La biblioteca dei libri viventi

Omraam Mikhaël Aïvanhov ha scritto diversi anni orsono in uno dei suoi "Pensieri quotidiani": "In tutti i paesi troverete migliaia di biblioteche piene di libri; con tutti quei libri l’umanità si è certamente istruita, ma non è migliorata. Ciò che serve, d’ora in poi, sono dei libri viventi. Se il mondo invisibile invia sulla terra degli Iniziati, dei santi, dei grandi Maestri, è perché essi sono dei libri viventi. Gli esseri umani hanno più bisogno di questi libri che degli altri, perché gli altri li si legge e poi li si lascia su uno scaffale senza mettere nulla in pratica. Quando invece appare un libro vivente, si è stimolati, trascinati.


Certo, i più preferiscono i libri di carta, perché sono pacifici, gentili, inoffensivi. I libri viventi, invece, danno sempre degli scossoni. Ma le persone non amano ricevere scossoni, e dicono: «Lasciateci tranquille, abbiamo le nostre biblioteche, i nostri Libri sacri da leggere…» Allora i libri viventi replicano: «Può darsi, in effetti, che li leggiate, però non li applicate. Noi siamo qui per mostrarvi come applicarli».

Quanto mai visionario e anticipatore questo illuminato, grande filosofo e pedagogo bulgaro. Non solo esistono i libri viventi ma anche le biblioteche viventi. In molte città del mondo, invece di compulsare soltanto dei libri è possibile prendere a prestito anche una persona e porle delle domande. Così si riesce a dare voce a figure minacciate dal pregiudizio. La gran parte dei lettori di questi libri invece di limitarsi a scegliere un libro da leggere, ha la possibilità di avere una persona che gli parla del contenuto e del problema contenuto nel libro stesso.

Sarà così in grado di affrontare il problema che gli interessa senza pregiudizi e attingere corrette informazioni in argomento direttamente dalla fonte. Potrà condividere esperienze e risolvere problemi. Un libro vivente è una persona che ha scelto di rappresentare un certo gruppo. Un esempio di come la gente debba essere se solo le menti e le mentalità fossero più aperte su quel determinato argomento. Ma sopratutto sono persone che hanno il coraggio di sostenere apertamente le loro idee ed opinioni, disposte a discuterle con gli altri.

Un aspetto particolare ed interessante di queste biblioteche di libri viventi è che in casi del genere non si fanno domande stupide. Accanto alle persone che si offrono ci sono i libri i quali possono dare risposte documentate ad eventuali domande complesse che presuppongono risposte ardue. Tutti sappiamo cosa sono gli stereotipi e quanto siano difficili da estirpare. Ad esempio la letteratura cosi detta gay, il multiculturalismo, le religioni, l’alcolismo, la droga, i diritti civili sono tutti argomenti che scottano. Chi è disposto ad esporsi e parlare su argomenti del genere è sempre un volontario che si offre liberamente alla “lettura” del suo problema per aiutare il lettore nella comprensione del problema stesso.

«Il nostro bestseller? Indubbiamente l’imam, ma anche i travestiti e le coppie omosessuali sono molto apprezzati». Chi parla è Linda Willander, di mestiere bibliotecaria. Lavora per la Stadsbibliotek di Malmö, una grande città della Svezia. Da alcuni anni la biblioteca offre l’opportunità di consultare, accanto ai volumi cartacei e ai cd-rom, anche delle persone in carne e ossa.

