che scrivono ciò che pensano e, per una ragione od un’altra, (ma c’entra sempre il pensiero e le sue parole!), vengono respinti, perseguitati, condannati o addirittura uccisi.

Ogni libro è un uomo, ogni uomo è un libro: libri e uomini che nel corso dei secoli hanno creato problemi a chi, per motivi politici o religiosi, voleva e vuole gestire la condizione umana in termini di forza. Ecco un limitato elenco di scrittori condannati per i loro libri e le loro idee. Il primo gruppo è cosmopolita, il secondo è italiano:

@ Francesco Bacone, Honoré de Balzac, Henri Bergson, George Berkeley, Cartesio, D’Alembert, Daniel Defoe, Denis Diderot, Alexandre Dumas (padre) e Alexandre Dumas (figlio), Gustave Flaubert, Thomas Hobbes, Victor Hugo, David Hume, Immanuel Kant, Jean de La Fontaine, John Locke, Montaigne, Montesquieu, Blaise Pascal, Pierre-Joseph Proudhon, Jean-Jacques Rousseau, George Sand, Spinoza, Stendhal, Voltaire, Émile Zola, Simone de Beauvoir, André Gide, Jean-Paul Sartre.

@ Vittorio Alfieri, Pietro Aretino, Cesare Beccaria, Giordano Bruno, Benedetto Croce, Gabriele D’Annunzio, Antonio Fogazzaro, Ugo Foscolo, Galileo Galilei, Giovanni Gentile, Francesco Guicciardini, Giacomo Leopardi, Ada Negri, Adeodato Ressi, Girolamo Savonarola, Luigi Settembrini, Niccolò Tommaseo e Pietro Verri, Alberto Moravia.

Questi sono solo alcuni degli scrittori e scrittrici messi all’Indice dalla Chiesa Cattolica nel famoso INDEX LIBRORUM PROHIBITORUM. L’Indice dei libri proibiti fu un elenco di pubblicazioni proibite dalla Chiesa Cattolica, creato nel 1558 per opera della Congregazione della Sacra Romana e Universale Inquisizione (o Sant’Uffizio), sotto Paolo IV. Ebbe diverse versioni e fu soppresso solo nel 1966 con la fine dell’inquisizione romana, sostituita dalla congregazione per la dottrina della fede.

Senza addentrarci nella ultra-centenaria storia di questa “vergogna” culturale, che per fortuna la Chiesa Cattolica ha messo fine con il Concilio Vaticano II del 1969, non possiamo fare a meno di ricordare che tuttora infuria la caccia alle parole e ai pensieri stampati in forma di libri di circa 700 scrittori perseguitati per le loro idee in circa cento paesi su questo pianeta. E non è esclusa l’Italia. The International PEN Writers.

Come si vede, parlare della storia del libro significa parlare della storia dell’uomo. I libri, come gli uomini, inseguono lo stesso destino, fatto di successi, illuminazioni, conquiste, ma anche di terrore, sangue e follia.
I libri proibiti non sono altro che il simbolo dell’ “uomo proibito” a se stesso ed agli altri suoi amici uomini, compagni di viaggio e di letture.

Meno male che oggi, per leggere un libro non abbiamo più bisogno di patenti di lettura come un tempo il Santo Uffizio faceva un tempo dando a chi, secondo loro, ne aveva la competenza, il compito di decidere cosa leggere. C’è ancora chi vorrebbe ancora oggi dare queste “patenti” di lettura, sia per motivi religiosi che politici. E’ compito di ogni bibliomane far sì che cose del genere non si verifichino mai in nome del libero pensiero e del libero libro.

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