I luoghi della felicità

Lo sapevate che esiste una banca dati della felicità secondo la quale l'Islanda sarebbe il posto più felice al mondo? Avete letto bene: l'Islanda, il paese che ha sei mesi di luce e sei di buio. Mia moglie esiterebbe non poco ad andarci, freddolosa com'è. Il segreto di ciò risiede nel fatto che gli Islandesi non hanno paura di commettere errori, o di dimostrare di essere imperfetti ed incapaci di fare qualcosa. Eppure non sembrano sottrarsi al piacere di inseguire ciò che ad essi piace di più. Insomma proprio l'opposto di come siamo noi Italiani: diciamo di saper fare meglio degli altri e non ammettiamo volentieri di sbagliare.

In questo paese della felicità che è l’ Islanda sembra che ci siano tanti artisti quanti sono gli abitanti. Il fatto è che nessuno di essi critica ciò che fa un altro, sia che canti, scriva o dipinga. Tutti fanno ciò che piace fare senza che nessuno esterni critiche negative. E per questa ragione ognuno continua a fare come meglio crede. Questo atteggiamento fa di questa gente un popolo davvero produttivo. Non si affaticano a pensare quello che devono fare. Lo fanno e basta. “Non sono le capacità che realmente possediamo che ci fanno essere quello che siamo, bensì quelle che pensiamo di avere” si sostiene. E così vanno avanti. Perciò se credete di essere bravi in qualcosa, sia che voi lo siate oppure no, dovete farlo. L’opposto è altrettanto vero: se ritenete di non essere in grado di fare una certa cosa, non la fate.

Un mio amico ad esempio ama suonare la chitarra e gli piacerebbe insegnarla agli altri facendosi pagare, magari aprendo una scuola di chitarra. Ma non si decide a farlo perchè non si sente sicuro. Il che significa che non si sentirà mai sicuro sia di suonare e migliorare le sue capacità sia di insegnare ad altri. Tutto ciò lo frenerà nella sua creatività, soltanto perchè vuole essere un perfezionista. Ma questa condizione, cioè il perfezionismo, è un freno ed un limite allo stesso tempo. Chi soffre di questo male, non comincerà e non porterà a termine mai nulla. Del resto il mondo non ripaga i perfezionisti. Tende a compensare chi produce, chi rischia, chi fa. E questa abilità non può che essere acquisita se non attraverso l’imperfezione. Da qui nascone la necessità di dare alcuni consigli. Il primo è: provare per sbagliare, ripetutamente, scientificamente, fino all’impossibile perfezione che verrà, comunque, in forma di produttività.

Eric Weiner, è l’autore di questo libro che ha intitolato
“La geografia della felicità: in cerca dei luoghi più felici del mondo”
. Ci ha impiegato un anno per scriverlo. Ha consultato la banca dati della felicità di cui ho detto innanzi, ha lavorato come corrispondente estero per la TV, ha visitato luoghi sconosciuti, visto tragedie e luoghi inaspettatamente felici. Ha dedicato un capitolo del suo libro ai paesi che ha messo sotto tiro in cerca della felicità su questa terra. Sono questi: Islanda, Bhutan, Qatar, Olanda, Svizzera, Tailandia, India. Ha studiato questi popoli, i loro atteggiamenti positivi, quelli negativi e ne ha tirato le somme.

Con l’aiuto anche della banca dati è pervenuto ad alcune spiacevoli verità: nè le grandi eguaglianze sociali, nè le diversità culturali possono essere associate a quello che si intende la felicità. L’Islanda e la Danimarca sono nazioni molto omogenee e troppo felici; il Qatar è ricco ma piuttosto deprimente; la Svizzera nemmeno l’ha convinto a causa della sua silenziosa tranquillità. E’ arrivato allora alla conclusione che non sono la geografia nè l’economia a fare la felicità di un popolo. E nemmeno i rapporti relazionali o personali. Ha scoperto, dopo tanto cercare, che per scovare la felicità bisogna seguire queste regole basilari: Mai fermarsi al primo ostacolo. Insistere. Fare ciò che si ritiene giusto fare. Lasciare stare gli altri. Scegliersi gli amici giusti e possibilmente anche il capo giusto. Niente di nuovo sotto il sole, a dire il vero. Qui da noi questi esercizi sono aspirazione pratica comune di ogni giorno. Chissà poi perchè mai Eric Wiener ha escluso l’Italia dalla sua ricerca. Avrebbe potuto scoprire che qui da noi si può essere felici anche solo pensando di esserlo …

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