
E’ stato accertato, infatti, in questi ultimi casi, che la ricezione di email ed altri messaggi contribuiscono a commettere errori perchè spesso concorrono a far cambiare idee e decisioni all’ultimo momento, sovvertendo assetti e situazioni che sembravano chiuse e definite. Il lampeggiare dell’aggeggio, o il suo silenzioso messaggino, attira l’attenzione dell’utente che spesso perde la concentrazione di ciò che si sta svolgendo nel luogo della riunione. Lo deconcentra, gli fa cambiare idea e mette in imbarazzo il luogo in cui si trova ad operare.
Ma non è solo questo aspetto pratico a fare soffrire le relazioni sociali, umane e culturali. C’è da prendere seriamente in considerazione anche il fatto che il cervello dell’utente viene sottoposto ad una doppia pesante pressione psicologica, costringendolo ad operare mentalmente su più livelli: il funzionamento dello strumento, quello che sta accadendo intorno a lui in quel momento ed in quel determinato posto, oltre a ciò che gli viene detto da altrove, attraverso il messaggio.
Diversi studiosi di neuroscienze sostengono che il cervello umano non è in grado di affrontare due o più problemi alla volta. E’ stato accertato con sicurezza, infatti, che quando i conducenti di automobili alla guida delle loro vetture si parlano al cellulare, sono esposti a seri problemi di concentrazione. Possono arrivare a fare incidenti più di come se fossero ubriachi al volante. Altri studiosi hanno definito questa condizione psichica come “disattenzione cieca”. Se si devono prendere delle decisioni in una sala riunioni, l’attenzione deve essere al massimo, alla stessa maniera di quando si guida una vettura in autostrada. Il direttore generale che si diverte a giocare sul suo strumento nella sala delle riunioni della società, non gioca soltanto con il saliscendi delle sue azioni in borsa, ma anche con la vita della sua società. Il “multitasking” può essere davvero micidiale.
E’ vero che nella nostra moderna società multimediale sembra che sia possibile fare più cose contemporaneamente, ma bisogna sempre verificare le variabili del fare. Lo strumento con il quale sto scrivendo questo post è in pieno “multitasking”. In effetti è in grado di aprire più finestre, quindi programmi, per svolgere più funzioni. E’ errato pensare che il nostro cervello possa fare la stessa cosa. Ma se mi metto a pensare a ciò che farò dopo avere ultimato questo scritto, molto probabilmente non riuscirò a completarlo, o quanto meno, se non mi concentro per bene, sarà una patacca illeggibile. E’ vero che posso rispondere a telefono mentre digito e guardare anche le TV, con un orecchio alla radio. Ma sono possibilità di ascolto e non di vero accesso e controllo sui mezzi che mi sollecitano a rispondere.
L’inglese Lord Chesterfield , in una delle tante lettere che scrisse a suo figlio, disse: “C’è tempo sufficiente durante il giorno per fare le cose, a condizione che tu ne faccia una alla volta. Ma non c’è tempo sufficiente in un anno se cerchi di farne due alla volta”. Non è un aforisma nè un proverbio, tanto per dire. E’ una pratica di vita.

galloway








