Lettera aperta ai Direttori Maurizio Belpietro e Vittorio Feltri

Le vie del Signore sono misteriose. Alla stessa maniera di come quelle del signore di Arcore sono infinite. Il mistero e l'infinito sono due categorie che ben si associano a queste due realtà esistenziali. La prima, quella della mistero, è una via che, anche se ha molto di terreno, in effetti viaggia su per i sentieri della metafisica. La seconda, più che indicare vie, identifica strade e percorsi terreni che gli uomini si costruiscono sperando di incrociare, in un modo o un altro, le vie del Signore.

Il signore di Arcore le conosce bene queste strade e voi due siete diventati di diritto “direttori” di rotta, alla testa di due quotidiani che seguo sin dal primo numero. Mettiamo subito le carte in tavola. Io non sono nessuno. Non appartengo al vostro settore di lavoro, non sono uno scrittore nè tanto meno un giornalista. Sono soltanto un “bibliomane” che si illude di fare da “guida” su questo portale in cui lavorano diverse centinaia di appassionati che si sono autonominati “guide” in qualche argomento e ne scrivono liberamente.

Io, in quanto appassionato di libri, da quando ho lasciato l’insegnamento, mi sono messo a scrivere navigando nel grande mare della Rete. Come età quindi appartengo al secolo ed al millennio scorsi. Tanto per intenderci sono nato nello stesso giorno del Presidente Romano Prodi. Un grande onore per me. Senza dubbio una offesa per lui. Ma le cose stanno in questo modo. Le vie del Signore, sono, appunto, misteriose. Come “guida bibliomane” la passione per la lettura e la scrittura l’ho ereditata da una famiglia di vecchi stampatori.

Tipografi che nella seconda metà del secolo scorso videro tramontare, in un piccolo paese del meridione, quella che era la bottega di famiglia che si chiamava “Arti Grafiche” di gutenberghiana memoria. Da quei giorni nasce questa passione. Ho sempre pensato che “si nasce lettori, ci si crede scrittori, si diventa bibliofili, si finisce bibliomani”. Ho avuto modo di verificare la veridicità di quanto affermo in tutti gli anni che ho dedicato all’insegnamento. Con la messa a riposo ho avuto la possibilità di riciclare tutto quello che pensavo di sapere conseguendo un diploma presso l’Institute of Education dell’Università di Londra.

E così mi ritrovo a leggere, scrivere, studiare, navigare e pensare in maniera del tutto diversa da come ho pensato negli anni passati. Se questo è il necessario contesto per far comprendere a chi mi legge chi vi scrive, dirò che questa passione è stata ed è continuamente alimentata dalla lettura dei giornali. Non leggo soltanto i vostri, ovviamente, quelli che avete fondato e diretto voi, ma anche gli altri. Anche se soltanto saltuariamente, altrimenti con la misera pensione di prof, andrei in bancarotta. Ho scritto diverse volte ai vostri giornali e spesso ho avuto il piacere di vedere stampato il mio nome.

Ricordo la feroce stroncatura che un simpatico redattore di Libero anni orsono fece di un mio libro di memorie. Oppure di quando Indro Montanelli, in una sua Stanza, ospitò la mia obiezione a quanto lui aveva scritto in un articolo, che cioè qui nel Sud non sapevamo usare i computer. Gli scrissi che, nel Liceo dove insegnavo, da mesi avevamo nel laboratorio linguistico che allora dirigevo due connessioni a Internet e che gli studenti potevano verificare le loro competenze e conoscenze in tutta tranquillità. Parlo, ovviamente, di oltre dieci anni fa, allorquando navigare era ancora come sognare. Tutto questo per dire che i due vostri quotidiani, i vostri nomi e quelli di chi scrive e collabora a queste due testate, mi sono abbastanza familiari.