Persone disposte a incontrare il pubblico in quanto esponenti di particolari categorie sociali, verso le quali non di rado si nutrono dei pregiudizi: genitori omosessuali, donne musulmane col velo, punk, animalisti, skinheads, transgender e via dicendo. Umanità difficile e controversa che sfida la vivibilità e i pregiudizi di società in cui spesso è difficile vivere. La selezione dei volontari “libri viventi” è una cosa molto seria e chi decide di partecipare deve rispondere a requisiti ben precisi. «Malmö è una città cosmopolita, abitata da oltre 140 nazionalità diverse. È un centro d’immigrazione molto intensa e rappresenta bene le difficoltà d’integrazione che toccano l’Europa dei nostri giorni - spiega Linda -. In genere proponiamo temi legati all’attualità. Ad esempio la giornata dedicata al matrimonio tra omosessuali, che ha avuto una notevole partecipazione di pubblico, è stata organizzata anche in considerazione del fatto che tra poco in Svezia il rito potrà essere celebrato in chiesa».

Gli incontri con i “libri viventi” si svolgono in media quattro volte a semestre, nel caffè della biblioteca. Dopo essersi prenotati, si può parlare con loro per tre quarti d’ora. Ogni “libro” viene prestato tre-quattro volte nell’arco del pomeriggio. A fine giornata vengono distribuite le schede di valutazione e accolte le richieste per l’acquisizione di nuove categorie di persone da incontrare. La sessione viene documentata dal giornale «Ventiquattro» ha visto la partecipazione del popolarissimo imam Ali Ibrahim, di un giocatore d’azzardo, del travestito Tina/Håkan Jönsson, di due musicisti e di una persona afflitta da disturbi mentali. Gli incontri non vengono né filmati né registrati, perché l’esperienza deve restare nella sola memoria dei partecipanti. «Non ci sono limitazioni ai temi da trattare, ma ciascun “libro” può rifiutarsi di rispondere a domande che reputi inappropriate, evenienza che però non si verifica di frequente» , spiega Catharina Noren.

È lei che nel 2002 ha avviato il progetto, traendo spunto al di là del ponte sull’Öresund, in Danimarca: nel 2000 aveva assistito a un primo esperimento di biblioteca vivente ospitato dal Festival di Roskilde. «In quel caso l’iniziativa era stata promossa dall’organizzazione non governativa “Stop Violence” che aveva lo scopo di prevenire scontri tra i giovani nelle città e nelle periferie di Copenhagen». Catharina capì che il progetto aveva altre potenzialità e che, specie in una città agitata da tensioni migratorie come Malmö, sarebbe valsa la pena di trasformarlo in un appuntamento stabile.

Da allora l’esperienza è stata ripresa in diversi altri centri svedesi, ma anche in Inghilterra, Ungheria, Danimarca, Portogallo e - fuori dall’Europa - Australia e Giappone, per un totale di trenta Paesi. È un esperimento di “educazione non-formale” che estende nel mondo fisico i modi di raccogliere, organizzare e diffondere sapere affermatisi negli ultimi anni in internet.

Il progetto di Malmö parrebbe perseguire in maniera efficace un obiettivo indicato in ambito scientifico come cruciale per le biblioteche contemporanee vale a dire quello di diventare luoghi sociali di scambio e di costruzione condivisa della conoscenza, spazi per la gente invece che spazi per i materiali. «Grazie al progetto della living library i tradizionali utenti della biblioteca (donne tra i 45 e i 65 anni) sono stati affiancati in questi anni da ogni altro tipo di persone, compresi i giovani e gli uomini», aggiunge Catharina Noren. L’attenzione mediatica è stata notevole, tanto che persino un esponente di spicco della famiglia reale svedese, la principessa Victoria, si è offerta alla biblioteca di Malmö per essere consultata come libro. Sinora non ha però potuto essere “prestata” per motivi di sicurezza.

Anche l’Unione Europea è sensibile all’iniziativa: nel 2005, il Consiglio d’Europa ha commissionato una sorta di prontuario per fondare, gestire e sviluppare una living library . L’allora segretario generale del Council of Europe sottolineava la novità dell’esperimento, e la sua utilità nel favorire l’integrazione culturale: perché «i diritti umani non possono essere sostenuti dalla sola emanazione di leggi o pubblicazione di testi».

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