
Scrivere una biografia su un personaggio del genere non è cosa facile in quanto già sulla persona storica di Giuda si sa ben poco. E’ vero che ne parlano i Vangeli come anche, ovviamente, una lunga tradizione della Chiesa e dei fedeli. Ma ciò non basta per delineare con precisione chi fu questo apostolo, questa persona che è diventata poi personaggio con quella fama di traditore che si è scelta e che gli hanno cucito addosso nel corso dei due passati millenni.
L’autrice di questo recente libro ci ha provato non tanto come esperta di storia, di religione o di teologia quanto come Professore di Inglese alla Indiana University negli USA. Ha avuto la possibilità di raccogliere ed analizzare molti se non tutti i documenti che la tradizione storica e culturale ci ha trasmesso nel corso dei secoli in diverse culture.
Leggendo questo libro il lettore si rende conto di come l’uomo Giuda sia stato descritto nell’arte, nella musica e nella letteratura. E per di più quale grande peso abbia avuto, ed ancora oggi ha, il significato del suo gesto. Basta pensare alle teorie naziste sugli Ebrei e all’odio che continua nei riguardi di questo popolo. L’autrice riesce a documentare piuttosto abilmente i mutevoli cambiamenti di personalità che questa figura di ebreo ha avuto nel corso del tempo. Una evoluzione che sfocia nel mito, ma che passa per storia.
Non è una biografia, quindi, questo libro. Pochi sarebbero gli elementi sui quali se ne potrebbe costruire una. In effetti sono soltanto due i riferimenti sicuri da un punto di vista storico: che Gesù lo scelse come apostolo e che lui stesso lo consegnò alle autorità. Per il resto ognuno dei quattro evangelisti ne dà un ritratto diverso, per quel poco che ne dicono. L’autrice ne parla chiaramente prima di dedicarsi allo studio di quelle che si potrebbero chiamare le “leggende” successive, così come sono state create nelle varie interpretazioni artistiche e negli stereotipi associati ad essi. Non fatti, quindi, ma interpretazioni e trasformazioni a seconda delle convenienze.
Tutto inizia con l’immagine di Giuda legata all’ebreo assetato di danaro a causa di quei 30 denari che egli ricevette dopo la segnalazione fatta alle autorità di chi fosse il Cristo. Poi segue la sua sostanziale ipocrisia segnata dal bacio identificativo per i soldati. Subito dopo viene poi la tradizione che lo vede diventare maleodorante e gonfio prima di finire impiccato o letteralmente esploso e ricoperto dei suoi escrementi.
Nella storia dell’arte Giuda è stato quasi sempre ritratto con capelli rossi, un naso aguzzo, scuro di faccia. Il rosso sembra riferirsi al colore dei soldi. Gli uomini di chiesa lo hanno spesso associato a Satana e Caino. Dante nel suo “Inferno” lo colloca nel canto XXXIV nella quarta zona del nono cerchio, nella ghiaccia del Cocito, ove sono puniti i traditori dei benefattori. Quello che l’autrice definisce come lo stereotipo “Giuda-Giudeo” ha una lunga storia che arriva ai Nazisti da lontano nel loro odio infinito nei confronti degli Ebrei con il film drammatico “Jew Suss” e il documentario “L’eterno Giudeo”.
Ma questo eterno giudeo veniva da lontano nel senso che il Fagin dai capelli rossi di Charles Dickens è un personaggio letterario del romanzo Le avventure di Oliver Twist. E’ descritto all’inizio della storia come un “ricettatore di beni rubati”. Dickens si riferisce a lui chiamandolo semplicemente “l‘ebreo”. Oppure l’Auguste Melmotte di Anthony Trollope, finanziere ebreo senza scrupoli, suicida, grande e negativo personaggio della letteratura inglese. Se ne potrebbero citare innumerevoli altri esempi di stereotipi giudeo-ebraici di questo tipo.