In effetti, una grande famiglia, culturalmente e politicamente ben definita. Tutto oggi sembra rimescolarsi nel grande mare in tempesta che è diventato quello della stampa italiana. Mentre si dibatte di libertà di stampa, e la sinistra strepita lanciando allarmi per un presunto attentato a questa essenziale libertà, in questo stesso campo si fondano giornali che si collocano l’un contro l’altro armati, contendendosi lettori e finanziamenti pubblici o privati. La confusione da quella parte è sempre più crescente. Le vie e le strade si confondono.

Sono ben otto, se non erro, i quotidiani a diffusione nazionale che tendono a sinistra e che cercano di rispondere al fuoco di fila che sia IL GIORNALE che LIBERO hanno deciso di sparare contro un certo modo di fare giornalismo: L’Altro, Il Fatto, Europa, Liberazione, Il Manifesto, La Repubblica, Il Riformista, L’Unità. E questi cianciano di mancanza di libertà. Lasciamo stare. Quello che vorrei suggerire a voi due, in quanto direttori: non sarebbe meglio se fondaste i due fogli una sola testata e magari chiamarlo: IL GIORNALE LIBERO? Un povero lettore come me, che di quotidiani vive, risparmierebbe tempo e danaro.

Sarebbe impossibile fare una cosa del genere con quelli della sinistra. Ne verrebbe fuori un “papocchio” incomprensibile. Più di quanto non siano già incomprensibili quegli stessi giornali che un amabile edicolante di Bologna mette diligentemente in fila sul suo bancone per farli vedere a tutti. Guai a chiedergli una copia dei vostri! Io, ogni volta che capito da quelle parti lo metto in difficoltà e acquisto sia Il Manifesto che uno dei vostri. Lui viene spiazzato, si prende le monete e sospende il suo sogghigno, ancora più sospettoso. La prossima volta devo ricordarmi di prendere Liberazione.

Lo so che una fusione del genere potrebbe essere un pericoloso esempio di “pensiero unico”. L’anticamera della “dittatura”. Scatenerebbe ancora di più l’ira del furioso Antonio a livello assemblea ONU e planetario. Specialmente se si considera che ieri il signore di Arcore ha dichiarato che è meglio che la sinistra si metta l’animo in pace. Lui ha intenzione di governare “per sempre”! Ecco, la sua è una corsa all’infinito che non ha alcunchè di misterioso.

Che ne dite? La mia è una “boutade”? Una provocazione”? Lo so, la “bibliomania” può fare scherzi del genere. Ma io ci ho provato. Per questa ragione vi ho scritto. E adesso vediamo cosa mi spareranno addosso sul sito e su Facebook. Mi chiameranno doppiogiochista, leccaculo, servo e quant’altro. Io non mi preoccupo. Sto con Romano Prodi che mi protegge … Le vie del Signore sono sempre destinate ad incrociarsi con le strade degli uomini. Buon lavoro a tutti!

Commenti dei lettori

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  • marcello Passalia

    11 Oct 2009 - 23:55 - #1
    0 punti
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    Att. Direttore Feltri ,

    Gent.mo.direttore , in data odierna , voglio dnunciare in un alettera aperta la mia solidarieta´a Silvio Berlusconi , io che vivo in Danimarca , mi vergogno di sentire sempre ogni giorno le calugne su silvio berlusconi , ma cosa siamo ? accuse ridicole e fanno mnale anche a noi italiani che viviamo al´estero.

    Oggi denuncero´ai giornali locali le calugne su Berlusconi , prendero´delle cuerele , denunce, non mi interessa , ma fate in modo che questa lettera arrivi al presidente , mi hanno detto che qui´in danimarca mi arresteranno , fate qualcosa , muoviamo un dibattito e facciamo valere i valori e la nbostra politica all´estero , senza fare ostruzione , ma collaborazione e democrazia leale , no comunista .

    Marcello Passalia
    Italianissimo
    www.italianissimo.dk
    tel.004531779294

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