La biblioteca come consolazione

Alberto Manguel è un bibliomane di origine argentina, nato a Buenos Aires, ha vissuto in Italia, Francia, Inghilterra e Tahiti. In questa meravigliosa isola ha fondato la prima casa editrice tahitiana. Incapace di rimanere fisso in un posto si è trasferito in Canada diventando cittadino canadese. E' andato poi in Francia dove vive in un piccolo villaggio. La sua fama di bibliofilo-bibliomane è documentata da diversi libri che ha scritto in tema: "Manuale dei luoghi fantastici", "Storia della lettura", "Con Borges", "Diario di un lettore". Con questo ultimo lavoro ha vinto da noi il premio Grinzane Cavour due anni fa. L'utimo suo libro che ho letto in inglese di recente è "La biblioteca di notte". Un libro davvero straordinario, scritto apposta per chi soffre di bibliomania, vista dall'interno del suo habitat naturale, quello delle biblioteche.

Jonathan Swift, il grande saggista inglese, padre di Gulliver, in un suo famoso saggio che “conobbi” ai miei ormai lontani tempi di studio universitari, descrisse la battaglia dei libri in una biblioteca. Non riescono a stare fermi sugli scaffali e si sfidano lanciandosi insulti ed invettive, strappandosi le pagine per contestare i contenuti. Ma che accade quando le luci si spengono? Swift non ce lo dice, ma molto probabilmente potremmo pensare che facciano l’amore generando altri libri. Gli scrittori, in pratica, allora come oggi, scrivono perchè leggono. Leggendo ciò che scrivono gli altri, reagiscono scrivendo di proprio. E così la catena continua in forma di battaglia circolare. Non è vero che la letteratura imita la vita. E’ vero, invece, che si autogenera e si autoreferenzia.

Il bibliofilo/bibliomane Alberto Manguel è un vero esperto e descrive bene il meccanismo che fa funzionare la letteratura in questo suo libro “Library at night” . Le biblioteche sono luoghi deputati alla lettura, conservazione e gestione dei libri e dei loro contenuti, così come gli autori li hanno pensati. Una biblioteca può essere molte cose, secondo Manguel. Quindici realtà così come lui le identifica: mito, ordine, spazio, potere, ombra, forma, opportunità, officina, mente, isola, sopravvivenza, dimenticanza, immaginazione, identità, casa. Per ognuna vi dedica un capitolo del libro.

All’interno della sua raccolta personale di libri, una biblioteca ovviamente multilingue, l’autore viaggia nel tempo e nello spazio visitando altre innumerevoli luoghi abitati da libri. Il viaggio lo fa di notte, perchè, a suo dire, “il mondo può essere comodamente re-immaginato”. Di giorno, la realtà ce lo mostra così com’è e gli uomini non possono fare altro che viverlo. Ma di notte, secondo l’autore, è possibile reinventare il mondo, incontrando chi da quei libri proviene, siano essi autori, personaggi o interpreti nella scrittura e nella vita. E’ consapevole della sua megalomania, l’idea di viaggiare partendo dalla sua biblioteca per inoltrarsi in tutte le biblioteche del mondo, anzi della storia.

Tutto, ovviamente, ha inizio dalla Torre di Babele. Un tentativo questo che vide gli uomini ardire di salire al cielo. Costruendo una Torre che arrivasse al cielo minacciava chi lassù ci vive e ci abita da sempre. Per questa ragione, questo Signore discese in terra per vedere cosa le sue creature avessero intenzione di fare. Si rese subito conto che gli uomini, parlando una sola lingua, sarebbero riusciti, prima o poi, a raggiungere il loro scopo. E perciò decise di confonderli dividendoli, costringendoli a parlare più lingue.

E’ a questo punto che nacquero le diverse biblioteche, nelle varie lingue, per distanti e diversi contesti, ed anche per ogni singolo uomo. In cima alla Torre di Babele, però, il Signore collocò il Libro dei libri, la Bibbia, che la stessa storia racconta. Tutte queste biblioteche esistono d’allora per dimostrare che ogni verità umana è relativa. Quella vera ed unica la si può conoscere e possedere soltanto se verrà fuori dalla collaborazione di tutti i libri, di tutte le biblioteche. A partire dalla Biblioteca di Alessandria al Web , gli esseri umani tentano di fare una cosa del genere, senza riuscirvi.

Ma se una cosa del genere non è possibile, perchè mai allora gli uomini si ostinano a scrivere libri, a leggerli e collezionarli? Ognuna delle quindici realtà che Alberto Manguel ha individuato, è una traccia, indica un possibile percorso, individua un sistema per trovare una risposta a questo interrogativo. Il mito della parola che cerca un ordine nello spazio affinchè il potere degli uomini non sia ombra ma forma ed opportunità, officina per la sua mente, che lo porti a raggiungere una possibile isola di sopravvivenza, oltre la dimenticanza, e per mezzo della sua immaginazione ritrovi la sua identità prima del ritorno a casa.

Sono riuscito ad usare tutte le quindici categorie impiegate da Manguel per definire ed ordinare le sue idee sulle biblioteche degli uomini. La ragione di tutto ciò va trovata nel fatto che tutti abbiamo bisogno di ricordare sempre di più, anche se ogni volta che lo facciamo siamo spinti a dimenticare.

Ma se dobbiamo/vogliamo ricordare/dimenticare, per quale ragione continuamo a cercare? E sopratutto: cercare cosa? Manguel conclude il libro con queste parole che mi sento di condividere in pieno: “Non cerco per trovare la rivelazione poichè tutto ciò che cerco è necessariamente limitato. Non cerco per illuminarmi, in quanto non oso aspirare a questo. Nè tantomeno per fare esperienza, perchè dopo tutto, posso rendermi conto solo di ciò chè è già in me. E, allora, perchè continuo a cercare alla fine di questa storia della mia biblioteca? Per consolazione, forse. Consolazione, forse.”

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