Ciò nonostante ci sono stati diversi tentativi per capire, se non proprio difendere, la cattiva reputazione di Giuda. Tutto nasce dalla semplice considerazione che se ogni cosa era stata già prestabilita ci doveva pur essere qualcuno che avrebbe tradito il Cristo. Questo doveva essere necessariamente uno degli apostoli, uomini a Lui vicini, sia fisicamente che spiritualmente. Senza Giuda non ci sarebbe stata alcuna crocifissione, e perciò nessuna salvezza per l’umanità.

Giuda, in questa luce, assume allora una luce diversa da quella che abbiamo visto prima. Egli accetta con riluttanza il suo compito, come si evince dal racconto di Nikos Kazantzakis “L’ultima tentazione di Cristo” in cui il Cristo dice a Giuda che la sua crocifissione è ben poca cosa al confronto della umiliazione e disperazione che lui, Giuda, dovrà subire. In qualche brano precedente si dice addirittura che Giuda afferma di essere l’ultima persona a morire senza poter aspirare al perdono ed alla grazia che verrà concessa con la resurrezione del Cristo.
Nel 2006 la pubblicazione di un Vangelo “gnostico” di Giuda ha ancora una volta attirato l’attenzione all’idea che il traditore Giuda non fu altro che un co-cospiratore spirituale di Gesù. E’ quanto sono portati a pensare i così detti revisionisti della figura del 12 apostolo. Lo si considera un uomo molto sensibile e consapevole di quanto doveva fare. Non per nulla si arrabbia quando vede sciupare una piccola fortuna in quell’olio col quale quella donna lava i piedi di Gesù. Alcuni sono portati a pensare che egli abbia favorito l’identificazione e arresto del Messia per accelerare la sua reazione e far sì che mettesse in pratica una volta per tutte quanto andava predicando, liberare chi era schiavo sotto i Romani. Del resto non lo aveva detto lui stesso che era venuto in terra non a portare pace ma la spada?
In questa luce, allora, Giuda emerge come un Ebreo patriota che sacrifica la sua reputazione e anche la sua vita per provocare quel tanto atteso cambiamento del mondo. E’ probabile che gli abbia frainteso il messaggio di salvezza del Cristo, che la sua azione non sia stato un tradimento ma solo un intervento voluto andato tragicamente a male. Si potrebbe sostenere che Gesù abbia tradito Giuda nelle sue aspettative di messia rivoluzionario ebreo. Josè Saramago, nel suo libro “Il Vangelo secondo Gesù Cristo” arriva a sostenere addirittura che Dio tradisce e manipola sia Giuda che il suo stesso figlio Gesù. Giuda non è altro che un essere umano, l’anti-eroe dai mille volti. Avrebbe mai potuto essere costretto ad eliminare colui che amava perchè Gesù mostrò troppa attenzione al suo amato discepolo Giovanni?
Il bacio nel giardino è stato sempre interpretato come omo-erotico. Nell’opera teatrale “Corpus Christi” di Terrence McNally Gesù dice a Giuda: “Ti ho amato, lo sai”. E Giuda risponde: “Non come volevo io”. Brendan Kennelly descrive il 12° apostolo nella sua sequenza poetica “Il Libro di Giuda” come il dio regnante del XXI secolo, in questa maniera “ipocrita e traditore, doppio giochista in un’epoca intossicata dall’inganno, dall’avidità e crudeltà”.
L’autrice di questa biografia non è una storica nè una biblista. Scrive ciò che dice basandosi sulle ricerche di altri. Come docente di inglese si limita ad interpretare i testi. Una cosa da non perdere in questo libro sono le note in cui Susan Gubar trascrive attentamente tutti i testi in cui si parla del personaggio del suo libro Giuda. Ci sono tutti o quasi: da Bob Dylan ai Depeche Mode, dagli U2 a Iron Maiden, Smashing Pumpkins a Dire Straights. Possiamo dire, allora, che Giuda, come Gesù, è sempre con noi. Rappresenta, forse la parte “oscura” di ogni uomo. Non è un caso che il grande scrittore inglese Thomas Hardy abbia intitolato uno dei suoi migliori e più controversi romanzi “Giuda l’oscuro” . Per questa ragione ho deciso di dare lo stesso titolo alla recensione di questo interessante libro.

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