La scuola digitale

Tutti a scuola! Il ritorno nei banchi da parte degli studenti caratterizza la vita di una comunità, ne inquadra le abitudini, impone delle priorità, in poche parole, ne progetta il futuro. Milioni di bambini, ragazzi, giovani e adulti ruotano intorno all'istituzione scuola. Su questa istituzione si giocano i destini di un popolo. Ogni principio di anno scolastico segna sempre e comunque la fine e l'inizio di un ciclo quanto mai vitale nel tessuto di un organismo vivente quale è la vita di una nazione.

Nella scuola si conservano le memorie del passato, si cerca di comprendere i messaggi del presente, nel mentre si costruiscono gli orizzonti del futuro. La scuola evolve con la società, almeno così dovrebbe essere. Soltanto che in questo primo secolo del terzo millennio, che è senza dubbio il secolo della tecnologia, la società corre più veloce della scuola. Una volta, anche ai tempi di quando la vostra guida bibliomane viveva e lavorava per la scuola, questa istituzione benemerita era l’unico punto di riferimento ed aggregazione per la gestione della propria esistenza. Ancora oggi, in molte parti del nostro Paese e del mondo, le cose stanno così. La scuola è il perno vitale di ogni società che vuole crearsi un progetto di vita. Un perno che si avvita e scende in profondità nelle vite dei singoli e della collettività. Crea ponti verso il futuro, genera idee e realizza certezze.


Con l’avvento delle nuove tecnologie, però, le cose non sembrano stare più così. Il mondo è diventato improvvisamente piatto. Si sono livellate altezze, abbattuti ostacoli e riempiti i vuoti che per secoli hanno diviso gli uomini e le loro comunità. I confini hanno dato spazio ad un unico grande sterminato orizzonte che sembra non avere limiti o ostacoli. Quello che sembrava a livello locale qualcosa di unico, irraggiungibile ed ineguagliabile è improvvisamente divenuto simile, raggiungibile, possibile. Abbiamo scoperto che le bellezze, le arti, le originalità si trovano dappertutto, sono patrimonio di tutti, possono essere costruite ovunque. Insomma il vecchio adagio “tutto il mondo è paese” ha fatto del nostro mondo un luogo comune a tutti. Alcuni ritengono che siamo in troppi, troppo confusamente ed affrettatamente insieme. C’è invece chi si fida e conta su questa che è detta la globalizzazione. Chi, al contrario, pensa che questa tendenza del mondo porti alla rovina globale.

Si reagisce a questo processo rifugiandosi nel regionalismo, nell’autonomismo, nel localismo, nel tradizionalismo. Si riscoprono le identità perdute come i dialetti e le memorie, i riti e le tradizioni, ma non ci si accorge che non si può evitare l’interdipendenza e l’interconnessione. E questo non solo in termini economici e culturali, ma sopratutto in termini tecnologici. Il sapere e la conoscenza non è più proprietà o patrimonio di singoli e gruppi, bensì diventano giorno dopo giorno sempre di più memorie e saperi condivisi. Non solo trasmessi in maniera tradizionale, come si è fatto per secoli, prima e dopo Gutenberg, ma anche e sopratutto in bits e bytes. Il che vuol dire che queste conoscenze e questi saperi possono essere trasmessi e ricevuti altrove. L’antico “hic et nunc” ha assunto una valore globale, universale, planetario.


