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Il senso dell'iperlibro

Adesso lo chiamano "iperlibro", vale a dire un volume che non è soltanto un libro fatto di tante pagine stampate, cucite e messe insieme per narrare, descrivere, informare. Ora questo testo è fornito anche di altre possibilità in forma di connessioni, accessi, codici a barre e quant'altro possa aiutare il libro tradizionale a farsi conoscere, leggere e sopratutto acquistare. Non è l'e-book, il libro elettronico, quello che si può vedere e leggere in rete, oppure lo si può scaricare e lo si legge sul computer o su un qualsiasi strumento che lo supporti. Non a caso sono i francesi a parlarne, che da sempre ce l'hanno con gli inglesi, o meglio con tutto ciò che parla questa lingua.


La notizia arriva dalla Francia e parla di un libro edito dall’editore Robert Laffont , il quale, in collaborazione con l’operatore di telefonia mobile francese “Orange”, ha appena editato un volume scritto da Jacques Attali, noto intellettuale ed ex consigliere del Presidente Mitterand. Attali è da sempre interessato al futuro di cui ne ha scritto una breve storia che ha avuto un discreto successo di lettura.

Ora, sempre cercando di leggere nel futuro, va alla ricerca anche del “senso” che lo stesso futuro potrà avere. Ha scelto per questo suo lavoro, stampato in 50.000 copie, un certo numero di figure rappresentative della cultura, della politica e delle lettere ovviamente francesi per tentare di operare un “matrimonio”, per così dire, tra due tecnologie “nomadi” e insostituibili. La prima è quella del libro, la seconda quella del cellulare. Il termine “nomade” è interessante in questo contesto perchè ci aiuta a capire quanto sia volubile, perchè aperto e disponibile, il mercato della comunicazione, ed in particolare quello del libro. Si confrontano non solo mercati ma anche culture diverse, quali sono quella latina, che include la francese, e quella anglosassone che tende ad avere la leadership nel mondo. La ricerca del “senso” interno che Attali fa del libro in patria riflette il “senso” esterno o “estero” in cui si possano studiare sviluppi ed orizzonti futuri.

Ma, per ritornare in argomento, a dire il vero, i libri, in tutti i mercati del mondo, da molto tempo, non arrivano da “soli” nelle mani del lettore. Basti pensare al fatto che da diversi anni i libri comunemente in commercio sono corredati da supporti di vario genere, a cominciare dalle antiche e gloriose audio-cassette, passando per le video-cassette, i cd video e audio, fino ad arrivare a supporti in rete come link adottati per argomenti da approfondire a vari livelli. La novità di questo libro, detto “iperlibro” soltanto perchè vorrebbe essere “più che un libro”, consisterebbe nella caratteristica di contenere al suo interno un sistema di 83 codici a barra leggibili attraverso telefoni cellulari che permettono di accedere gratuitamente a contenuti extra-testuali: testi, suoni, immagini. Il lettore potrà fruire di questi materiali, che rappresentano un’evoluzione delle note a pié di pagina, attraverso diverse modalità: con un cellulare potrà visualizzare queste super-note direttamente sullo schermo o potrà farlo, in alternativa, su risposta a un invio via sms del numero della pagina su cui si trova il codice a barre. Chi non vorrà usare un telefono cellulare potrà connettersi via internet al portale hyperlivre-lesensdechoses.com.

“Siamo sempre pronti a far beneficiare il mondo dei contenuti delle nostre innovazioni” ha detto da buon francese orgogliosamente Didier Lombard, presidente di Orange. “In questo periodo in cui tutto è da inventare - ha soggiunto Leonardo Brandolini, presidente delle edizioni Robert Laffont - l’idea è di superare il dibattito libro cartaceo contro libro elettronico e mostrare che i due possono arricchirsi a vicenda”. Jacques Attali è tra i fondatori di Cytale, la società che produsse il primo libro elettronico in Francia. A differenza dell’e-book o dei libri elettronici di Google però, secondo queste osservazioni, l’iperlibro non annulla il cartaceo ma lo integra.

Per quanto se ne possa capire, non si comprende come e quando mai si sia pensato, da parte di chicchessia, e da parte di Google in particolar modo che gioca la parte più importante finora sul campo, che l’e-book debba/possa necessariamente annullare il cartaceo. I francesi, l’ho detto innanzi, ce l’hanno sempre avuto con i cari “cugini” inglesi, figurarsi poi con quei “selvaggi” di americani. Non per niente si sono sempre rifiutati di accettare la parola “computer” nel loro vocabolario. Per loro non c’è PC che tenga che non debba essere chiamato “l’ordinateur”. Se digeriscono il prefisso “hyper” nella parola “hyperlivre” è perchè questo stesso prefisso deriva dal greco e sta per “super”. Con questo, il sottoscritto, nella sua modestia, non intende assolutamente sottovalutare l’operazione editoriale e culturale dell’autore del libro nè tanto meno quella del suo editore. Ho voluto soltanto dire delle “cose” che nei lanci delle varie agenzie e giornali non viene detto. Si preferisce, come al solito, mantenersi in superficie, magari facendo del comodo ed opportunistico copia e incolla.

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