
Pochi attimi e non meno di venti altri membri del Senato intervennero con le armi in pugno contro la vittima. Ma in effetti non ebbero il tempo di colpire nel modo giusto. Molti si ferirono a vicenda. Secondo i primi resoconti dei testimoni della vicenda, come lo storico Siriano Nicolao di Damasco, Cassio si lanciò su Cesare ma finì per colpire malamente Bruto alla mano. Anche Mincio mancò il bersaglio e colpì a sua volta Rubrio alla coscia. Molto sangue deve essere stato sparso tutt’intorno al luogo dove avvenne l’attacco, secondo quanto afferma l’autore di questo importante libro intitolato “Remembering the Roman People”, una serie di saggi sulla politica e sulla letteratura degli ultimi anni della Repubblica Romana pubblicato da poco dalla Oxford University Press.
Non solo sangue ma grande confusione e caos. Quasi una farsa. Questo è il quadro che il Professore disegna e ricostruisce confrontando attentamente le più antiche testimonianze dell’episodio. Egli sostiene che le linee conduttrici del fatto risalgono alla testimonianza di un certo senatore che sedeva sui primi banchi dell’aula, riportate forse più tardi nella storia poi perduta di Asinio Pollio. Elaborazioni meno affidabili prese da Livio, la cui narrazione dell’anno 44 è andata smarrita. Wiseman forse appare troppo sicuro della accuratezza del suo resoconto. Una sola testimonianza non basta per sapere come si svolse effettivamente un assassinio di questo tipo. In ogni modo è più difficile distinguere tra gli inserimenti pieni di fantasia fatti da Livio dalle descrizioni precedenti che lui stesso cita. Ciò nonostante la ricostruzione di ciò che accadde è molto interessante.

Gli altri senatori, tutt’intorno alla scena del delitto, circa un centinaio, rimasero scioccati dall’attacco improvviso. Ben presto Bruto si allontanò dal corpo di Cesare per rivolgersi agli altri mebri del Senato allibiti facendoli come sobbalzare e riprendere l’equilibrio smarrito in quell’attimo imprevisto. Devono essere balzati in piedi e corsi fuori dell’aula scontrandosi con la folla che in quel momento stava uscendo dal vicino teatro dove avevano luogo gli spettacoli dei gladiatori. La notizia del delitto si diffuse in un baleno, la folla deve avere sbandato in preda al panico. Le gente deve essere corsa verso casa per paura del peggio. Lepido, un sostenitore di Cesare, abbandonò subito il Senato per correre dalle truppe che stazionavano in città, mentre gli assasini proclamavano la loro vittoria. Poco dopo tre schiavi fedeli a Cesare caricarono il suo corpo su una barella con grande difficoltà in quanto una barrella può essere portata da quattro persone. Il Senato si riunì soltanto due giorni dopo e forse dopo altri due il corpo di Cesare venne cremato nel Foro …
Il resoconto-racconto che Wiseman fa nella sua ricerca è davvero coinvolgente. Come del resto questa lunga recensione del volume apparsa sul Times Literary Supplement. Chi fosse interessato a leggerla può andare al link e leggerla in inglese.
L’autore, T. P. Wiseman, Professore Emerito di Studi Classici all’Università di Exeter, sostiene che nella Repubblica Romana solo il Popolo aveva l’autorità di promulgare le leggi ed eleggere i politici. La stessa parola Repubblica significava “cosa del popolo”. Ma se le cose stanno così perchè mai si è sempre detto che la repubblica era una oligarchia? La ragione principale è che gran parte di quello che sappiamo sulla faccenda ci arriva così come venne scritto da Cicerone, grande uomo e grande scrittore, ma anche un uomo di destra molto attivo dal punto di vista dell’impegno politico il quale riteneva giusta l’dea che ciò andava bene per una piccola minoranza di uomini “migliori”, i cosidetti “optimates”, andasse bene per l’intera repubblica. Wiseman interpreta l’ultimo secolo della repubblica con l’idea che il Popolo avesse una ideologia coerente e precisa nel suo insieme e che gli “optimates” con il loro progetto di delitto giusto furono responsabili della fine della repubblica e dell’inizio della guerra civile.
Questo libro coinvolge per le suggestioni che l’autore riesce a trasmettere al lettore. Specialmente quella che riguarda l’ideologia della politica popolare di Roma la quale, secondo lui, non si è del tutto perduta nel corso di tanti secoli. Nonostante la frammentarietà delle fonti sul periodo in esame questa ideologia ha ancora molto da dire a noi uomini del XXI secolo. Il Prof. Wiseman riesce a dimostrare con il suo lavoro che la Roma del periodo tardo repubblicano non si preoccupava soltanto degli interessi di una piccola elite. C’erano anche altre voci che si battevano per l’eguaglianza, la condivisione della ricchezza e per i diritti della gente comune. Un grido che levava da un improvvisato banditesco assassinio di un campione della libertà consumato da un gruppo di aristocratici scontenti, in nome della (loro) libertà.

galloway