In questo straordinario contesto, mai visto prima, la scuola è costretta a ridimensionare la sua azione. Deve riconsiderare la sua identità. Non è più l’unico ente esclusivo dedicato alla gestione della conoscenza. Non è più il centro di cultura e formazione alla conoscenza dell’io dei suoi frequentatori, gli studenti, ed a quello della società vista nel suo insieme storico, sociale ed istituzionale. Fuori delle aule pulsa la vita e i suoi protagonisti, gli studenti, portano quella vita dentro quelle mura. Un tempo era il contrario: in quelle aule si studiava sui libri per abbattere i muri dell’gnoranza e dell’incomprensione. Tra quelle mura gli studenti si informavano e venivano formati per poi diffondere i loro saperi nella società. Oggi, entrano nelle aule che sembrano già sapere tutto. Portano con sè tutta la tecnologia possibile nella quale navigano incessantemente sin da quando vengono alla luce ma non ne sanno nulla. sanno soltanto usarla. Sembra che sappiano navigare a vista ma invece ci si rende conto subito che hanno bisogno di un nocchiero che li guidi tra i marosi di quell’orizzonte sconfinato di questo nostro “mondo piatto” improvvisamente diventato tale senza accorgercene. Una minima tempesta li può fare naufragare.

Non sapranno mai scendere in profondità se non ci sarà qualcuno che insegna loro che questa è sì l’era del C.A.C. vale a dire: tutti possono Connettersi ad una rete. Tutti possono Accedere ai saperi, ma non tutti sapranno Controllare queste conoscenze, gestirle in maniera da farle diventare un sistema che costruisca per essi le chiavi della loro esistenza. Questo è il compito difficile quanto mai della scuola moderna. Una scuola che potrà anche essere fatta di nessun libro, di quelli tradizionali per intenderci, di carta e stampa. una scuola digitale, appunto.

Come ha deciso di fare una scuola vicino Boston , negli USA, dove i dirigenti hanno deciso di eliminare la biblioteca e sostituirla con una elettronica. Non che abbiamo deciso di fare come nel famoso libro ‘Fahrenheit 451’ di Ray Bradbury, ma ci sono andati vicini. Non intendono scoraggiare la lettura e l’uso dei libri tradizionali. Intendono soltanto aumentare le capacità di lettura e quindi di studio dei loro studenti costruendo al posto della biblioteca un centro di lettura elettronico. I libri verranno sostituiti da schermi di lettura, da PC per ogni studente, e da lettori elettronici dedicati. Tutti questi aggeggi digitali potranno collegarsi alla rete. Si Connetteranno, Accedendo e Controllando ciò che devono apprendere.


A dire il vero, in questa scuola non tutti sono felici di questa decisione digitale . Inevitabile che ci siano dei rimpianti. Se volete il mio parere io penso che questa idea sia piuttosto radicale e non molto giudiziosa. Il tempo potrà anche forse decidere la morte del libro tradizionale così come lo conosciamo. Ci sarà però un lasso di tempo abbastanza lungo durante il quale i libri cartacei e quelli elettronici dovranno convivere e procedere in parallelo. Probabilmente i due modi di gestire la conoscenza conviveranno. Allo stato delle cose non possiamo ancora dirlo.

Forse verrà anche il tempo in cui i libri non verranno più letti come si è fatto fino ad oggi. Saranno forse letti e “vissuti” in pillole dal lettore direttamente nell’orecchio e nella mente di chi li legge. Sebastiano Vassalli ne parla nel suo romanzo “3012″ che vi consiglio di leggere. Idee fantascientifiche, ne converrete. Ma è bene che gli studenti della scuola di oggi sappiano dove la scuola che frequentano, oggi, li sta portando. Verso quale tipo di società e di cultura si avvieranno. Dovranno sopratutto apprendere a saper gestire ed organizzare i loro saperi che dovranno realizzarsi non solo in forma conoscenze astratte ma anche abilità concrete. Là dove si incroceranno le due rette delle conoscenza orizzontale e verticale, in quel preciso punto si accenderà la scintilla del loro sapere. Il WWW e Internet fanno navigare in maniera orizzontale. Sarà però necessario imparare anche a navigare in maniera verticale, in profondità, per conquistare il senso delle cose, il senso della vita. A questo ci penserà il Web semantico. Sia dell’uno che dell’altro la scuola moderna non potrà farne a meno. E se continuerà ad essere presente anche il vecchio libro, meglio ancora. Pena la sua sopravvivenza. Voglio dire della Scuola, con la maiuscola. Auguri, studenti del terzo millennio!

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